Autorizzazione S.I.A.E. n 90/I/05-159 Licenza S.C.F. n 319/05
Nonsolosuoni WebRadio vuole trasmetterti quelle emozioni che portano con esse la gioia di vivere e la voglia di sognare...
Vogliamo regalarti entusiasmo, grinta e fantasia per ben 24 ore al giorno, grazie al repertorio internazionale e italiano di musica Pop e Disco degli anni 70, 80 e 90. Tante meravigliose canzoni per un sorriso e un pizzico di spensieratezza!
Nonsolosuoni è una WebRadio che propone ininterrottamente la musica più bella e coinvolgente degli ultimi 30 anni, un misto di Pop e Disco Music che riporta a galla la creatività e il genio intrisi in tante canzoni e generi musicali degli anni 70, 80 e 90. Si va dal soul-disco di Barry White al funk-disco degli Chic e degli Earth Wind & Fire, per passare al glam-rock di David Bowie e poi agli anni '80 con la new wave: che vede il synthpop degli Eurythmics, Yazoo, Talk Talk, New Order e anche le sonorità leggere e accattivanti delle band new romantics come i Duran Duran, gli Ultravox, i Visage e gli Spandau Ballet. Ma Nonsolosuoni, accanto alle canzoni di Bruce Springsteen o Michael Jackson, Madonna, U2 e REM rievoca anche i successi più emozionanti e indimenticabili della musica italiana, infatti, amiamo Rino Gaetano, Renato Zero, Lucio Dalla, Ron, Stadio, Vasco Rossi, Umberto Tozzi, Eros Ramazzotti, Raf, Antonello Venditti, Claudio Baglioni, Riccardo Cocciante, Franco Battiato e tutti i classici '70/'80 che vanno da Alan Sorrenti a Rettore, passando per altri grandi nomi come Alberto Fortis, Gianni Togni, Giuni Russo, ecc...
Nonsolosuoni, web radio NON commerciale, è in possesso di regolare Autorizzazione SIAE e Licenza SCF che consentono il legittimo uso del repertorio musicale nel rispetto degli autori ed editori delle opere, ed anche dei produttori fonografici e degli artisti interpreti esecutori.
Per ascoltare Nonsolosuoni WebRadio sono necessari il lettore multimediale Windows Media Player (versione 9 o successive) e il browser Internet Explorer, quest'ultimo necessario per poter integrare il Media Player all'interno delle nostre pagine web.
A-HA - Stay on these roads (Warner Bros. Records, 1988) Se si chiede di associare il titolo di una canzone al gruppo degli “A-Ha”, la risposta che normalmente si
ottiene è “Take on me”, famosissimo ed
orecchiabilissimo successo del 1985. Gli A-Ha sono la band
norvegese che ha esportato più musica nel mondo. Composto da
Morten Harket (voce e leader del gruppo), Paul Waaktaar (chitarra e
cori) e Magne Furuholmen (tastiere, chitarra e cori), il trio
scandinavo nasce nel 1983 e lascia la Norvegia per andare in
Inghilterra in cerca del successo, infatti, proprio lì firmano
un contratto discografico con la “Warner Bros. Records”.
La major non si lascia sfuggire questi tre ragazzi dal look modaiolo,
dal sound orecchiabile e determinati a sfondare nel mondo della musica
Pop. Nel 1988 esce il loro terzo album, Stay on these roads,
con il quale la band, tramite un lieve cambiamento di immagine, tenta
di proporre un Pop più maturo e ricercato. Però
nonostante riescano nel loro intento, questo disco raccoglie un
successo minore rispetto ai due lavori precedenti. Si tratta comunque
di un album che ancora contiene delle hits,
come la title-track, Stay on these roads, che rimane
una gradevole ballata, o Touchy! e You are the
one, che sono delle classiche Pop-song del periodo. Ma non
mancano nemmeno brani originali come The blood that moves the
body, dalle sonorità accattivanti con un'atmosfera
vagamente lunatica e misteriosa; stesso stile anche per The
living daylights, che unisce all'atmosfera carismatica una
linea melodica particolarmente orecchiabile, non a caso questa è
la hit più famosa dell'intero album. Restano poi pressoché
sconosciute all'interno di questo disco altre canzoni ben scritte e
confezionate, che rappresentano il Pop più raffinato e maturo
di fine anni 80, come Out of blue comes green, There's
never a forever thing e This alone is love.
ALISON MOYET - Alf (Columbia, 1984) Alison Moyet, nata a Billericay, nell'Essex (Regno Unito),
esordisce nel mondo Pop come “back vocalist” del duo
synth Pop degli Yazoo, è sua infatti la voce nella bellissima
ballata – lenta e dalle fredde sonorità elettroniche –
intitolata Only you. Ma ecco che nel 1984 Alison si mette in
proprio e pubblica il suo primo album, Alf. Un Long-Playing
che diventa ben presto un successo, grazie anche a singoli
accattivanti come Invisible e Love resurrection,
hits dalla bellezza rimasta intatta nel tempo, grazie soprattutto
alla voce calda ed emozionante di Alison che, da diva Soul, sa essere grintosa e
al tempo stesso dolce e raffinata.
ANTONELLO VENDITTI - Cuore (Heinz Music, 1984) Con questo album, Antonello nelle sue canzoni smette quasi del
tutto di trattare temi politici e sociali, infatti – fatta eccezione
per il brano L'ottimista che presenta una pacata e simpatica satira
politica – regala al pubblico
italiano un disco che con passione e notevole
aspirazione parla di sentimenti, ricordi e nostalgie. Questo
Long-Playing ridà ad Antonello Venditti quella grande
popolarità che nei primissimi anni 80 era un po' venuta meno,
e vince persino la Vela d'Oro quale disco più venduto
dell'anno. D'altronde stiamo parlando di un 33 giri che contiene dei
classici intramontabili della musica leggera italiana, tra i quali
spiccano: Ci vorrebbe un amico,
Notte prima degli esami,
Piero e Cinzia,
Stella.
AUDIO 2 - E=mc2 (PDU, 1995) Gianni Donzelli e Enzo Leomporro, entrambi di Napoli, nati nel
1961, inizialmente si impongono nel mondo della musica italiana come
autori raffinati firmando il brano sentimentale Neve –
che evoca un'atmosfera carismatica e suggestiva – interpretato
da Mina nel 1992. L'anno successivo il duo debutta nel mercato
discografico con l'album Audio 2, che contiene la hit
radiofonica Sì che non sei tu e dal quale emerge con
risalto la curiosa e piacevole similitudine vocale e stilistica con
Lucio Battisti, una caratteristica questa, che inevitabilmente rende
subito piacevole l'ascolto delle loro canzoni. E' doveroso segnalare
in queste brevi note biografiche, che nel 1998 gli Audio 2 forniscono
come autori ben tre brani – Acqua e sale, Specchi
riflessi e Io ho te, quest'ultima per la sola voce di Mina
– al memorabile CD interpretato in coppia da Mina e Celentano. Ma veniamo al loro secondo album, E=mc2, pubblicato nel 1995,
che curiosamente non solo con la formula presa in prestito per il titolo
ma anche con l'immagine messa in copertina – come già era
avvenuto per l'album precedente – omaggia Albert Einstein. All'interno
di questo lavoro Pop di gradevole ascolto e originale nei testi, che
vende quasi duecentomila copie, troviamo il singolo apripista Alle
venti... e altri successi radiofonici come: Rotola la
vita, la romantica e struggente Io ho te –
canzone ufficiale della colonna sonora del fortunatissimo film “I
laureati” di Leonardo Pieraccioni – e Dentro a ogni cosa che si conclude
con il ritornello riproposto in crescendo, cantato dalla
riconoscibilissima voce di Mina che, in questa occasione, anonimamente,
si presta come corista.
BACKSTREET BOYS - Backstreet's back (Virgin/Jive, 1997) La boy band più famosa di fine anni 90 esordisce nel 1996
con l'album Backstreet Boys, e fin da subito i cinque ragazzi
americani che la compongono, aiutati dal loro aspetto pulito e
rassicurante che tanto piace alle ragazzine, mostrano in realtà
doti vocali non comuni agli innumerevoli gruppi per adolescenti in
circolazione all'epoca – band che erano l'una clone dell'altra
e realizzate, o meglio, fabbricate a tavolino dai discografici che
univano alle facili melodie, dei ragazzi modaioli dal ventre piatto,
dai pettorali possibilmente scolpiti e dalle movenze pseudosensuali
– . Però, come dicevamo, i Backstreet Boys nel mucchio
hanno fatto la differenza proprio dal punto di vista musicale, grazie
ad una vena Soul e R&B che pervade le loro composizioni,
apprezzate non soltanto dai teen agers. Nel 1997 pubblicano il
loro secondo album, Backstreet's Back con il quale raggiungono
l'apice del successo e la consacrazione a divi del Pop. All'interno
di questo disco, alle buone soluzioni vocali unite a piacevoli
melodie come in As long as you love me e All I
have to give, si alternano sonorità energiche e
accattivanti decisamente in stile dance come in Everybody
(Backstreet's back); il tutto senza perdere di vista l'alto
standard qualitativo, pari a quello dei migliori gruppi di moderno
R&B. Inoltre, c'è da aggiungere che in questo secondo CD i
cinque giovani – i quali insistono nel dichiarare che non sono
solo dei vocalist, ma anche dei veri e propri musicisti e quindi che
ognuno di loro sa suonare degli strumenti – sono migliorati
sensibilmente anche grazie alle esperienze live che hanno realizzato
in giro per il mondo.
BIAGIO ANTONACCI - Biagio Antonacci (Mercury/PolyGram Italia S.r.l., 1994) Biagio Antonacci nasce il 9 novembre 1963 e cresce nell'hinterland
milanese, a Rozzano, dove studia da geometra e si appassiona sin da
giovanissimo alla musica, suonando la batteria. Inizia a scrivere
canzoni e nel 1989 pubblica il suo primo album, Sono cose che
capitano. Nel 1991 Antonacci pubblica il suo secondo CD, Adagio
Biagio, con il quale riesce a farsi conoscere dal grande pubblico
che, infatti, apprezza il suo genere musicale: melodico, a tratti
anche decisamente romantico, con testi non dirompenti ma
accattivanti, insomma, una sorta di easy-listening della canzone
d'autore italiana. Uno stile che funziona sul mercato discografico e
che soprattutto si rivela molto radiofonico. Nel 1992 la sua Il
fiume dei profumi viene incisa dalla grande Mia Martini e il
singolo Liberatemi – tratto dall'album omonimo del 1993
che vende 150 mila copie – viene trasmesso massicciamente dalle
radio. Sempre nel '93, partecipa al Festival di Sanremo con il brano
Non so più a chi credere – con il quale si piazza
in ottava posizione – e inizia un lungo tour nazionale. Ma
ecco che siamo giunti a Biagio
Antonacci, ovvero il CD di cui mostriamo la copertina. Un album che testimonia una raggiunta maturità
artistica, in cui lo stile si affina e diventa ancora più
caratteristico e riconoscibile. Accanto alle ballate romantiche Sei,
Fino all'amore e alla malinconica e struggente Se
io, se lei – ormai un classico della nostra musica
leggera – , appaiono anche canzoni più grintose e
arrabbiate come Non è mai stato subito –
con le sue sfavillanti chitarre elettriche – e anche simpatiche
e spassose come Lavorerò
– realizzata in stile Reggae – . Toccante è poi la
descrizione della figura paterna in Lo conosco poco.
Troviamo inoltre il coro dei bambini dell'Antoniano di Bologna in E'
finita la guerra.
