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LE NOSTRE RUBRICHE
Dal lunedì al venerdì dopo i notiziari delle ore 7, 11, 18 e 23, va in onda la rubrica quotidiana PILLOLE DI NONSOLOSUONI. Un viaggio che, giorno dopo giorno, racconta la storia della musica dagli anni 70 fino agli anni 2000.
Puoi riascoltare tutte le nostre puntate anche on demand!

Nonsolosuoni e' la Web Radio italiana con cui ascoltare le canzoni del passato.
Vogliamo trasmetterti quelle emozioni che portano con esse la gioia di vivere e la voglia di sognare, per regalarti ogni giorno entusiasmo, grinta e fantasia, grazie al repertorio internazionale e italiano di musica anni 70, 80 e 90.
Con Radio Nonsolosuoni, per te, tante meravigliose canzoni per un sorriso e un pizzico di spensieratezza!
Ascolta con noi la musica piu' bella e coinvolgente degli ultimi quarant'anni, un misto di Pop ma anche Disco Music che riporta a galla la creativita' ed il genio intrisi in tante canzoni e generi musicali degli anni 70, 80 e 90. Trasmettiamo molta black music, e quindi tutti quei generi musicali "Made in USA" tra i quali il Rhythm and Blues ed il Soul, con artisti di punta come Diana Ross, Aretha Franklin, Dionne Warwick, Marvin Gaye, Stevie Wonder. Generi, quelli della black music, che poi accostandosi ai suoni elettronici dei primi sintetizzatori, nella seconda meta' degli anni 70 hanno trovato una sintesi ed una fusione nella musica Disco, dando vita a sonorita' decisamente piu' leggere e ballabili, volte a portare un senso di spensieratezza. I maggiori interpreti della Disco che trasmettiamo sono Barry White (con il suo soul-disco) poi gli Chic, le Sister Sledge, gli Earth Wind & Fire (con il loro funk-disco) senza dimenticare ovviamente i Bee Gees, Donna Summer, Gloria Gaynor, KC and the Sunshine Band, Kool & the Gang.
Se degli anni 70 non trascuriamo pero' nemmeno il glam-rock di David Bowie e Lou Reed, ecco, che passando ai primi anni 80, arrivano i successi di artisti come Michael Jackson, Prince, Whitney Houston, Lionel Richie, i quali, con le loro sonorita' Dance Pop, hanno fuso la Disco con il Synthpop e la New Wave. Si, perche' con la fine degli anni 70 e i primi anni 80, in Europa, le nuove sonorita' elettroniche raccolsero anche l'eredita' del Punk-Rock, dando vita alla variegata scena New Wave che con un suo sottogenere, il Synthpop, ha avuto i suoi maggiori esponenti in gruppi come Depeche Mode, Ultravox, Eurythmics, Yazoo, New Order, Alphaville, Visage, Talk Talk, Pet Shop Boys; dal Synthpop con sonorita' piu' leggere, accattivanti e orecchiabili, e' nato poi il genere delle band New Romantics, tra le quali amiamo farvi ascoltare gli Spandau Ballet, i Duran Duran, gli A-ha, i Culture Club, gli ABC.
Ma Nonsolosuoni, accanto alle canzoni di grandi artisti come Queen, Bruce Springsteen, Madonna, U2 e R.E.M., rievoca anche i successi piu' emozionanti e indimenticabili della musica italiana, infatti, amiamo Rino Gaetano, Renato Zero, Lucio Dalla, Ron, Stadio, Vasco Rossi, Umberto Tozzi, Eros Ramazzotti, Luciano Ligabue, Raf, Antonello Venditti, Claudio Baglioni, Riccardo Cocciante, Franco Battiato, Ivano Fossati, Fabio Concato, Eugenio Finardi e tutti i classici degli anni 70 80 che vanno da Alan Sorrenti a Rettore, passando per altri grandi nomi come Mia Martini, Alberto Fortis, Gianni Togni, Giuni Russo, ecc...
Nonsolosuoni, web radio personale, e' in possesso di regolare Autorizzazione SIAE e Licenza SCF che consentono il legittimo uso del repertorio musicale nel rispetto degli autori ed editori delle opere, ed anche dei produttori fonografici e degli artisti interpreti esecutori.
RECENSIONI ALBUM CULT DEGLI ANNI 70 80 e 90
DAVID BOWIE - The rise and fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars (RCA, 1972 / EMI, 1999)
"L'ascesa e la caduta di Ziggy Polveredistelle", è questa, pressappoco, la traduzione del titolo dell'album che rappresenta uno dei momenti più alti del Glam-Rock, il quale fu un genere musicale molto teatrale dove la musica veniva presentata con il travestimento spesso coloratissimo; una corrente artistica eccessiva nel suo modo di presentarsi, parodistica e con un sottofondo ironico nei confronti del mondo dello spettacolo.
In questo disco David Bowie interpreta il suo alter ego Ziggy Stardust, impersonando quindi a suo modo, sotto forma di rockstar, il tema dell'alieno; infatti, il cuore di questo disco-manifesto del Glam anni 70 è una creatura aliena dall'indecifrabile DNA sessuale, della quale Bowie indossa i panni “glamour” e ne racconta la veloce ascesa e l'altrettanto rapida caduta. Così, con il Rock della sua band (gli Spiders from Mars) prendono vita canzoni dall'impatto dirompente, teatrali e umorali, che coniugano riffs chitarristici  – in Moonage daydream dalle sonorita' anche progressive –  con agrodolci partiture sinfoniche. E si va dunque dalla celeberrima ballata spaziale Starman a Suffragette city con un susseguirsi di invenzioni sul filo del paradosso, ma ad emergere è soprattutto il Rock'n'Roll, che in chiave Blues arriva fino al momento in cui Ziggy si autoelimina in Rock'n'Roll Suicide. Mentre il testo piu' poetico e decadente dell'album e' quello di Lady Stardust, ballata romantica, delicata e malinconica con protagoniste le note del pianoforte.