BOB MARLEY & THE WAILERS - Natty Dread (Island, 1974) Lo storico nucleo dei Wailers si divide in cerca di successi
solisti, dunque adesso la strada è spianata davanti a Bob,
infatti, dalla sua penna escono brani fondamentali per la diffusione
del Reggae nel mondo. Rispetto al sound che scorre nelle vie e negli
studi improvvisati di Kingston, in questo disco c'è una
maggiore pulizia e nitidezza, ma la produzione di Chris Blackwell – patron della casa discografica Island – è comunque molto attenta a non
sciupare l'energia e la verità di cui Marley, con il suo
carisma profetico e la grande sensibilità poetica, è
messaggero. Realizzato con il supporto vocale delle I-Threes, dove
figura la moglie Rita, questo album – una pietra miliare della
musica – offre una strepitosa serie di canzoni che dalla
profonda Giamaica sono giunte al top delle classifiche di tutto il
mondo. Basti pensare all'inarrivabile No woman, no cry
e poi ancora a Them belly full, Rebel
music, Talkin' blues, Revolution.
BRUCE SPRINGSTEEN - Born to run (Columbia, 1975) Il terzo album di Bruce Springsteen è percorso in tutte le
otto canzoni da un'incredibile energia, tanto che è destinato
a rimanere il più formidabile segno di riconoscimento della
storia sprinsteeniana; infatti, con le sonorità corpose nella
fusione di chitarra elettrica, basso, batteria, piano e sax, regala un effetto
euforizzante unanime: per il pubblico che lo premia nei maggiori
mercati, per la critica, per gli stessi colleghi, convinti di aver
trovato un battistrada da seguire. Da Thunder road a
Born to run, da Backstreets a Jungleland
troviamo una sequenza di irresistibili classici del Rock; i quali
fanno di questo disco un capolavoro senza tempo che non dimostra
affatto i suoi trent'anni.
CARMEN CONSOLI - Confusa e felice (Cyclope Records, 1997) Carmen Consoli nasce a Catania il 4 settembre 1974. Sin da
giovanissima si interessa alla musica, infatti a nove anni inizia a
suonare la chitarra elettrica e a quattordici entra a far parte di
gruppi musicali, con i quali si esibisce alle feste studentesche e
nei locali catanesi, eseguendo cover rock-blues. Nel frattempo inizia
anche a comporre musiche e scrivere testi. Nel 1996 pubblica
l'album Due parole lanciato
dal singolo Amore di plastica che Carmen canta sul
palco
del Festival di Sanremo classificandosi all'ottavo posto tra le nuove
proposte. Questa prima canzone di successo della cantautrice
catanese, spopola nelle radio e vende 150000 copie. Carmen si fa
notare dal pubblico e dalla critica per la sua forte presenza
scenica e la vocalità insolita, giocata tutta su toni
sovracuti, volutamente sgraziata ma intonatissima. Nel 1997 esce il
suo secondo album, Confusa e felice – la canzone
omonima viene presentata alla gara canora sanremese – con
il quale Carmen conferma alla grande tutto il suo talento e viene
considerata tra le più promettenti cantautrici italiane. Questo ispiratissimo disco, più rock rispetto al precedente e
in alcuni brani riscaldato e ammorbidito dal suono dei violoncelli,
vede nei testi una viscerale carica poetica. Alcune canzoni sono
molto intimiste e trattano intensamente il tema dei sentimenti
repressi o conflittuali e dell'amore non corrisposto,
come Uguale a ieri, Diversi,
Fidarmi delle tue carezze,
Blunotte,
La bellezza delle cose.
Mentre il rock più duro e meno
melodico di Per niente stanca, tocca il tema dell'AIDS
raccontando i pensieri di una malata, e la suggestiva Un
sorso in più racconta
l'agghiacciante dramma delle persecuzioni e delle deportazioni degli
ebrei nei campi di concentramento.
CLAUDIO BAGLIONI - Sabato pomeriggio (RCA, 1975) Prodotto da Luis Enriquez Bacalov, questo album rafforza
l'immagine di Claudio Baglioni quale cantore dei sentimenti
quotidiani, con composizioni destinate a rimanere fra le migliori del
cantautore romano. Poster, con il suo ritornello
ispirato alla tradizione degli stornelli popolari romani, racconta e
descrive momenti di semplice quotidianità di uomini e donne
nella grande sala d'attesa del mondo, dove ognuno sogna, come dice
metaforicamente la canzone: “di fuggire via e andare lontano”,
magari per raggiungere i propri sogni. Nel disco è contenuto
anche il brano omonimo, Sabato
pomeriggio, un classico, tra i più inarrivabili della
canzone d'amore italiana, che ha fatto capolino nei cuori di
generazioni di adolescenti.
CLAUDIO BAGLIONI - E tu come stai? (COLUMBIA, 1978) Pubblicato nel 1978 dalla CBS, è arrangiato da Ruggero Cini
e realizzato in Francia. Nel marzo del 1979 questo album viene però
sequestrato in tutti i negozi a causa di una disputa tra la
CBS e la RCA. Risolta la vertenza, nel 1980 l'album esce sul mercato
in lingua spagnola vincendo il disco d'oro. In questo Long-Playing è
l'intimismo ad emergere con forza dalle canzoni, anche con un pizzico
di decadentismo, mettendo da parte sentimentalismi e tentazioni
commerciali. Ne risultano pregevoli istantanee – che fotografano
ricordi, momenti di vita, sensazioni e stati d'animo dell'autore – come
Con te, Signori si chiude, Ti amo
ancora, Giorni di neve, E tu come stai?,
Un po' di più, Ancora la pioggia cadrà.
CLAUDIO BAGLIONI - Strada facendo (COLUMBIA, 1981) Gli anni 80 si aprono anche con le canzoni che raccontano i
sentimenti e la quotidianità in maniera semplice e diretta,
infatti, risale proprio al 1981 l'album che per molti rappresenta il
più bel disco di Claudio Baglioni, Strada
facendo. Registrato in Inghilterra, prodotto e arrangiato dal
pianista e tastierista Geoff Westley, questo capolavoro della musica
italiana contiene 12 canzoni curate in maniera quasi maniacale che
fondono in esse belle melodie e testi accarezzati da una grande
tensione emotiva, senza trascurare le ritmiche perfette,
accattivanti, in linea coi tempi, che affiancano le melodie di Via,
Notti e Fotografie. La grande umanità
dei brani di questo disco esce intensamente in Ragazze dell'Est
e I vecchi – una delle ballate più
struggenti dell'artista romano – entrambe delle lucide
descrizioni della condizione umana. Ma fotogrammi di vita vissuta
vengono raccontati anche in Via, Notti,
Fotografie e soprattutto in Strada facendo,
un brano quasi terapeutico per chi lo ascolta, infatti, questa
canzone, in un'alchimia di parole e suoni, riesce a comunicare
ottimismo e speranza. Mentre dei picchi di “classico
romanticismo della canzone italiana”, vengono raggiunti con le
gradevoli Ora che ho te e Buona fortuna. Insomma
si tratta di un album che parla della vita nel suo alternarsi di
speranze e delusioni, gioie e tristezze. Tra queste 12 canzoni è
curioso segnalare anche i mini brani Uno, Due,
Tre, Quattro che sono prettamente autobiografici e
raccontano in maniera popolare sopra gli accordi di una chitarra,
momenti della propria fanciullezza e adolescenza; quattro brevi
canzoni che fanno da intermezzo tra i brani portanti del
disco. Cominciano proprio da questo grande successo discografico –
che nel 1981 vince il disco di platino – i bagni di folla e i
trionfali concerti negli stadi che scandiranno la carriera di Claudio
Baglioni.
DAVID BOWIE - The rise and fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars (RCA, 1972 / EMI, 1999) "L'ascesa e la caduta di Ziggy Polveredistelle", è
questa, pressappoco, la traduzione del titolo dell'album che rappresenta uno dei
momenti più alti del Glam-Rock, il quale fu un genere musicale molto
teatrale dove la musica veniva presentata con il travestimento spesso
coloratissimo; una corrente artistica eccessiva nel suo modo di
presentarsi, parodistica e con un sottofondo ironico nei confronti
del mondo dello spettacolo. In questo disco David Bowie
interpreta il suo alter ego Ziggy Stardust, impersonando quindi a
suo modo, sotto forma di rockstar, il tema dell'alieno; infatti, il
cuore di questo disco-manifesto del Glam anni 70 è una
creatura aliena dall'indecifrabile DNA sessuale, della quale Bowie
indossa i panni “glamour” e ne racconta la veloce ascesa
e l'altrettanto rapida caduta. Così, con il Rock della sua
band (gli Spiders from Mars) prendono vita canzoni dall'impatto
dirompente, teatrali e umorali, che coniugano riffs chitarristici – in Moonage daydream dalle sonorità anche progressive – con agrodolci partiture
sinfoniche. E si va dunque dalla celeberrima ballata spaziale Starman
a Suffragette city
con un susseguirsi di invenzioni sul filo del paradosso, ma ad
emergere è soprattutto il Rock'n'Roll, che in chiave Blues
arriva fino al momento in cui Ziggy si autoelimina in Rock'n'Roll
Suicide. Mentre il testo più poetico e decadente dell'album è quello di Lady Stardust, ballata romantica, delicata e malinconica con protagoniste le note del pianoforte.
DIRE STRAITS - Making Movies (Vertigo, 1980) Anche in questo terzo album, che ha venduto 7.650.000 copie e che
fu registrato al Power Station Studios di New York, si presentano
sonorità schiette, con una chitarra elettrica suonata con
armonia e sensibilità, per un prodotto musicale semplice e
pulito fatto unicamente di qualità artistica e poesia, lontano
dal punk-rock in voga all'epoca. Con l'avvento dei videoclip e della
musica per immagini ha buon gioco la narrazione fortemente evocativa
dei Dire Straits, che attraverso ballate elettriche, ben dosate nei
diversi elementi di un rock romantico, avvolgente e sontuoso, mettono
in moto la fantasia di chi ascolta. Canzoni come Tunnel Of Love,
Romeo and Juliet,
Solid Rock hanno una
struttura cinematografica naturale: respiro enfatico e grandi spazi,
per le accelerazioni della fantasia. Mark Knopfler (1949) si impone
sempre più come leader del gruppo britannico.
DIROTTA SU CUBA - Dirotta Su Cuba (CGD East West, 1995) A metà degli anni 90 il tastierista Rossano Gentili e il
bassista Stefano De Donato, colgono al volo il rinnovato interesse
per la black music. Affidato il ruolo di cantante alla brava corista
Simona Bencini, per alcuni anni il trio fiorentino dei Dirotta Su
Cuba cavalca l'onda del successo. Questo primo album, farcito con
musica Funky e Soul, porta sulla scena musicale italiana una ventata
di freschezza e briosità, non a caso le canzoni (Gelosia,
Liberi di – liberi da, Dove sei?,
Legami, Solo baci)
vengono superlanciate dalle radio e ancora oggi, a distanza di oltre
dieci anni, restano dei brani “easy-listening” di sicura
presa sul pubblico.
DURAN DURAN - Notorious (Parlophone - EMI Records, 1986)
La band guidata da Simon Le Bon (1958), composta da cinque
ragazzi, è nata a Birmingham agli inizi degli anni 80 e già
nel 1982 raggiunge il successo e la popolarità con i brani
Rio e Save a prayer. I Duran Duran nel cuore degli anni
80 vengono etichettati con la definizione “new romantics”,
visto che sfoggiano un look modaiolo e uno stile che fa larga presa
sulle teen-ager, infatti, per loro in quegli anni le
adolescenti vanno in delirio. Inizialmente la loro musica vede al suo interno un Rock easy-listening mescolato alla
New Wave, il tutto condito con significativi elementi Dance. Dopo
anni di successi (con le canzoni: The reflex, Union of the
snake, New moon on monday, The wild boys), nel
1986, dopo essersi sciolti e riformati come trio, i Duran Duran
pubblicano il loro quinto album, Notorious, per la cui
produzione si fanno aiutare dall'ex Chic Nile Rodgers. Il Funk più
essenziale e tagliente che ne deriva, è accolto come un segno
di maturità dalla critica e anche il pubblico apprezza questa nuova fatica dei loro idoli,
decretando il successo dei brani Skin trade e
Notorious. Per i Duran Duran questo album rappresenta
la fine del successo travolgente, infatti, con i dischi che seguiranno
la loro popolarità andrà scemando
rapidamente.
EAGLES - Hotel California (Asylum, 1976) Joe Walsh, ex chitarrista dei James Gang, sostituisce il dimissionario Leadon, portando un soffio di Rock nel gruppo. Ecco dunque che il suono degli Eagles si fa più quadrato, incisivo e conduce a un trionfo commerciale, infatti questo album rappresenta uno dei massimi best-seller della storia musicale. Carezze e tepori sono contrappuntati da esaltanti progressioni elettriche, che si possono godere nel capolavoro che da il titolo al Long-Playing.
EDOARDO BENNATO - Sono solo canzonette (Ricordi, 1980) Un album più che azzeccato, costruito sulla rielaborazione
della favola di Peter Pan. Il rock di Capitan Uncino
prende in giro e ridicolizza chi usa la violenza e il terrore per
dimostrare o imporre le proprie idee, Sono solo canzonette è
una brano satirico nei confronti del potere e dei politici sempre
pronti a sostenere con ipocrisia e per puro opportunismo chi può
dar loro un buon ritorno di immagine, Rockoccodrillo
è un veemente omaggio al Rock'n'Roll, L'isola che
non c'è è una
delle ballate più delicate della musica italiana.
EUGENIO FINARDI - Sugo (Ed. Musicali Cramps Music S.r.l. Milano, 1976) Eugenio Finardi, milanese, nato nel 1952, artisticamente nasce
come cantautore rock e pubblica il suo primo album nel 1975. Rodatosi
come supporter nei tour di De Andrè e della PFM, Finardi, che
vive lo spirito della metropoli e le relative tensioni
sociopolitiche, pubblica nel 1976 il suo secondo Long Playing, Sugo,
che contiene un pugno di canzoni esemplari nel fotografare la
generazione a cui appartiene. Questo album contiene brani ricchi di
spontaneismo, i più rappresentativi sono: Musica
ribelle, che
diventa una sorta di inno storico nel periodo della contestazione
giovanile e studentesca degli anni 70;
La radio,
che esalta il fenomeno delle radio private, in un periodo in
cui si fa strada l'illusione di un mezzo di comunicazione lontano dai
centri di potere, un sogno poi soppiantato dalla realtà dei
network e del business pubblicitario;
e Oggi ho imparato a volare, delicata e
deliziosa poesia che celebra con stupore la vita nella semplicità
dei suoi valori più importanti, come la libertà e
l'amicizia.
EUROPE - The Final Countdown (Epic, 1986) Il gruppo Rock svedese degli Europe – composto da Ian Haugland,
Joey Tempest, John Leven, John Norum e Mic Michaeli – si afferma, nel cuore degli anni 80, proprio grazie a questo disco; infatti, dopo due album pubblicati con etichette indipendenti, nel
1986 gli Europe approdano ad una major e questa volta fanno le cose
decisamente in grande. Prodotti da Kevin Elson realizzano una serie
di brani destinati a diventare singoli di grande successo, dalla
ballata romantica Carrie,
oggi più che mai un classico, all'energica Rock
the night, a Cherokee e alla title-track The
final countdown, enorme successo dall'atmosfera apocalittica
ispirata, dall'allora attuale rischio della guerra atomica tra USA e
URSS, la quale appunto sarebbe iniziata con il temuto countdown finale per
il lancio del missile nucleare. Il 45 giri di The final
countdown balza al primo posto delle classifiche di ben
diciotto Paesi, e anche il video diviene popolarissimo. Questo
album vende sei miolioni e mezzo di copie in tutto il mondo, di cui
due milioni e mezzo solo negli Stati Uniti; un successo
internazionale ottenuto grazie al Rock pomposo e ridondante di chitarre e tastiere, ma anche grazie
agli assoli vocali del virtuoso Joey Tempest, cantante, chitarrista e leader del
gruppo, nonché autore unico di tutti i brani del disco,
eccezion fatta per Carrie, scritta da Tempest insieme
al tastierista Mic Michaeli.
FLEETWOOD MAC - Tango in the night (Warner Bros. Records, 1987) Gruppo britannico fondato a Londra nel 1967 dal batterista Mick Fleetwood (1947) insieme al altri tre musicisti, muove i suoi primi passi all'interno del movimento del British Blues. Agli
esordi suona un robusto Rock-Blues registra musica con ritmi
stacanovisti e ottiene successo anche negli Stati Uniti, là
dove il genere musicale che predilige è nato e ha proliferato.
Sul finire degli anni 60 al Blues si affianca la Psichedelia, seguono
cambiamenti di formazione e agli inizi degli anni 70, la band,
in totale via di metamorfosi, vede sfumare i fasti e i ruggiti dei primi
anni di carriera e anche il suono prodotto cambia a favore di un
Pop-Rock melodico. Solo nel 1975 con il 33 giri Fleetwood Mac,
dopo alcuni album e decine di canzoni senza sostanza, la band riesce
a riordinare le idee e ad allestire una scaletta coerente al nuovo
corso; tutto ciò avviene con altri cambiamenti nella
formazione del gruppo, dove i nuovi arrivati, principalmente Lindsay
Buckingham, confermano il radicamento nel suono Usa e il definitivo
allontanamento dalle origini britanniche. Così facendo i
Fleetwood Mac avviano un offensiva da giganti del Pop. Nel 1977 con
l'album Rumours, uno dei dischi più venduti della
storia (25 milioni di copie), la band esibisce una sequenza di
ballate Soft-Rock orecchiabili, ma non stupide e confezionate con
estrema precisione. Ancora successi, anche se in tono minore rispetto
a Rumours, nel 1979 con il doppio LP Tusk e nel 1982
con l'album Mirage, all'interno del quale i Fleetwood, ben attenti a non
deviare il loro stile oramai consolidato, propongono le solite abili
ballate. In seguito all'interno del gruppo si succedono convulse
spinte centripete e desiderio di fuga di vari componenti verso la
carriera solista, proprio per questo motivo bisognerà
attendere cinque anni prima che i Mac tornino con un album di
inediti. Infatti, nel 1987 pubblicano Tango in the night,
un disco più che mai “easy-listening” con sonorità
in puro stile Pop anni 80, ma con la raffinatezza che
contraddistingue la band nelle ritmiche e nelle armonie vocali. Si tratta di
un lavoro ben realizzato e di grande successo – purtroppo nato
quando oramai la band si era di fatto sciolta – che contiene,
tra le altre, due hits rimaste indelebili nella storia del Pop
internazionale più raffinato, di qualità ed
orecchiabile degli anni 80, sono: Little lies e
Everywhere.
FRANCESCO DE GREGORI - Rimmel (BMG Ricordi, 1975) Ritenuto, probabilmente a ragione, l'album del “perfetto
cantautore” sia per la felice vena musicale sia per l'alto
contenuto poetico dei testi, si ricorda anche per l'eccezionale
qualità tecnica dell'incisione, cosa davvero rara in quel
periodo storico della musica italiana. Un Long-Playing che
contiene una serie di classici da
Buonanotte fiorellino, la cui melodia è ripresa
dal brano di Bob Dylan Winterlude, a Pablo,
canzone che rende subito popolare il cantautore romano – scritta
insieme a Lucio Dalla che ne firma la musica – a Le storie di
ieri, Il signor Hood e Rimmel che ancora oggi resta uno dei brani di
Francesco più conosciuti e impressi nei cuori di ogni
età. Questo disco candida con sicurezza De Gregori a
“principe” del cantautorato italiano più
intelligente e sofisticato degli anni 70 e in quel 1975 ebbe
ovviamente un successo clamoroso, tanto da rimanere per quasi un anno
nelle classifiche di vendita.
FRANCESCO DE GREGORI - Titanic (RCA, 1982) Titanic è quasi un concept album, dato che alcune delle
canzoni in esso contenute – L'abbigliamento di un
fuochista, Titanic, I muscoli del
capitano – sono metaforicamente dedicate alla tragedia
dell'omonimo transatlantico affondatosi nel 1912 durante il primo
viaggio. E' un disco che spazia dalle ballate Folk di
L'abbigliamento di un fuochista e della nostalgica e
romantica Caterina, al divertente
Rock'n'roll di Centocinquanta stelle
e Rollo & His Jets, ai suoni sudamericani di
Titanic. Forse il brano più famoso, amato e
indimenticabile di questo album è La leva calcistica
della classe '68. Infatti, dedicata
alle speranze di un giovanissimo calciatore, è una
canzone poetica, semplice e diretta che arriva al cuore della gente,
perché è metafora della vita di ogni ragazzo che sogna
di diventare grande. Il disco si chiude con l'intima e pianistica
San Lorenzo, che, in riferimento all'ultimo conflitto
mondiale, racconta il dolore della guerra e la speranza di un futuro
di pace.
FRANCO BATTIATO - La voce del padrone (EMI, 1981) E' stato il primo album italiano a superare la soglia del milione
di copie vendute, con le sue sette canzoni diventate da subito dei
successi senza tempo. Dei classici del pop italiano. Un disco dove
ironia e amarezza si sovrappongono alla critica verso il disimpegno
della società italiana degli anni 80. Un disco in cui ogni canzone è
un collage – solo apparentemente illogico – di luoghi comuni, modi di
dire, titoli popolari e citazioni colte che, unito alle composizioni
di Battiato crea un caso unico, un fenomeno a sé nella musica
italiana. All'interno di questo capolavoro è difficile
estrarre un brano che si elevi sugli altri, anche se Bandiera
bianca e Centro di gravità permanente hanno fatto
da apripista al vertiginoso successo. Da segnalare anche l'incantevole
Summer on a solitary beach e la travolgente Cuccurucucu. Con
il linguaggio del pop, l'artista siciliano racconta frammenti della
sua evoluzione personale.
FUGEES - The Score (Columbia, 1996) Il gruppo dei Fugees, costituito dai cugini Prakazrel “Pras”
Michel e Wyclef Jean – espatriati da Haiti nel New Jersey –
e dalla cantante Lauryn Hill – voce straordinaria, intensa e
duttile: sa essere forte e pungente ma anche soffice e vellutata –
, pubblica il suo primo album Blunted on reality nel 1994,
dove le sonorità e lo stile vanno dagli echi caraibici e
africani a una calda fusione tra l'etnica e il moderno Hip Hop. Nel
1996 esce The score, il secondo ed ultimo album del trio, dove
mantenendo le stesse caratteristiche espressive del disco precedente,
i Fugees scalano le classifiche internazionali con un disco
gradevolissimo che vende diciassette milioni di copie, e diventano il
più acclamato e applaudito gruppo Hip Hop del momento. In
questo CD, spiccano le grandiose cover di Killing me softly
(Roberta Flack) e di No woman no cry (Bob Marley),
nonché il brano inedito Ready or not. Il
successo però frantuma la coesione del trio, che di lì
a poco si scioglie, infatti, i vari componenti iniziano a pensare ai
propri progetti solisti. Il miglior risultato lo otterrà
Lauryn Hill (1973) autoproducendosi nell'album The miseducation of
Lauryn Hill che, pubblicato nel 1998 vende ben dodici milioni di
copie e si avvale anche dei contributi di Carlos Santana e Mary J.
Blige.
GIANLUCA GRIGNANI - Destinazione paradiso (Mercury, 1995) Il giovane cantautore Gianluca Grignani nasce a Correzzano
(Milano) il 7 aprile 1972. Dopo il divorzio dei genitori, a 17 anni
rimane con la madre e la sorella, trasferendosi con loro in Brianza.