RENATO ZERO - Zerofobia (RCA, 1977)
Canzoni emblematiche che rappresentano la storia della musica leggera italiana, come Il cielo, Mi vendo, Morire qui, Manichini, hanno reso celebre e amatissimo questo album, all'interno del quale si fronteggiano libertà sessuale e senso religioso.
I brani di questo Long Playing – con il loro eccentrico intreccio di trasgressione e moralismo, denuncia sociale e etica dei buoni sentimenti – raggiungono i cuori di tanta gente e si pongono sempre dalla parte del bene e della positività.
Il consenso del pubblico verso questo disco e verso il personaggio Renato Zero è tale, che lo spettacolo dal vivo, intitolato Zerofobia, registra il tutto esaurito in ogni città italiana e nell'aprile del 1978 viene addirittura trasmesso dalla RAI; così la TV trasforma l'ambiguità dell'artista in un fenomeno di costume, meno eversivo e alla portata del grande pubblico.
Zerofobia è un 33 giri preludio di Zerolandia, l'album che nell'anno successivo catturerà il pubblico col malizioso boom di Triangolo.

WHITNEY HOUSTON - Whitney Houston (Arista, 1985)
Figlia della cantante Gospel Cissy Houston e cugina di Dionne Warwick, Whitney Houston (1963) debutta con un album che lascia il mondo a bocca aperta, facendo presagire i 100 milioni di dischi che l'artista venderà nel corso della sua carriera.
La toccante Greatest Love Of All  – già di George Benson nel 1977 –  , l'esempio di moderno R'n'B melodico di You Give Good Love  – che ha preceduto le sonorità e lo stile che negli anni '90 sarà poi di Mariah Carey e di altre star R'n'B –, la raffinata Saving All My Love For You e soprattutto la struggente e straordinariamente romantica All At Once sono i migliori esempi del talento, dell'estensione vocale e della sensibilità della giovane Whitney.
Altri tre pezzi melodici sono invece dei riusciti e prestigiosi duetti: Nobody Loves Me Like You Do e Take Good Care Of My Heart cantate con Jermaine Jackson e Hold Me interpretata con Teddy Pendergrass.
Nell'album ci sono poi alcuni brani ritmati in stile Pop-Dance come Thinking About You, Someone For Me e, sopra le altre, How Will I Know, ancora oggi accattivante, energica e trascinante al primo ascolto.