In questo periodo inizia a scrivere le sue prime canzoni e si
esibisce nei locali della zona accompagnandosi con la chitarra,
strumento che ha imparato a suonare da autodidatta. Per mantenersi si
dedica ai più svariati lavori, fino a quando conosce il
produttore e chitarrista Massimo Luca, già collaboratore di De
André e Battisti. Dopo due anni di tentativi, nel 1994
partecipa con il brano La mia storia tra le dita alle
selezioni di Sanremo Giovani, dove classificandosi nelle prime
posizioni, si aggiudica la partecipazione al successivo Festival di
Sanremo nella sezione Nuove Proposte, con la canzone Destinazione
paradiso. Con la romantica La mia storia tra le
dita, nell'autunno del '94 il giovane Grignani – con la
sua immagine di “bello e dannato” e la vocalità
sensuale e arrochita – già conquista le airplay
radiofoniche e si fa subito apprezzare nel mondo dei teenagers; pochi
mesi dopo, con la pubblicazione del suo primo album, Destinazione
paradiso, si aggiudica anche le vette del mercato discografico,
vendendo più di settecentomila copie in Italia e quasi un
milione all'estero, per lo più in Sudamerica. Questo disco,
intimista nei testi e con un Pop-Rock melodico di facile ascolto,
presenta canzoni semplici e spontanee che non raccontano solo storie
d'amore ma anche il tipico disagio giovanile nei confronti della
società, spesso distratta e superficiale verso i problemi
reali della gente. Oltre alle due già citate, le altre hits
estratte da questo CD sono: Falco a metà, Primo
treno per Marte e Una donna così.
GIANNA NANNINI - Profumo (Polydor, 1986) In questo disco oltre alla hit Profumo, tra le altre
canzoni, troviamo i successi Bello e impossibile e
Avventuriera. Per la Nannini arriva un momento di grandissima
popolarità e diventa definitivamente una star della musica
italiana, tra l'altro apprezzata anche nel resto d'Europa, infatti, questo album ad
un anno dalla sua pubblicazione si aggiudica il doppio disco di
platino in Italia ma anche il disco d'oro in Germania e ancora quello di
platino in Svizzera e Austria.
GIANNI TOGNI - ...E in quel momento
entrando in un teatro vuoto, un pomeriggio vestito di bianco, mi
tolgo la giacca, accendo le luci, e sul palco, m'invento... (CGD, 1980) Titolo lunghissimo per un disco che raccoglie ampio successo grazie a Chissà se mi ritroverai, Maggie
e soprattutto Luna, canzone che diventa un hit
insuperabile, un classico del pop italiano degli anni 80, e che
condizionerà tutta la carriera di Gianni Togni (1956). Guido Morra firma tutti i testi di questo album (il secondo per Gianni), per un binomio artistico che durerà negli anni.
IRENE GRANDI - Irene Grandi (CGD, 1994) Nel 1993 Irene Grandi fa capolino nel mondo del Pop italiano,
proponendo alla selezione di Sanremo Giovani il brano Un motivo
maledetto, canzone che l'anno successivo sarà
pubblicata in questo suo primo album. Ma Irene – classe
1969, ragazza toscana dallo spirito giovane ed espansivo –
diventa subito popolare grazie al Festival di Sanremo del 1994, dove
partecipando tra le Nuove Proposte, conquista il pubblico con il
brano Fuori – inno gioioso alla libertà
e alla trasgressione, una specie di Vita spericolata al
femminile – infatti, grazie alla sua vocalità
grintosa e alla più che gradevole presenza scenica, si piazza
al quarto posto nella sua categoria; mentre nei giorni successivi le
radio la premieranno con frequenti passaggi della sua fresca hit
sanremese. Dunque dopo le apparizioni al Teatro Ariston ecco che
esce il suo album d'esordio, Irene Grandi, all'interno del
quale la cantante toscana mostra tutto il suo talento, non a caso
questo lavoro viene accolto positivamente da critica e pubblico.
Scritto con Lorenzo Ternelli in arte Telonio e prodotto da Dado
Parisini, vede la collaborazione di Eros Ramazzotti – che
firma la musica del brano dai ritmi dance, Sposati! Subito!!
– e quella di Jovanotti – che scrive la
canzone in stile funky, T.V.B. – brani
questi che in pochi mesi diventano hit radiofonici insieme ovviamente
a Fuori e Un motivo maledetto ma anche
insieme a Vai vai vai, canzone dolce e romantica,
vagamente rap, dall'atmosfera soft e
seducente. Insomma si tratta di un disco che viaggia ad alte
quote, a dimostrarlo c'è anche la cover della canzone blues
(You make me feel like) A natural woman, successo
interpretato per la prima volta da Aretha Franklin nel 1967.
IVANO FOSSATI - La mia Banda suona il Rock (RCA, 1979) La prima fascia della carriera di Ivano Fossati (1951) si chiude idealmente con gli anni 70 e il primo grande successo della sua carriera: la gagliarda, coinvolgente e accattivante La mia banda suona il rock, canzone che l'autore a posteriori disconoscerà decisamente. I lavori precedenti sono un lungo rodaggio per portare l'artista fuori dalle rotte tracciate con il gruppo dei Delirium che aveva esordito nel 1971 con brillanti risultati commerciali. La struttura delle composizioni in questo album rimane ancora da calibrare ma è solo questione di tempo. L'album, che chiude il decennio dei 70, è registrato a Miami e oltre alla title-track comprende brani struggenti e intimisti come Di tanto amore, ...e di nuovo cambio casa e anche un paio di canzoni, Dedicato e Vola, scritte e prestate rispettivamente a Loredana Bertè e Mia Martini.
JOVANOTTI - Lorenzo 1992 (FRI, 1992) Lorenzo Cherubini (1966) cresciuto a Cortona (AR) poi
professionalmente radicatosi a Milano, sul finire degli anni 80 è
disc-jockey a Radio DeeJay e conduttore di "DJ Television" su Italia 1,
nonché cantante di grande successo di canzoni dal basso
spessore artistico, talvolta banali e votate solamente alla
leggerezza e al divertimento fin troppo spensierato. Con il lavoro
discografico che pubblica nel 1992, arriva però un grande segno
di ravvedimento rispetto al passato, infatti l'artista mostra una
vena cantautorale attenta alla società e in particolare ai
giovani che ne fanno parte. Insomma l'album Lorenzo 1992,
stupisce pubblico e critica mostrando un Jovanotti maturato anche
artisticamente, che ci regala della bella musica italiana da
ascoltare e riascoltare senza staccare la spina dal cervello. In
questo CD Lorenzo è generoso e tracima di idee, spunti,
intenzioni. Gli equilibri migliori, per divertirsi e pensare,
sono presenti in Non m'annoio, Ragazzo fortunato,
Benvenuti nella giungla, Io no e Ho perso la
direzione. Nel disco è presente anche un picco di moderno
romanticismo in Chissà se stai dormendo. Mentre Sai
qual è il problema è un editto anti-Aids, quasi uno
spot per l'uso del preservativo.
LIGABUE - Ligabue (WEA, 1990) Questo album d'esordio è un tipico prodotto di base, realizzato con poche materie prime, un budget povero ma tanto talento e voglia di raccontare. Luciano Ligabue (1960) approda alla musica dopo aver vinto un concorso per gruppi debuttanti della provincia di Reggio Emilia. A scoprirlo e introdurlo nell'ambiente è il conterraneo Pierangelo Bertoli. Debutta con questo disco all'età di 33 anni, dunque già da uomo maturo con un bel pezzo di vita vissuta alle spalle, una realtà che si rispecchia nella durezza e nell'incisività delle composizioni presenti nell'album: Balliamo sul mondo, Bambolina e barracuda, Piccola stella senza cielo, Marlon Brando è sempre lui, Non è tempo per noi, Bar Mario, Sogni di R&R, Figlio d'un cane. Tutti brani che sono i precursori di un autore cult.
LISA STANSFIELD - Real love (BMG, Arista 1991) Cantante e autrice inglese nata nel 1965, Lisa Stansfield ha una
vera predisposizione per la musica Soul con la sua voce calda e
suadente. Dopo aver scalato, nel 1989, i vertici delle classifiche
europee con il suo primo album “Affection” grazie alla
forza dei singoli This is the right time
e All around the world,
due anni dopo pubblica il suo secondo lavoro. Un disco che presenta ben tredici gradevoli brani che ribadiscono
l'inclinazione della Stansfield per un Pop elegante e radiofonico,
fatto di ballate Soul-Dance melodiche e ritmate, e di qualche
mid-tempo dai toni più Funky. Si nota come gli arrangiamenti,
degli archi in particolare, siano influenzati dallo stile della
Disco-Music anni 70 di Barry White, uno stile che caratterizza tutta
la produzione della brava Lisa. Nel complesso però, seppur
graziose, le canzoni di Real love non hanno la capacità di imprimere in maniera
immediata una melodia nella memoria, fatta eccezione per Change,
che ebbe un buon successo radiofonico. Senz'altro si tratta di un
album da ascoltare per intero più volte, dal quale lasciarsi
pian piano conquistare e affascinare. Il risultato è garantito.
LUCA CARBONI - ...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film (RCA, 1984) Luca Carboni nasce a Bologna il 12 ottobre 1962. Spinto dal padre,
fin da bambino impara a suonare il pianoforte ma a 13 anni lo
abbandona in favore della chitarra e, soltanto l'anno dopo, fonda con
alcuni amici il gruppo Teobaldi Rock. Negli anni successivi, per
dedicarsi totalmente alla musica, Luca abbandona gli studi e si
impiega in un negozio di scarpe. In seguito allo scioglimento del
gruppo, tenta altre strade; poi, una sera lascia all'osteria Da Vito
– popolare ritrovo bolognese di artisti e studenti universitari
– alcuni suoi testi che vengono letti per caso da Lucio Dalla e
dal suo storico gruppo di accompagnamento, gli Stadio; la band
bolognese capitanata da Gaetano Curreri offre subito a Luca la
possibilità di scrivere un testo per il loro primo album: Stadio (RCA, 1981). E' dunque grazie a questo
incontro, che Luca Carboni firma Navigando
controvento. Successivamente sigla con la RCA il suo primo
contratto discografico e pubblica, nel 1984, il suo album d'esordio
...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film al quale
partecipano Ron, gli Stadio e il loro leader Gaetano Curreri,
tastierista e coproduttore del disco. In questo lavoro Luca inizia a
interpretare i sogni e i bisogni della sua generazione ma con uno
stile vocale e musicale ancora poco originale, anche se la “stoffa”
del cantautore riflessivo, ironico e poetico che racconta pregi e
difetti del suo tempo, già emerge nella bellissima Ci
stiamo sbagliando, e poi nella delicata Questa sera
e in Giovani disponibili. Il momento musicale più
accattivante del disco è rappresentato dall'enigmatica Fragole
buone buone, con le sue sonorità tra il Funky e il
Rock.
LUCA CARBONI - Luca Carboni (RCA, 1987) E' il disco del grande successo. I giovani lo vedono come uno di
loro, conquistati da canzoni tenerissime come Farfallina,
ma anche maliziose come Vieni a vivere con me.
Si parla di droga in Silvia lo sai
e dell'esigenza di aggrapparsi a qualcuno in Caro Gesù,
con buona dose di ironia. Nel terzo album la musica abbandona il ruolo di
accompagnamento ai testi, assumendo invece carattere attivo e
originale. Incisivo, a tratti perfino incalzante, risulta
l'andamento delle liriche in Voglia di vivere,
Farfallina e
Continuate così. Con questi presupposti Carboni riceve l'entusiasmo dei fan nel corso
di una lunga tournée.