THE VERVE - Urban Hymns (Hut Recordings, 1997)
La band dei Verve, proveniente da Wigan in Inghilterra, è costituita da Richard Ashcroft – voce, chitarrista, songwriter e leader del gruppo – Nick McCabe, Simon Jones, Peter Salisbury e Simon Tong.
Nella seconda metà degli anni 90 i Verve hanno contribuito a creare – insieme a gruppi come gli Oasis – quell'ondata musicale, definita Brit-Pop, che in quegli anni ha fatto da colonna sonora all'Inghilterra e all'intera Europa.
La loro musica, chiamata anche Space Rock o Dream Pop, ha origine dalla tradizione della Psichedelia ma si fonde anche con il Funk, il Soul e sinfonici arrangiamenti d'archi.
Il massimo risultato di qualità e orecchiabilità, i Verve lo danno nel 1997 con il loro terzo ed ultimo album, Urban Hymns, infatti, con questo lavoro lanciato dalla sinfonia agrodolce di Bittersweet Symphony la band si ritaglia un posto negli annali del Pop contemporaneo.
Urban Hymns contiene anche altri successi memorabili, come The Drugs Don't Work, Sonnet e Lucky Man, i quali insieme ad altri nove “Inni Urbani”, hanno lasciato un segno indelebile nella musica di fine anni 90, facendo di questo CD un classico da collezione.
All'apice del successo, tra lo stupore dei fan e degli addetti ai lavori, nel 1999 la band si scioglie e Richard Ashcroft intraprende la carriera solista.

SPANDAU BALLET - True (Chrysalis Records, 1983)
Il chitarrista e compositore Gary Kemp e suo fratello, il bassista Martin Kemp, formano la band nel 1979 insieme con il batterista John Keeble, il vocalist Tony Hadley e il chitarrista Steve Norman il quale, in seguito al cambiamento di direzione musicale della band che avviene nel 1983, passerà poi al sassofono. Il giovane gruppo inglese inizialmente si chiama “The Makers” ma dopo un viaggio a Berlino arriva il nuovo e definitivo nome, “Spandau Ballet”, ispirato da un graffito presente su un muro del carcere di Spandau.
Subito raccolgono i primi apprezzamenti nella loro città, Londra, dove diventano la “house band” del Blitz nightclub, un locale riconosciuto come la culla di un nuovo genere musicale che si sta affacciando sui nascenti anni '80, e che rappresenta anche uno stile  – un fenomeno di costume –  chiamato “New Romanticism”.
Nel 1980 la band firma un contratto discografico con la Chrysalis Records e pubblica il suo primo 45 giri intitolato To Cut A Long Story Short, che ottiene un buon successo nel Regno Unito. Seguono poi, nel 1981, altri due singoli: The Freeze  – in stile Funky –  e Musclebound. Nel frattempo esce il loro primo Long-Playing intitolato “Journeys to Glory”, che entra all'istante nella classifica inglese raggiungendo la settima posizione e dove resterà per oltre due mesi, un album con brani, come quelli citati sopra, dal ritmo trascinante in cui troviamo un grande uso del sintetizzatore.
In seguito esce il loro secondo LP, “Diamond”, un disco realizzato con una certa superficialità e che non creò grandi entusiasmi nonostante il successo del brano Chant No. 1.
Fortunatamente nel frattempo gli Spandau Ballet incontrano Trevor Horn, un veterano dei produttori discografici, che li consiglia su come rinnovare il sound e l'immagine. Così, con una ritrovata fiducia in se stessi i cinque ragazzi londinesi riescono a sfornare sonorità fresche, nuove e soprattutto molto radiofoniche, ed è proprio in questo momento che arriva il grande successo internazionale. Non a caso, nel 1983 esce “True” , un album la cui title track  – che dura oltre 6 minuti –  riprende un po' le storiche sonorità Jazz, Soul ed R&B dell'etichetta Motown (come quelle del grande Marvin Gaye), infatti, con True siamo di fronte ad un suono Soul ma che riesce ad essere moderno, innovativo e a plasmarsi con le mode sonore e strumentali degli anni '80. Un album “True”, che anche grazie ad altri singoli di successo come Gold, Lifeline e Communication, raggiunge il primo posto nella classifica britannica e staziona nella Top Ten statunitense.
Con questo disco anche la loro immagine cambia moltissimo, infatti, la band del “Nuovo Romanticismo” rinnova il suo look, con abiti eleganti e facce pulite  – viene quindi messo da parte il make-up – . Proprio da questo momento gli Spandau Ballet cominciano a fare tendenza tra i giovani, che si ispirano al loro modo di vestire e alle loro acconciature.
Con i lavori successivi non riusciranno più ad eguagliare il successo di True, anche se ci regaleranno altre bellissime ed indimenticabili canzoni come I'll fly for you (1984) e Through the barricades (1986); si scioglieranno nel 1989.

MADONNA - True blue (Sire/Warner Bros, 1986)
Senza nulla togliere ai due album Pop-Dance che hanno preceduto questo terzo lavoro di Veronica Louise Ciccone (1958), bisogna comunque ammettere che True blue è indiscutibilmente il primo grande LP di Madonna, nel quale propone testi più maturi e il suo personaggio non rappresenta più l'immagine della tipica teen-ager degli anni 80, bensì quella di una donna, che oramai è anche una diva, controversa.
I brani di maggior successo estratti da questo album sono subito diventati veri e propri simboli del Pop internazionale “targato” anni 80, da Papa don't preach  – canzone incentrata sul tema delle gravidanze indesiderate nell'adolescenza e sul rifiuto all'aborto –  alle pop-song True blue e Open your heart, fino alla stupefacente Live to tell  – ballata che tratta il tema dell'abuso di minori, in cui una donna vissuta parla a sua figlia –  con questa canzone Madonna scopre artisticamente, per la prima volta, la sua vocalità sulle note più basse, presentando una voce calda, avvolgente e carismatica.
Ma questo 33 giri include anche Where's the party, brano orecchiabile “dancereccio” che ricorda la Pop-Dance dei suoi album di debutto, e La isla bonita, una hit di grande successo, tuttora apprezzabile, che a quel tempo passava per latina, anche se, sinceramente, di folklore musicale latino ne mostra ben poco, infatti, diciamo che le sonorità spagnoleggianti presenti in questa canzone sono retoriche e preconcette; questi però erano gli anni 80: un po' artificiosi, faciloni e superficiali.

RENATO ZERO - Trapezio (RCA, 1976)
Ormai etichettato come il Bowie italiano  – visto che anch'egli, come il cantante inglese, nelle sue performance lavora sul travestitismo –  il ventiseienne Zero, con questo suo terzo Long-Playing, mette a punto il suo progetto di canzone nata in vista dello spettacolo e quindi da arrangiare e da interpretare, anche su disco, con grande attenzione alla spettacolarità dei suoni e della voce. Nello stesso tempo, emerge la sua filosofia d'autore: eccentrico intreccio di trasgressione e di moralismo vagamente deamicisiano, denuncia sociale e etica dei buoni sentimenti, clownerie e accenti "strappacore". Nasce, intanto, l'esercito dei “sorcini”, ragazzi che considerano Renato un maestro.
I brani più rappresentativi di questo album sono: No, mamma, no!  – già proposta in una versione “dal vivo” all'interno dell'omonimo LP, il primo di Renato, uscito nel 1973 –  l'ingenua e romantica Inventi, Scegli adesso oppure mai..., Un uomo da bruciare e la divertente Madame.