LUCA CARBONI - Carboni (RCA, 1992) Luca Carboni raggiunge il massimo della sua popolarità
proprio con questo album, che sarà il più venduto del
1992 aggiudicandosi ben tre dischi di platino. Molto più
ritmico rispetto ai precedenti, si apre con Ci vuole un
fisico bestiale, brano orecchiabile
pervaso da una schietta ironia nei confronti della società e
della quotidianità. Anche la canzone Mare mare,
che vince il Festivalbar, diventa un classico della musica italiana,
un brano estivo per eccellenza ma che al contrario di altri del suo
stesso genere riesce a comunicare un messaggio più profondo,
infatti, nel racconto autobiografico di Luca, il mare è visto
come un luogo da raggiungere per cercare di soffocare la propria
solitudine e guardare dentro se stessi, per capire le ragioni di una
malinconia nascosta. All'interno del CD troviamo poi canzoni anche
più socialmente impegnate, come: Alzando gli occhi al
cielo che punta il dito in quella terribile piaga italiana che è la mafia –
proprio quando di lì a pochi mesi avrebbero perso la vita, in
due distinti attentati a Palermo, i giudici Falcone e Borsellino con
le rispettive scorte – e La mia città che
riflette sui ritmi frenetici imposti dalla metropoli, forieri di
speculazione, indifferenza, solitudine ed egoismo. Tra le altre
canzoni, contenute in questo album di culto del Pop italiano anni 90, segnaliamo anche le sentimentali e struggenti: Le storie
d'amore e L'amore che cos'è. E'
un disco realizzato in studio quasi totalmente dal cantautore
bolognese e dal produttore Mauro Malavasi con pochi altri musicisti,
tra cui Jimmy Villotti alle chitarre.
LUCIO DALLA - Dalla (RCA, 1980) In questo album le sonorità Pop degli Stadio – la
giovane band che suona per Dalla – si fa sempre più
convincente e accattivante, infatti, molti momenti delle canzoni sono
caratterizzati da una base di pianoforte, tastiere e dalla chitarra
elettrica. Nel disco, troviamo liriche ricche di metafore poetiche
in La sera dei miracoli e Il parco della
luna, ritmo e ritornello orecchiabile in Balla balla
ballerino, l'amore insoluto, non corrisposto e da decifrare
nella dolcissima Cara e l'amore che dà la vita,
raccontato, nell'indimenticabile Futura. I testi di
questo Long-Playing raccontano la vita della gente nel bene e nel
male, le gioie e i dolori, le speranze e le vergogne delle persone e
della società, il tutto su di un sound dalla ritmica
accattivante ma con delle melodie che riescono ad essere perfino
commoventi.
MADONNA - Like A Virgin (Sire/Warner Bros, 1984)
In quel periodo ideale reginetta della scena dance, Madonna è
abilissima nell'imporsi anche fuori dalle cronache musicali. Arguta
produzione di Nile Rodgers e canzonette su misura da Material Girl
a Like A Virgin.
MADONNA - True blue (Sire/Warner Bros, 1986) Senza nulla togliere ai due album Pop-Dance che hanno preceduto
questo terzo lavoro di Veronica Louise Ciccone (1958), bisogna
comunque ammettere che True blue è indiscutibilmente il
primo grande LP di Madonna, nel quale propone testi più maturi
e il suo personaggio non rappresenta più l'immagine della
tipica teen-ager degli anni 80, bensì quella di una donna, che
oramai è anche una diva, controversa. I brani di maggior
successo estratti da questo album sono subito diventati veri e propri
simboli del Pop internazionale “targato” anni 80, da Papa
don't preach – canzone incentrata sul tema delle gravidanze
indesiderate nell'adolescenza e sul rifiuto all'aborto – alle
pop-song True blue e Open your heart,
fino alla stupefacente Live to tell – ballata che
tratta il tema dell'abuso di minori, in cui una donna vissuta parla a
sua figlia – con questa canzone Madonna scopre artisticamente,
per la prima volta, la sua vocalità sulle note più
basse, presentando una voce calda, avvolgente e carismatica. Ma
questo 33 giri include anche Where's the party, brano
orecchiabile “dancereccio” che ricorda la Pop-Dance dei
suoi album di debutto, e La isla bonita, una hit di
grande successo, tuttora apprezzabile, che a quel tempo passava per
latina, anche se, sinceramente, di folklore musicale latino ne mostra
ben poco, infatti, diciamo che le sonorità spagnoleggianti
presenti in questa canzone sono retoriche e preconcette; questi però
erano gli anni 80: un po' artificiosi, faciloni e superficiali.
MARINA REI - Marina Rei (Virgin, 1996) Musicista e cantautrice, Marina Restuccia – in arte Marina
Rei – nasce a Roma il 5 giugno 1969. Nel 1995 esordisce nel
mondo della musica leggera italiana pubblicando due singoli, Sola
e Noi, che ottengono subito un buon riscontro
radiofonico e sono inclusi nella prima uscita del suo album d'esordio
intitolato Marina Rei. Ma queste due hits che rendono subito
evidenti la sua bravura e il suo talento sono solo un preludio alla
popolarità, infatti, anticipano la partecipazione di Marina al
Festival di Sanremo del 1996, dove l'artista romana presenta il brano
d'ispirazione Gospel Al di là di questi anni,
classificandosi al terzo posto nelle Nuove Proposte e imponendosi
all'attenzione della stampa, che le assegna il premio della
critica. Dopo l'esibizione sul palco del Teatro Ariston, che
subito le porta la stima e l'attenzione del pubblico e degli addetti
ai lavori, esce la ristampa dell'album pubblicato l'anno precedente
con in più l'aggiunta della canzone sanremese e il remix di I
sogni dell'anima, a cura di Todd Terry. Il disco cavalca
sonorità decisamente Funky con briose ed accattivanti sezioni
di fiati, e vede Marina Rei non solo autrice di tutti i testi ma anche
percussionista; colpisce inoltre il suo modo di cantare deciso e passionale, dal quale emerge
chiaramente la grande voglia di comunicare i propri
pensieri e la forte motivazione nel farlo. Tra i brani più rappresentativi del disco, meritano di essere
segnalati anche Pazza di te e Odio e
amore.
MICHAEL JACKSON - Off The Wall (Epic, 1979) Michael Jackson – nato nel 1958 a Gary nell'Indiana – vive fin da
bambino nella società dello spettacolo. Infatti, si può
dire che la crescita, non solo artistica, di Michael avviene sotto la
luce dei riflettori, ed è contrassegnata da una notevole
produzione discografica, sia con la band costituita con i fratelli –
i Jackson 5 – sia come cantante solista. I primi album in
proprio sono un collage spesso casuale, in cui l'incolpevole Michael
propone canzonette di modesta fattura. Anche il cinema attraversa
la carriera dell'artista, con la
partecipazione come attore, nel 1978, insieme a Diana Ross e Richard
Pryor, nel remake del musical “The Wiz”. Un'occasione
professionale che gli permette di incontrare anche il produttore
Quincy Jones, con il quale inizierà una
lunga e assai proficua collaborazione. Nel 1979 Michael, prodotto proprio da Quincy Jones, pubblica il primo disco di successo come
solista, Off The Wall, con il quale intraprende il percorso
che negli anni 80 lo consacrerà come l'indiscussa star
mondiale del Pop. Questo album, che riesce a mettere in risalto le
sue qualità vocali, contiene un'alternanza di brani lenti e
veloci che vanno dall' R'n'B al Funky, fino ad arrivare alla
Disco-Music. I brani più rappresentativi di questo
Long-Playing sono: Don't stop 'til you get enough, Rock with
you, Girlfriend, It's the falling in love.
MICHAEL JACKSON - Thriller (Epic, 1982)
Un album di iperboli e di miracoli, come si conviene al ragazzo, il maggior fenomeno prodotto dall'industria dell'entertainment. Il produttore Quincy Jones compie il suo capolavoro di stratega e divulgatore, con nove canzoni limpide e probanti: Soul contemporaneo mescolato al Pop-Rock, affettando melodie e riff penetranti, che non si dimenticano facilmente. Non si bada a spese, con Paul McCartney che duetta in The Girl Is Mine, Eddie Van Halen e la sua chitarra in Beat It, e altri importanti session-men. Temi e atmosfere per tutti, da Wanna Be Startin' Somethin' a Thriller, da Billie Jean a Human Nature. Aiutato e promosso anche da ricchissime produzioni di videoclip, è di gran lunga l'album più venduto della storia, circa 50 milioni di copie. Non per niente è un capolavoro.
NO DOUBT - Tragic Kingdom (Interscope Records, 1995) I No Doubt si sono formati all'inizio del 1987, ispirandosi dichiaratamente
ai Madness. Ed è soltanto dopo alcune vicissitudini, il
suicidio di un membro del gruppo e un tour per sopravvivere a questa
tragedia, che la band (composta da quattro ragazzi e una ragazza alla
voce) viene messa sotto contratto dalla Interscope. Pur rivolgendosi
a un pubblico Ska, dimostrano di avere dalla loro un'attitudine Pop,
un impronta che fa venire in mente la New Wave. Ma è
soprattutto la presenza della “front girl” bionda,
graziosa e appariscente Gwen Stefani, che aiuta la crescita della
popolarità dei No Doubt nel mondo del Pop californiano e non.
Il loro primo album, “No Doubt”, viene pubblicato nel
1992, mentre il secondo, Tragic Kingdom, arriva solo tre anni
dopo e frutterà al gruppo successo e popolarità in
tutto il mondo. In Tragic Kingdom i punti di riferimento
non sono cambiati, infatti, Punk, Ska-revival, New Wave e una
spiccata attitudine Pop sono ancora parte della caleidoscopica trama
sonora della band californiana. Nel frattempo però Gwen
Stefani, biondissima e truccatissima è diventata la Madonna
degli Ska americani. I brani di maggior successo estratti da questo
CD sono Don't speak, carismatica e dalle sonorità
Pop melodiche, e Just a girl dal contagioso Ska, i cui
video per mesi vengono trasmessi in alta rotazione su MTV.
Particolarmente eclatante è stato il successo di Don't
speak, che nel 1996 e '97 ha trainato l'album tra i dischi
stranieri più venduti in Italia.
NOMADI - Gente come noi (CGD, 1991) Un album sincero, che riesce a comunicare pensieri e stati d'animo
con scioltezza e naturalezza. Dunque, anche se non sempre sono molto
orecchiabili, le canzoni di questo disco catturano al primo
ascolto. Il brano che fa da apripista, Gli aironi neri,
suggestivo e carismatico, attacca con una chitarra stile anni 60. I
venditori di morte vengono messi all'indice in Serpente piumato,
come anche gli assassini di Chico Mendez, che, ucciso perché
si batteva per salvare la foresta amazzonica, dai Nomadi viene
ricordato nell'impegnata e al contempo deliziosa Ricordati di
Chico. Ma in questo album troviamo, tra le altre, anche la
trascinante C'è un re,
che tuffandosi nel mondo delle fiabe racconta metaforicamente
la crudeltà e l'indifferenza del
potere, Salutami le stelle,
una melodia popolare dalle liriche toccanti, Ma che film la
vita, un'appassionata
dichiarazione d'amore per la vita, Colpa della luna, racconto di una notte insonne per i ricordi affettuosi che tornano alla mente, e Cammina cammina,
canzone dedicata al fascino dei luoghi che ognuno di noi
attraversa nella propria esistenza e alla bellezza del viaggio. Il
grande Augusto Daolio, storica voce e anima dei Nomadi, scomparirà
la mattina del 7 ottobre del 1992.
PET SHOP BOYS - Please (EMI, 1986)
Col preciso intento di rendere danzabile e “yuppie” il
Technopop, gli inglesi Neil Tennant (voce) e Chris Lowe
(sintetizzatori) esordiscono con questo album che ha le sue migliori
carte da giocare nelle ipnotiche West
End Girls e Oppurtunities (Let's Make Lots of Money)
e nell'elegia metropolitana di Suburbia.
Sicuramente un album molto fruibile, la cui facile ascoltabilità
non è però disgiunta da spunti estetico-decadenti tesi
a rappresentare l'angoscia e gli orrori della vita metropolitana. Si
ha infatti la netta sensazione di ascoltare un Synth-Pop –
tipicamente anni '80 – più colto e attento a comunicare
messaggi carichi di un vero spessore intellettuale, nati magari da
una visione introspettiva del mondo circostante. Un disco che vede
un'accattivante e brillante ritmica elettronica – con
arrangiamenti sontuosi a tratti dagli effetti quasi apocalittici –
unita a rassicuranti e delicate melodie, per un risultato dalle
atmosfere quasi “noir” in sottofondo e dall'indubbio carisma.