NO DOUBT - Tragic Kingdom (Interscope Records, 1995)
I No Doubt si sono formati all'inizio del 1987, ispirandosi dichiaratamente ai Madness. Ed è soltanto dopo alcune vicissitudini, il suicidio di un membro del gruppo e un tour per sopravvivere a questa tragedia, che la band (composta da quattro ragazzi e una ragazza alla voce) viene messa sotto contratto dalla Interscope. Pur rivolgendosi a un pubblico Ska, dimostrano di avere dalla loro un'attitudine Pop, un impronta che fa venire in mente la New Wave. Ma è soprattutto la presenza della “front girl” bionda, graziosa e appariscente Gwen Stefani, che aiuta la crescita della popolarità dei No Doubt nel mondo del Pop californiano e non. Il loro primo album, “No Doubt”, viene pubblicato nel 1992, mentre il secondo, Tragic Kingdom, arriva solo tre anni dopo e frutterà al gruppo successo e popolarità in tutto il mondo.
In Tragic Kingdom i punti di riferimento non sono cambiati, infatti, Punk, Ska-revival, New Wave e una spiccata attitudine Pop sono ancora parte della caleidoscopica trama sonora della band californiana. Nel frattempo però Gwen Stefani, biondissima e truccatissima è diventata la Madonna degli Ska americani. I brani di maggior successo estratti da questo CD sono Don't speak, carismatica e dalle sonorità Pop melodiche, e Just a girl dal contagioso Ska, i cui video per mesi vengono trasmessi in alta rotazione su MTV. Particolarmente eclatante è stato il successo di Don't speak, che nel 1996 e '97 ha trainato l'album tra i dischi stranieri più venduti in Italia.

TOTO - TOTO IV (COLUMBIA, 1982)
Supergruppo di noti e richiestissimi session men californiani, composto dai fratelli Jeff (1954-1992) e Steve (1957) Porcaro  – rispettivamente percussionista e tastierista –  dal chitarrista Steve Lukather (1957), dal tastierista e cantante David Paich (1954), dal bassista David Hungate e dal vocalist Bobby Kimball (1947) esordiscono nel 1978 con un album “Toto” di impeccabile Pop-Rock da classifica, contenente l'inossidabile Hold the line.
L'album di cui proponiamo la recensione è il quarto della loro carriera e non a caso si chiama proprio Toto IV; pubblicato nel 1982, questo lavoro continua a proporre la loro collaudata formula di grande successo commerciale, cioè un Pop-Rock abbellito da arrangiamenti pregevoli e appena ambrato da venature Hard. Eppure questo non è affatto un disco che si ripete, sarà che qui la suddetta formula trova addirittura un più felice compimento, infatti, il disco contiene singoli memorabili come Rosanna (dedicata da Paich all'attrice Rosanna Arquette, all'epoca fidanzata con Lukather), la suadente Africa che è oggi più che mai un hit mondiale intramontabile, e ancora la romantica ballata I won't hold you back e la sincopata Make believe.
Questo album viene premiato non solo dalle vendite milionarie ma anche con ben sei Grammy Awards; successivamente però Bobby Kimball abbandona il gruppo, finisce così un momento magico per la mitica band che, comunque, negli anni successivi continuerà ad uscire con altri LP.

FRANCESCO DE GREGORI - Titanic (RCA, 1982)
Titanic è quasi un concept album, dato che alcune delle canzoni in esso contenute  – L'abbigliamento di un fuochista, Titanic, I muscoli del capitano –  sono metaforicamente dedicate alla tragedia dell'omonimo transatlantico affondatosi nel 1912 durante il primo viaggio.
E' un disco che spazia dalle ballate Folk di L'abbigliamento di un fuochista e della nostalgica e romantica Caterina, al divertente Rock'n'roll di Centocinquanta stelle e Rollo & His Jets, ai suoni sudamericani di Titanic.
Forse il brano più famoso, amato e indimenticabile di questo album è La leva calcistica della classe '68. Infatti, dedicata alle speranze di un giovanissimo calciatore, è una canzone poetica, semplice e diretta che arriva al cuore della gente, perché è metafora della vita di ogni ragazzo che sogna di diventare grande.
Il disco si chiude con l'intima e pianistica San Lorenzo, che, in riferimento all'ultimo conflitto mondiale, racconta il dolore della guerra e la speranza di un futuro di pace.