RAF - Self control (CARRERE, 1984 / CGD, 1987) Con l'etichetta francese Carrere e cantato interamente in inglese,
nel 1984, prodotto da Giancarlo Bigazzi, Raf pubblica questo suo
primo album in cui firma i testi e gli arrangiamenti, mentre le
musiche sono realizzate da Steve Piccolo, un musicista dei Lounge
Lizards. Il singolo che da il titolo all'intero Long-Playing, Self
control, è un brano eurodance che raggiunge il primo
posto nelle classifiche di tutto il mondo, Stati Uniti compresi. Da
segnalare, all'interno di questo album, anche il gradevole pop
melodico di Change your mind.
RAF - Cosa resterà... (CGD, 1989) Raffaele Riefoli, in arte Raf, nasce a Margherita di Savoia
(Foggia) nel 1959. Fiorentino di adozione, all'inizio degli anni 80
si trasferisce per un breve periodo a Londra e nel 1984 pubblica con
l'etichetta francese Carrere il 45 giri Self Control,
brano pop-dance cantato in inglese che raggiunge il primo posto nelle
classifiche di tutto il mondo, Stati Uniti compresi. Nel 1987 dopo
aver lavorato nella scena dance per diversi anni, decide di cambiare
genere dedicandosi al pop italiano. Basti pensare che il brano Si
può dare di più (1987),portato
alla vittoria del Festival di Sanremo dal trio Morandi-Ruggeri-Tozzi,
è firmato proprio da Raf; come del resto la hit Gente di
mare (1987) cantata in coppia con Umberto Tozzi. Nel 1988
Raf pubblica l'album Svegliarsi un anno fa e nell'89 Cosa resterà..., un disco che lo consacra tra i più
importanti protagonisti della scena musicale pop del nostro paese.
Questo album, infatti, contiene canzoni di tutto rispetto, tra le
quali spiccano la sanremese Cosa resterà
degli anni '80 – brano che divenuto oramai un classico,
rappresenta una fotografia critica e un po' nostalgica del decennio
che allora si andava chiudendo – e l'estiva Ti pretendo
– mega-hit che vince il Festivalbar 1989 – oltre alla
sensibile Santi nel viavai e all'ironica, anch'essa
foto delle manie e nevrosi della società, La battaglia
del sesso. Raf con questo disco che esce sul finire degli
anni 80, ha il merito di cantare in italiano un pop elegante e
raffinato, cosa assai rara in quel periodo.
R.E.M. - Out Of Time (Warner Bros, 1991) I R.E.M. sono un team perfetto, senza difetti, né cedimenti: e Stipe, Buck, Mills e Berry è come se avessero stretto un patto di sangue, tutti per uno, i R.E.M. per tutti. Out Of Time è una concessione, la prima, al business, con un ventaglio di soluzioni che portano l'album ai primi posti in tutto il mondo. L'intramontabile Losing My Religion e Shiny Happy People vestono i panni dell'immediatezza, della grande orecchiabilità, ma i meno radiofonici, più ricercati e introspettivi Low, Country Feedback, Half A World Away mettono in pace la coscienza dei più esigenti affezionati della prima ora.
RENATO ZERO - Trapezio (RCA, 1976) Ormai etichettato come il Bowie italiano – visto che
anch'egli, come il cantante inglese, nelle sue performance lavora sul
travestitismo – il ventiseienne Zero, con questo suo terzo
Long-Playing, mette a punto il suo progetto di canzone nata in vista
dello spettacolo e quindi da arrangiare e da interpretare, anche su
disco, con grande attenzione alla spettacolarità dei suoni e
della voce. Nello stesso tempo, emerge la sua filosofia d'autore:
eccentrico intreccio di trasgressione e di moralismo vagamente
deamicisiano, denuncia sociale e etica dei buoni sentimenti,
clownerie e accenti "strappacore". Nasce, intanto, l'esercito dei
“sorcini”, ragazzi che considerano Renato un maestro. I
brani più rappresentativi di questo album sono: No,
mamma, no! – già proposta in una versione “dal
vivo” all'interno dell'omonimo LP, il primo di Renato, uscito nel 1973 –
l'ingenua e romantica Inventi, Scegli adesso
oppure mai..., Un uomo da bruciare e la
divertente Madame.
RENATO ZERO - Zerofobia (RCA, 1977) Canzoni emblematiche che rappresentano la storia della musica
leggera italiana, come Il cielo, Mi vendo, Morire
qui, Manichini, hanno reso celebre e amatissimo questo
album, all'interno del quale si fronteggiano libertà sessuale
e senso religioso. I brani di questo Long Playing – con il
loro eccentrico intreccio di trasgressione e moralismo, denuncia
sociale e etica dei buoni sentimenti – raggiungono i cuori di
tanta gente e si pongono sempre dalla parte del bene e della
positività. Il consenso del pubblico verso questo disco e
verso il personaggio Renato Zero è tale, che lo spettacolo dal
vivo, intitolato Zerofobia, registra il tutto esaurito in ogni
città italiana e nell'aprile del 1978 viene addirittura
trasmesso dalla RAI; così la TV trasforma l'ambiguità
dell'artista in un fenomeno di costume, meno eversivo e alla portata
del grande pubblico. Zerofobia è un 33 giri preludio
di Zerolandia, l'album che nell'anno successivo catturerà
il pubblico col malizioso boom di Triangolo.
RICCARDO COCCIANTE - Cocciante (RCA, 1982) Senza dubbio questo è stato un 33 giri di grande successo,
non a caso ancora oggi viene ristampato su CD. Otto canzoni che nei testi presentano quella "poesia del quotidiano un po' minimalista",
nella quale Mogol, che ha firmato appunto tutte le liriche del disco, è maestro; i brani più amati dal pubblico
contenuti in questo album sono: Celeste nostalgia, Un
nuovo amico e In bicicletta, tre canzoni
scorrevoli, da antologia non solo del repertorio di Cocciante ma
anche, più in generale, dell'intero archivio della musica
leggera italiana più popolare. In questo suo nono LP, Riccardo, nelle sue melodie,
fa a meno della progressione rabbiosa dei primi lavori in favore di
una romantica leggerezza.
RINO GAETANO - Nuntereggaepiù (RCA, 1978) Nuntereggaepiù esce in un periodo nel quale il
reggae è poco conosciuto nel nostro Paese, e ottiene un vero e
proprio successo grazie al singolo estratto intitolato Gianna,
canzone presentata al Festival di Sanremo, dove Rino si esibisce come
un classico artista da varietà indossando frac e cappello a
cilindro; questa fu ovviamente un'esibizione rara per quel tipo di platea,
abituata a distinguere tra cantanti popolari, cantautori impegnati e
attori televisivi da spettacolo leggero. L'intero album mostra –
con Nuntereggae più,
Fabbricando case,
Capofortuna
e le altre – la grandezza di Rino
Gaetano, che non consiste però solo nel tradurre comicità
in musica – seguendo la tradizione del varietà nel satireggiare
personaggi e politica – ma anche nel seguire
quella strada quando nessun altro nella musica italiana lo stava
facendo, in un decennio dove le hit-parade ospitavano Mogol-Battisti,
le piazze ascoltavano i cantautori impegnati e il Paese viveva gli
anni di piombo.
SAMUELE BERSANI - Samuele Bersani (Pressing/BMG, 1997) Samuele Bersani nasce a Cattolica, in
provincia di Rimini, il primo ottobre 1970 e inizia la sua carriera
artistica nel 1991 partecipando al tour Cambio di Lucio Dalla con il
brano Il mostro – canzone piuttosto impegnata che punta
il dito sul mondo dei media, sempre pronto in nome dello scoop a
creare violenza mediatica non solo intorno a gravi fatti di cronaca,
ma anche alla disperazione e alla diversità – che viene
poi inserito nell'album live Amen dello stesso Dalla. Nel 1992 esce
il suo primo album, C'hanno preso tutto, che contiene la
famosissima Chicco e Spillo: la storia di due ragazzini che,
in una realtà di degrado sociale nell'hinterland di una grande
città, pensano a come ottenere soldi facili, e così decidono di compiere un
furto; il racconto, a metà tra filastrocca e rap, purtroppo
però si conclude male, con i due ragazzi sul motorino in fuga
dalla polizia che incappano in un incidente. Nel 1994 scrive Crazy
boy per Fiorella Mannoia, canzone che racconta di un immigrato
extracomunitario che per trovare rifugio, nella notte, entra in un
museo e rimane chiuso dentro. L'anno seguente pubblica il suo secondo album,
Freak, che segna la sua consacrazione definitiva: 130000 copie
vendute e 56 settimane nelle classifiche di vendita. Il suo terzo
CD, quello di cui mostriamo la copertina, si intitola Samuele Bersani e contiene quello
che forse è il suo più bel brano,
Giudizi universali, una canzone
poetica e struggente che parla della dolorosa perdita di un amore,
con la quale si aggiudica il Premio Lunezia 1998 per il miglior testo
letterario. Questo disco, tra gli altri brani contiene anche
Coccodrilli, canzone di immediato successo che
viene scelta come singolo di lancio dell'intero lavoro, la
già citata Crazy boy, la delicata ed intimista
L'istinto – che parla del contrasto tra emotività
e sentimenti – e La risposta, canzone in
stile Rock easy-listening, cover di The circle (1996) degli Ocean
Colour Scene. Senza dubbio Samuele Bersani è uno
dei più bravi ed interessanti cantautori della nuova
generazione, soprattutto per la scrittura dei testi, anche se pure
le scelte musicali non sono mai banali.
SIMPLY RED - A new flame (Elektra, 1989) Il gruppo Pop con tendenza al Soul dei Simply Red nasce nel 1984 a
Manchester, formato dal cantante Mick "Red" Hucknall
(1960), che già aveva fatto parte del gruppo di scuola Punk
dei Frantic Elevators, e da tre ex membri dei Durutti Column. Fin
dal primo album, Picture book, pubblicato nel 1985, la band
britannica confeziona in maniera perfetta un mix tra Soul e Rhythm
and Blues che la porta al successo. Nel 1989 esce il loro terzo
album, A new flame, dove le reminiscenze di Black-Music e la
vocalità sicura e suadente di Mick, danno vita ad un lavoro
discografico originale e di grande qualità. Diciamo infatti
che negli anni 80 i Simply Red propongono un R'n'B rinnovato,
avvicinandolo alla Pop-Music di quel periodo, senza però
confonderlo con essa. I brani più rappresentativi di questo LP sono: It's
only love, A new flame e la cover
di If you don't know me by now, brano del 1972 di
Harold Melvin and the Blue Notes, una ballata romantica, raffinata e
suggestiva, riproposta con grande successo da Mick e compagni.