MICHAEL JACKSON - Thriller (Epic, 1982)
Un album di iperboli e di miracoli, come si conviene al ragazzo, il maggior fenomeno prodotto dall'industria dell'entertainment. Il produttore Quincy Jones compie il suo capolavoro di stratega e divulgatore, con nove canzoni limpide e probanti: Soul contemporaneo mescolato al Pop-Rock, affettando melodie e riff penetranti, che non si dimenticano facilmente. Non si bada a spese, con Paul McCartney che duetta in The Girl Is Mine, Eddie Van Halen e la sua chitarra in Beat It, e altri importanti session-men. Temi e atmosfere per tutti, da Wanna Be Startin' Somethin' a Thriller, da Billie Jean a Human Nature. Aiutato e promosso anche da ricchissime produzioni di videoclip, e' di gran lunga l'album piu' venduto della storia, circa 50 milioni di copie. Non per niente e' un capolavoro.

QUEEN - The Works (EMI, 1984 / Digital Remasters: Parlophone - EMI, 1994)
Nel 1984, con l'album The Works, il tredicesimo della loro carriera, i Queen (Freddie Mercury: voce e pianoforte / Brian May: chitarra / John Deacon: basso elettrico / Roger Taylor: batteria e percussioni) riescono con successo ha realizzare un ponte per unire insieme l'Hard Rock che suonavano negli anni 70 con il Pop tipico degli anni 80. A trainare il long-playing fu senza dubbio Radio Ga Ga, una canzone che, nata da una geniale idea di Taylor, fu un vero e proprio successo mondiale tanto che il singolo salì al primo posto nelle classifiche di ben 19 paesi. Ma tra i classici presenti all'interno di questo disco non possiamo dimenticare nemmeno le sonorità dolci e al contempo energiche di It's a hard life, una canzone intrisa di positività che ha un inizio in stile operistico rifacendosi all'opera del 1892 "I Pagliacci" di Ruggiero Leoncavallo, le cui note sono appunto riprese dai Queen per l'intro del brano, sulla frase: "I don't want my freedom / There's no reason for living / With a broken heart". Rimane poi indelebile nel tempo anche il Pop sfarzoso di I want to braek free  – canzone che più tardi sarà usata come inno del movimento di democrazia in Brasile –  o l'Hard-Rock di Hammer to fall, che racconta della Guerra Fredda e del rischio nucleare. Un altro brano eccellente contenuto in questo disco è Keep passing the open windows  – per la verità sconosciuto ai più perché poco trasmesso allora dalle radio –  ha una melodia che si alterna tra momenti lenti  – dalle tonalità malinconiche –  ed altri invece veloci e ritmati, una canzone trascinante che è un inno alla vita, un incitamento alla forza di combattere le difficoltà che causano sconforto e depressione.
Dopo due anni di pausa dall'uscita del precedente album, Hot Space (1982), che ebbe scarso successo, periodo durante il quale Mercury, May e Taylor si erano addirittura dedicati a progetti individuali, ecco quindi che con un rinnovato spirito i Queen riescono a sfornare The Works: un piccolo grande album con il quale la band torna all'hard rock dei primi giorni della loro carriera  – con arrangiamenti ricchi, virtuosismi vocali e maestosi riff di chitarra e di basso –  riuscendo però anche ad accostarsi alle nuove sonorità Pop, entrando così a pieno titolo anche in quelli che furono gli anni '80.

FUGEES - The Score (Columbia, 1996)
Il gruppo dei Fugees, costituito dai cugini Prakazrel “Pras” Michel e Wyclef Jean  – espatriati da Haiti nel New Jersey –  e dalla cantante Lauryn Hill  – voce straordinaria, intensa e duttile: sa essere forte e pungente ma anche soffice e vellutata –  , pubblica il suo primo album Blunted on reality nel 1994, dove le sonorità e lo stile vanno dagli echi caraibici e africani a una calda fusione tra l'etnica e il moderno Hip Hop.
Nel 1996 esce The score, il secondo ed ultimo album del trio, dove mantenendo le stesse caratteristiche espressive del disco precedente, i Fugees scalano le classifiche internazionali con un disco gradevolissimo che vende diciassette milioni di copie, e diventano il più acclamato e applaudito gruppo Hip Hop del momento. In questo CD, spiccano le grandiose cover di Killing me softly (Roberta Flack) e di No woman no cry (Bob Marley), nonché il brano inedito Ready or not.
Il successo però frantuma la coesione del trio, che di lì a poco si scioglie, infatti, i vari componenti iniziano a pensare ai propri progetti solisti. Il miglior risultato lo otterrà Lauryn Hill (1973) autoproducendosi nell'album The miseducation of Lauryn Hill che, pubblicato nel 1998 vende ben dodici milioni di copie e si avvale anche dei contributi di Carlos Santana e Mary J. Blige.

THE SMITHS - The Queen Is Dead (Rough Trade, 1986)
Johnny Marr (1963)  – chitarrista ossessionato dalla fresca semplicità del Pop degli anni 60 –  Morrissey (1959)  – poeta-cantante fuori dal tempo, colto e ambiguo ,appassionato del "decadentismo" –  insieme a Andy Rourke al basso e Mike Joyce alla batteria, si incontrano a Manchester nel 1982 e decidono di dare vita agli Smiths.
The Smiths e' un nome semplice, anonimo, quasi banale ma al contrario le loro canzoni  – che parlano di solitudine e disagio adolescenziale –  mettono in risalto il contesto sociale in cui nascono, il quale vede le contraddizioni crudeli dell'Inghilterra thatcheriana.
Con loro rinasce il Pop inglese, tanto che spesso vengono citati per l'influenza che hanno tuttora su gran parte delle pop band britanniche; d'altronde non si possono dimenticare e rimangono come pietre miliari della musica Pop - New Wave, i limpidi riff chitarristici di Johnny Marr  – certo influenzati dalle sonorità Sixties dei Velvet Underground e dei Byrds –  e la voce suadente e fascinosa di Morrissey, che insieme regalano un fascino inedito e ipnotico a tante canzoni.
The Queen Is Dead, l'album di cui riportiamo la copertina  – il quarto della loro storia –  è un po' quello della maturità, infatti, nonostante il suono e l'estetica degli Smiths siano ormai codificati, in questo Long-Playing i quattro ragazzi di Manchester perfezionano il loro tratto stilistico in ballate crepuscolari e struggenti come I know it's over, There is a light that never goes out e The boy with the thorn in his side, senza trascurare pero' la vena polemica che troviamo in The Queen is dead, le schermaglie amorose e letterarie di Cemetry gates, le inedite accelerazioni Rock di Bigmouth strikes again.

U2 - The Joshua Tree (Island Records, 1987)
Questo album degli U2, l'ottavo a partire dal 1980, è senza dubbio una pietra miliare del Pop, non solo di quel decennio ma di tutti i tempi. I magnifici quattro  – Paul Hewson detto Bono (1960) alla voce, David Evans detto The Edge (1961) alla chitarra, Adam Clayton al basso e Larry Mullen alla batteria –  hanno realizzato questo disco, capolavoro intimistico e al contempo universale, di concerto con Brian Eno e Daniel Lanois che, oltre ha firmare la produzione, entrano nello spirito e nelle fondamenta del suono del gruppo.
Non c'è una sola nota sbagliata, gli undici brani non fanno una piega e le tre canzoni che aprono il disco (Where the streets have no name, I still haven't found what I'm looking for e With or without you) sono un inizio fulminante, una sequenza che vede la band di Dublino in uno stato di grazia.