SKUNK ANANSIE - Stoosh (One Little Indian Records Ltd - Virgin, 1996) La cantante di colore Skin, bisex dichiarata e orgogliosa, nel
1995 quando esce il primo disco della band, definisce “Clit
Rock” la musica del suo gruppo,ovvero una miscela di Hard Rock
e rabbia femminista. Il loro primo album Paranoid And Sunburnt,
registrato in una casa infestata, comprende canzoni intense e
arrabbiate. Nel 1996 gli Skunk Anansie pubblicano il loro secondo e
penultimo lavoro discografico, Stoosh, che senza dubbio è uno dei
migliori dischi Rock degli anni 90. In questo CD i loro testi parlano
ancora una volta di razzismo vissuto in prima persona, religione e
rapporti interpersonali, mentre la musica diventa qui metalleggiante
ma più personale rispetto al disco precedente. E
la voce, intensa e potentissima della carismatica Skin, leader
indiscussa del gruppo, caratterizza e da spessore a tutto il
resto. Nel disco troviamo, tra le altre, la canzone più
celebre degli Skunk Anansie, Hedonism (Just Because You Feel
Good), che, coinvolgente e trascinante grazie ad una
bellissima melodia, specialmente nel ritornello, è tra le
ballate Rock più belle del decennio scorso. Meno famosa ma
ugualmente bella e sullo stesso genere, anche la suggestiva Brazen
(Weep). Nel 1999 esce il loro terzo ed ultimo album, Post
Orgasmic Chill, ed è ancora un grande successo. Nel 2001
la band inglese capitanata da Skin e con Cass Lewis al basso, Mark Richardson
alla batteria e Ace alla chitarra si scioglie, e la leader decide di
intraprendere una promettente carriera solista, confermata dal
successo dell'album Fleshwound uscito nel 2003.
SPANDAU BALLET - True (Chrysalis Records, 1983) Il chitarrista e compositore Gary Kemp e suo fratello, il bassista
Martin Kemp, formano la band nel 1979 insieme con il batterista John
Keeble, il vocalist Tony Hadley e il chitarrista Steve Norman il
quale, in seguito al cambiamento di direzione musicale della band che
avviene nel 1983, passerà poi al sassofono. Il giovane gruppo
inglese inizialmente si chiama “The Makers” ma dopo un
viaggio a Berlino arriva il nuovo e definitivo nome, “Spandau
Ballet”, ispirato da un graffito presente su un muro del
carcere di Spandau. Subito raccolgono i primi apprezzamenti nella
loro città, Londra, dove diventano la “house band”
del Blitz nightclub, un locale riconosciuto come la culla di un nuovo
genere musicale che si sta affacciando sui nascenti anni '80, e che rappresenta anche uno stile – un fenomeno di costume –
chiamato “New Romanticism”. Nel 1980 la band firma un
contratto discografico con la Chrysalis Records e pubblica il suo
primo 45 giri intitolato To Cut A Long Story Short, che
ottiene un buon successo nel Regno Unito. Seguono poi, nel 1981,
altri due singoli: The Freeze – in stile Funky – e
Musclebound. Nel frattempo esce il loro primo Long-Playing
intitolato “Journeys to Glory”, che entra all'istante
nella classifica inglese raggiungendo la settima posizione e dove
resterà per oltre due mesi, un album con brani, come quelli
citati sopra, dal ritmo trascinante in cui troviamo un grande uso del
sintetizzatore. In seguito esce il loro secondo LP, “Diamond”,
un disco realizzato con una certa superficialità e che non
creò grandi entusiasmi nonostante il successo del brano Chant
No. 1. Fortunatamente nel frattempo gli Spandau Ballet
incontrano Trevor Horn, un veterano dei produttori discografici,
che li consiglia su come rinnovare il sound e l'immagine. Così, con una ritrovata fiducia
in se stessi i cinque ragazzi londinesi riescono a sfornare sonorità fresche,
nuove e soprattutto molto radiofoniche, ed è proprio in questo momento
che arriva il grande successo internazionale. Non a caso, nel 1983
esce “True” , un album la cui title track –
che dura oltre 6 minuti – riprende un po' le storiche sonorità
Jazz, Soul ed R&B dell'etichetta Motown (nel rispetto di un grande
come Marvin Gaye), infatti, con True siamo di fronte ad
un suono Soul ma che riesce ad essere moderno,
innovativo e a plasmarsi con le mode sonore e strumentali degli anni
'80. Un album “True”, che anche grazie ad altri singoli di successo come
Gold, Lifeline e Communication,
raggiunge il primo posto nella classifica britannica e staziona nella
Top Ten statunitense. Con questo disco anche la loro immagine cambia
moltissimo, infatti, la band del “Nuovo Romanticismo” rinnova il
suo look, con abiti eleganti e facce pulite – viene
quindi messo da parte il make-up – . Proprio da questo
momento gli Spandau Ballet cominciano a fare tendenza tra i
giovani, che si ispirano al loro modo di vestire e alle loro
acconciature. Con i lavori successivi non riusciranno più
ad eguagliare il successo di True, anche se ci regaleranno altre bellissime ed indimenticabili canzoni come I'll fly for you (1984) e Through the barricades (1986); si scioglieranno nel 1989.
STADIO - Stadio (RCA, 1981) Il successo del tour di Banana Republic con Dalla, De Gregori e
Ron, porta alla band emiliana degli Stadio la voglia di cercare una
propria espressione Rock e il sogno di diventare un gruppo solista
con una propria identità, non più solo supporter nei
concerti di grandi cantautori. La canzone Grande figlio di
puttana, ottiene un grande successo radiofonico e si aggiudica il
Premio David di Donatello e il Nastro d'Argento come colonna sonora
del film Borotalco di Carlo Verdone. Questo primo album degli Stadio
contiene anche Chi te l'ha detto – brano dal Rock
elettrico carismatico, suggestivo e avvolgente – e Navigando
controvento, il primo testo di Luca Carboni.
SWING OUT SISTER - It's better to travel (Phonogram - Mercury, 1987) Il trio inglese – formato da Corinne Drewery alla voce,
Andy Connell alle tastiere e Martin Jackson alla batteria – debutta con questo disco di grande qualità, che si afferma
subito nelle classifiche europee e statunitensi, grazie ad un Pop
melodico ma al contempo ritmato e accattivante. Nelle molte hits
contenute in questo album, si apprezza l'eleganza di una latente
influenza Jazz e la grande freschezza donata da arrangiamenti ariosi
di fiati ed archi, ottenuti con il sintetizzatore. I brani più
rappresentativi del disco sono: Breakout, Twilight world,
Surrender e Fooled by a smile.
TANITA TIKARAM - Ancient heart (WEA, 1988) Tanita Tikaram nasce a Munster in Germania, dove suo padre, un
ufficiale britannico indiano delle isole Fiji, è stato
collocato insieme alla moglie malaysiana. In seguito il padre sarà
riassegnato in Gran Bretagna, così all'età
di 12 anni Tanita, con la sua famiglia, si trasferisce in
Inghilterra. Il senso di isolamento, le difficoltà
nell'integrazione in una nuova realtà, spingono Tanita verso
la musica, tanto che a 16 anni inizia a scrivere le sue prime
canzoni. Nel 1988 pubblica il suo primo album, Ancient heart, e
subito la giovane artista viene salutata come un'eccellente
rivelazione della canzone d'autore al femminile. La sua voce scura, sinuosa e avvolgente
dalla tonalità bassa, unita a delle ballate morbide, dà vita a
delle canzoni intimistiche, suggestive e carismatiche che
magnetizzano l'ascolto. Proprio per questo il mercato di fine anni
80, abituato ad una musica Pop fin troppo briosa, leggera e di facile
ascolto, divenuta ormai ripetitiva e copia di se stessa, accoglie con
entusiasmo il venticello di novità portato dalla Tikaram. I
brani più rappresentativi di questo album sono Good
tradition, For all these years e soprattutto Twist in my
sobriety, che nel 1989 conquista
le radio italiane e diventa un hit indimenticabile.
TERENCE TRENT D'ARBY - Introducing the Hardline According to Terence Trent D'Arby (CBS, 1987)
Cantante e songwriter di musica R'n'B, Terence Trent D'Arby nasce a New York nel 1962, ma è in Europa che cresce artisticamente e dà inizio alla sua carriera.
Infatti, di servizio in Germania con l'esercito degli Stati Uniti,
all'inizio degli anni 80 debutta sulla scena musicale tedesca
formando il gruppo Funk dei “Touch”. Successivamente Terence si trasferisce a
Londra, dove registra un nastro-demo che gli procura un contratto con
la casa discografica CBS. Nel 1987 è protagonista di un
debutto squillante con l'album Introducing the Hardline According
to Terence Trent D'Arby, un
disco strabiliante che rappresenta un vero e proprio cult musicale
degli anni 80, non a caso ottiene un enorme successo di vendite e agguanta i primi posti delle classifiche inglesi e americane. La
popolarità di Terence, va alle stelle. In questo suo primo
lavoro discografico, esibisce una vocalità seducente che
ricorda i grandi protagonisti Rhythm & Blues del passato, da Sam
Cooke a Otis Redding; Terence però rigetta questi
paragoni, dato che il suo Rock è
imparentato con le diverse sfumature della black music. I brani più rappresentativi di questo eccezionale
album sono: Dance Little Sister, If You Let Me Stay,
Wishing Well e Sign Your Name.
THE CRANBERRIES - No Need To Argue (Island, 1994) Nati nel 1990, nelle vicinanze di Limerick, in Irlanda, su
iniziativa di quattro giovanissimi musicisti, i Cranberries non hanno
un inizio discografico felice e nonostante l'incoraggiamento della
stampa specializzata che ne intuisce il potenziale, faticano a
trovare una propria identità espressiva. Nel 1991 pubblicano
Uncertain e nel 1992 Everybody Else Is Doing It, So Why Can't We? album con il quale vengono scoperti negli USA. Dunque quando nel 1994
esce No Need To Argue,
la band irlandese guidata dalla suggestiva voce di Dolores O' Riordan
(1971) è praticamente sconosciuta sul fronte britannico, ma
ben presto con questo ultimo lavoro – pieno di poesia,
elegante, ricco di stimoli e azzeccato in ogni particolare – si
impongono in tutta Europa. Zombie
è la dolente ballata di denuncia contro la guerra che traina
l'intero album, uno dei best seller internazionali dell'anno, in
equilibrio tra un Pop-Rock tirato e chiaroscuri di derivazione Folk
irlandese.
THE POLICE - Reggatta de Blanc (A&M Records, 1979) Il trio britannico composto da Sting, Andy Summers e Stewart
Copeland debutta nel 1978 con l'album Outlandos D'Amour, il
quale vede miscelate al suo interno cadenze Reggae con il Rock
inglese di quel periodo, un'alchimia questa, che da vita ad una
musica originale e magnetica ma al contempo anche di facile
ascolto. Nel 1979 esce Reggatta de Blanc, un disco in cui
funziona ancora a meraviglia la formula creativa già usata nel
precedente album, così le sonorità fresche, briose,
divertite, con la mancanza di una meditazione lunga e minuziosa nel
comporre, tipica invece del rock progressivo degli anni 70,
conquistano critiche positive e grande successo di pubblico, il quale
si innamora di brani come Message in a bottle e Walking on
the moon.
THE SMITHS - The Queen Is Dead (Rough Trade, 1986) Johnny Marr (1963) – chitarrista ossessionato dalla fresca
semplicità del Pop degli anni 60 – Morrissey (1959) –
poeta-cantante fuori dal tempo, colto e ambiguo ,appassionato del "decadentismo" – insieme a
Andy Rourke al basso e Mike Joyce alla batteria, si incontrano a
Manchester nel 1982 e decidono di dare vita agli Smiths. The Smiths è
un nome semplice, anonimo, quasi banale ma al contrario le loro
canzoni – che parlano di solitudine e disagio adolescenziale – mettono
in risalto il contesto sociale in cui nascono, il quale vede le
contraddizioni crudeli dell'Inghilterra thatcheriana. Con loro
rinasce il Pop inglese, tanto che spesso vengono citati per
l'influenza che hanno tuttora su gran parte
delle pop band britanniche; d'altronde non
si possono dimenticare e rimangono come pietre miliari della musica
Pop - New Wave, i limpidi riff chitarristici di Johnny Marr – certo
influenzati dalle sonorità Sixties
dei Velvet Underground e dei Byrds – e la voce suadente e fascinosa di Morrissey, che
insieme regalano un fascino inedito e ipnotico a tante canzoni. The
Queen Is Dead, l'album di cui riportiamo la copertina – il quarto della loro storia – è
un po' quello della maturità, infatti, nonostante il suono e
l'estetica degli Smiths siano ormai codificati, in questo
Long-Playing i quattro ragazzi di Manchester perfezionano il loro
tratto stilistico in ballate crepuscolari e struggenti come I know
it's over, There is a light that never goes out e The
boy with the thorn in his side, senza trascurare però la vena polemica
che troviamo in The Queen is dead, le schermaglie amorose e
letterarie di Cemetry gates, le inedite accelerazioni Rock di
Bigmouth strikes again.
THE VERVE - Urban Hymns (Hut Recordings, 1997) La band dei Verve, proveniente da Wigan in Inghilterra, è
costituita da Richard Ashcroft – voce, chitarrista, songwriter
e leader del gruppo – Nick McCabe, Simon Jones, Peter Salisbury
e Simon Tong. Nella seconda metà degli anni 90 i Verve hanno
contribuito a creare – insieme a gruppi come gli Oasis –
quell'ondata musicale, definita Brit-Pop, che in quegli anni ha fatto
da colonna sonora all'Inghilterra e all'intera Europa. La loro musica, chiamata anche Space Rock o Dream Pop, ha origine dalla
tradizione della Psichedelia ma si fonde anche con il Funk, il Soul e
sinfonici arrangiamenti d'archi. Il massimo risultato di qualità
e orecchiabilità, i Verve lo danno nel 1997 con il loro terzo
ed ultimo album, Urban Hymns, infatti, con questo lavoro lanciato dalla sinfonia agrodolce di
Bittersweet Symphony la band si ritaglia un posto negli annali del
Pop contemporaneo. Urban Hymns contiene anche altri successi
memorabili, come The Drugs Don't Work, Sonnet e Lucky
Man, i quali insieme ad altri nove “Inni Urbani”, hanno
lasciato un segno indelebile nella musica di fine anni 90, facendo di
questo CD un classico da collezione. All'apice del successo, tra
lo stupore dei fan e degli addetti ai lavori, nel 1999 la band si
scioglie e Richard Ashcroft intraprende la carriera solista.
TOTO - TOTO IV (COLUMBIA, 1982) Supergruppo di noti e richiestissimi session men californiani,
composto dai fratelli Jeff (1954-1992) e Steve (1957) Porcaro – rispettivamente percussionista e tastierista – dal
chitarrista Steve Lukather (1957), dal tastierista e cantante David
Paich (1954), dal bassista David Hungate e dal vocalist Bobby Kimball
(1947) esordiscono nel 1978 con un album “Toto” di impeccabile
Pop-Rock da classifica, contenente l'inossidabile Hold the line. L'album di cui proponiamo la recensione è il quarto della loro
carriera e non a caso si chiama proprio Toto IV;
pubblicato nel 1982, questo lavoro continua a proporre la loro
collaudata formula di grande successo commerciale, cioè un
Pop-Rock abbellito da arrangiamenti pregevoli e appena ambrato da
venature Hard. Eppure questo non è affatto un disco che si
ripete, sarà che qui la suddetta formula trova addirittura un
più felice compimento, infatti, il disco contiene singoli
memorabili come Rosanna
(dedicata da Paich all'attrice Rosanna Arquette, all'epoca fidanzata
con Lukather), la suadente Africa
che è oggi più che mai un hit mondiale intramontabile,
e ancora la romantica ballata I won't hold you
back
e la sincopata Make believe. Questo album viene premiato non solo dalle vendite milionarie ma
anche con ben sei Grammy Awards; successivamente però Bobby
Kimball abbandona il gruppo, finisce così un momento magico
per la mitica band che, comunque, negli anni successivi continuerà
ad uscire con altri LP.
U2 - The Joshua Tree (Island Records, 1987) Questo album degli U2, l'ottavo a partire dal 1980, è senza dubbio
una pietra miliare del Pop, non solo di quel decennio ma di tutti i
tempi. I magnifici quattro – Paul Hewson detto Bono (1960) alla
voce, David Evans detto The Edge (1961) alla chitarra, Adam Clayton
al basso e Larry Mullen alla batteria – hanno realizzato questo
disco, capolavoro intimistico e al contempo universale, di concerto
con Brian Eno e Daniel Lanois che, oltre ha firmare la produzione,
entrano nello spirito e nelle fondamenta del suono del gruppo. Non
c'è una sola nota sbagliata, gli undici brani non fanno una
piega e le tre canzoni che aprono il disco (Where the streets
have no name, I still haven't found what I'm looking for e
With or without you) sono un inizio fulminante, una sequenza
che vede la band di Dublino in uno stato di grazia.
VASCO ROSSI - C'è chi dice no (Carosello, 1987) Con le intense Vivere
una favola e C'è chi dice no – che fotografano la frenesia, la superficialità e il qualunquismo dei ruggenti anni 80 – Vasco formalizza
il suo ruolo di oppositore disarmato contro l'ipocrisia e il
moralismo bigotto della società. E' dunque un disco più
ragionato rispetto a quelli passati, nel quale si avvale di una lunga
lista di collaboratori: oltre a Tullio Ferro anche Massimo Riva,
Maurizio Solieri, Rudy Trevisi e lo stesso produttore Guido
Elmi. All'interno di questo album è presente anche una canzone d'amore molto suggestiva e dalle sonorità pop-rock carismatiche e avvolgenti, Ridere di te. D'ora in poi Vasco Rossi diventa il Blasco, simbolo di una ribellione un po' picaresca, personaggio ironicamente autobiografico descritto nella canzone Blasco Rossi.
WHAM! - The Final (Epic, 1986)
Con The Final – la cui pubblicazione è stata supportata da un unico e irripetibile concerto allo stadio londinese di Wembley nel 1986 davanti a 70000 persone – termina ufficialmente l'attività del duo inglese composto da George Michael e Andrew Ridgeley, ovvero gli Wham. Una carriera luminosissima, durata quattro anni, realizzata grazie a due strepitosi album: Fantastic (1983) e Make it Big (1984) che hanno per lo più preso vita da un lunghissimo elenco di 45 giri mangiaclassifiche.
Con questo doppio LP live vengono dunque ripercorse le tappe di un successo senza pari, che va dal 1982 al 1986, ottenuto grazie a titoli ormai celeberrimi come: Young Guns (Go for It!) del 1982, Wham Rap e Club Tropicana del 1983, poi ancora nel 1984 troviamo Wake Me Up Before You Go Go, Freedom, Everything She Wants, If You Were There e Careless Whisper (inserita nell'album Make It Big targato Wham, uscì però come 45 giri di George Michael), il 1985 è l'anno di I'm Your Man e della sempre amata Last Christmas, infine, per chiudere questa lunga carrellata di singoli, nel 1986 esce The Edge of Heaven. Un repertorio che fonde le sonorità e lo stile musicale pop dei Sixties con la Black Music, riuscendo ovviamente a dare a questa loro originale fusione una forte impronta di modernità e freschezza.
Fu un successo non solo musicale ma anche di immagine, basti pensare alle adolescenti di Europa e Stati Uniti che rimanevano incantate dal loro idolo George, indiscusso sex-symbol maschile targato 80s.
Dunque appena iniziata la seconda metà del decennio, lo strepitoso e continuo successo del duo si interrompe, infatti, George Michael divenuto una indiscussa Popstar decide di chiudere con l'ormai super collaudata macchina targata Wham, per avviarsi verso una altrettanto fortunata carriera solista, con la quale, già a partire dal 1987 con l'album Faith, prosegue nel genere musicale pop e easy-listening con le sonorità e le ritmiche più in voga del momento, sforzandosi però nel realizzare una musica più solida e concreta, grazie a sonorità Soul e R'n'B, per raggiungere un pubblico più adulto e sofisticato, cosa che gli riuscirà benissimo.
WHITNEY HOUSTON - Whitney Houston (Arista, 1985)
Figlia
della cantante Gospel Cissy Houston e cugina di Dionne Warwick,
Whitney Houston (1963) debutta con un album che lascia il mondo a
bocca aperta, facendo presagire i 100 milioni di dischi che l'artista
venderà nel corso della sua carriera. La toccante Greatest
Love Of All – già di
George Benson nel 1977 – , l'esempio di
moderno R'n'B melodico di You
Give Good Love – che ha
preceduto le sonorità e lo stile che negli anni '90 sarà
poi di Mariah Carey e di altre star R'n'B –, la raffinata Saving
All My Love For You e soprattutto la struggente e
straordinariamente romantica All At Once
sono i migliori esempi del talento, dell'estensione
vocale e della sensibilità della giovane Whitney. Altri tre
pezzi melodici sono invece dei riusciti e prestigiosi duetti: Nobody Loves Me
Like You Do e Take Good Care
Of My Heart cantate con Jermaine Jackson e Hold Me
interpretata con Teddy Pendergrass. Nell'album ci sono poi
alcuni brani ritmati in stile Pop-Dance come Thinking About
You, Someone For Me
e, sopra le altre, How Will I Know,
ancora oggi accattivante, energica e trascinante al primo ascolto.
ZUCCHERO - Blue's (Polydor, 1987) A sorpresa nel 1987 arriva Blue's, un grande album che
consacra Zucchero sulla scena musicale italiana e internazionale. Il
disco vende oltre 1.300.000 copie, diventando l'album più
venduto nella storia del Pop italiano, e nel 1989 la London Records lo
pubblica in Gran Bretagna. Blue's – il quale contiene
dieci canzoni che sposano senza indugi la causa del Soul e del
Rhythm'n'Blues – è mixato a Londra negli studi di Pete
Townshend degli Who, ed è prodotto con il chitarrista e
programmatore Corrado Rustici; al lavoro prendono parte anche i
Memphis Horns, Clarence Clemons – saxofonista della E-street
Band di Bruce Springsteen – e altri ottimi musicisti R'n'B
internazionali. I suoni sono incalzanti e inebrianti, e le canzoni
nel loro complesso sono artisticamente e qualitativamente perfette,
tanto che saranno la base degli spettacoli dal vivo lungo tutta la
carriera dell'artista emiliano. Un disco di successo, rimasto
nella storia della musica italiana, grazie ai riff energici e
accattivanti di Con le mani / Pippo / Non ti sopporto
più / Solo una sana e consapevole libidine salva il
giovane dallo stress e dall'Azione Cattolica, ma anche grazie
alle suggestive e magistrali melodie di Dune mosse / Senza
una donna / Hey Man / Bambino io, bambino tu / Hai
scelto me.
Ci sono canzoni che durante gli anni 80 hanno accompagnato giorno dopo giorno, pomeriggio dopo pomeriggio, le ore davanti alla tv di tanti bambini. Motivi ascoltati e riascoltati, suoni familiari che facevano parte della quotidianità delle nostre case. Stiamo parlando delle sigle dei cartoni animati e dei telefilm programmati dalle tv negli anni ottanta. Alcune di queste oggi le riscopriamo così accattivanti e coinvolgenti, con le loro sonorità Pop che spesso strizzano l'occhio ad una Discomusic che proprio in quegli anni (sul finire degli anni 70 e l'inizio degli 80) aveva toccato il suo apice.
Sotto riportiamo alcune di queste SIGLE TV di cartoni e telefilm, che potete ascoltare sulla nostra webradio!
Anno
Titolo
della sigla
Artista
interprete esecutore
1974
Happy
Days
Jim
Haas, Ron Hicklin, Stan Farber, Gene Morford & Gerry Garrett
1978
Goldrake
Actarus
1978
Diff'rent
Strokes (sigla di: IL MIO AMICO ARNOLD)
Alan
Thicke, Gloria Loring, Gene Morford & Linda Harmon
In questa sezione di
Nonsolosuoni presentiamo le biografie dei cantautori italiani che con la loro poesia, l'estro, la
fantasia e la sensibilità hanno caratterizzato la musica italiana a partire dalla seconda metà degli anni 70 fino ai primi anni 80. Alcuni di questi artisti hanno continuato ad avere notevoli riscontri di pubblico fino ad oggi, mentre altri sono usciti dai grandi circuiti discografici.