WHAM! - The Final (Epic, 1986)
Con The Final  – la cui pubblicazione è stata supportata da un unico e irripetibile concerto allo stadio londinese di Wembley nel 1986 davanti a 70000 persone –  termina ufficialmente l'attivita' del duo inglese composto da George Michael e Andrew Ridgeley, ovvero gli Wham. Una carriera luminosissima, durata quattro anni, realizzata grazie a due strepitosi album: Fantastic (1983) e Make it Big (1984) che hanno per lo piu' preso vita da un lunghissimo elenco di 45 giri mangiaclassifiche.
Con questo doppio LP live vengono dunque ripercorse le tappe di un successo senza pari, che va dal 1982 al 1986, ottenuto grazie a titoli ormai celeberrimi come: Young Guns (Go for It!) del 1982, Wham Rap e Club Tropicana del 1983, poi ancora nel 1984 troviamo Wake Me Up Before You Go Go, Freedom, Everything She Wants, If You Were There e Careless Whisper (inserita nell'album Make It Big targato Wham, uscì però come 45 giri di George Michael), il 1985 è l'anno di I'm Your Man e della sempre amata Last Christmas, infine, per chiudere questa lunga carrellata di singoli, nel 1986 esce The Edge of Heaven. Un repertorio che fonde le sonorità e lo stile musicale pop dei Sixties con la Black Music, riuscendo ovviamente a dare a questa loro originale fusione una forte impronta di modernità e freschezza.
Fu un successo non solo musicale ma anche di immagine, basti pensare alle adolescenti di Europa e Stati Uniti che rimanevano incantate dal loro idolo George, indiscusso sex-symbol maschile targato 80s.
Dunque appena iniziata la seconda meta' del decennio, lo strepitoso e continuo successo del duo si interrompe, infatti, George Michael divenuto una indiscussa Popstar decide di chiudere con l'ormai super collaudata macchina targata Wham, per avviarsi verso una altrettanto fortunata carriera solista, con la quale, già a partire dal 1987 con l'album Faith, prosegue nel genere musicale pop e easy-listening con le sonorità e le ritmiche più in voga del momento, sforzandosi però nel realizzare una musica piu' solida e concreta, grazie a sonorità Soul e R'n'B, per raggiungere un pubblico più adulto e sofisticato, cosa che gli riuscira' benissimo.

EUROPE - The Final Countdown (Epic, 1986)
Il gruppo Rock svedese degli Europe  – composto da Ian Haugland, Joey Tempest, John Leven, John Norum e Mic Michaeli –  si afferma, nel cuore degli anni 80, proprio grazie a questo disco; infatti, dopo due album pubblicati con etichette indipendenti, nel 1986 gli Europe approdano ad una major e questa volta fanno le cose decisamente in grande.
Prodotti da Kevin Elson realizzano una serie di brani destinati a diventare singoli di grande successo, dalla ballata romantica Carrie, oggi più che mai un classico, all'energica Rock the night, a Cherokee e alla title-track The final countdown, enorme successo dall'atmosfera apocalittica ispirata, dall'allora attuale rischio della guerra atomica tra USA e URSS, la quale appunto sarebbe iniziata con il temuto countdown finale per il lancio del missile nucleare. Il 45 giri di The final countdown balza al primo posto delle classifiche di ben diciotto Paesi, e anche il video diviene popolarissimo.
Questo album vende sei miolioni e mezzo di copie in tutto il mondo, di cui due milioni e mezzo solo negli Stati Uniti; un successo internazionale ottenuto grazie al Rock pomposo e ridondante di chitarre e tastiere, ma anche grazie agli assoli vocali del virtuoso Joey Tempest, cantante, chitarrista e leader del gruppo, nonché autore unico di tutti i brani del disco, eccezion fatta per Carrie, scritta da Tempest insieme al tastierista Mic Michaeli.

FLEETWOOD MAC - Tango in the night (Warner Bros. Records, 1987)
Gruppo britannico fondato a Londra nel 1967 dal batterista Mick Fleetwood (1947) insieme al altri tre musicisti, muove i suoi primi passi all'interno del movimento del British Blues. Agli esordi suona un robusto Rock-Blues registra musica con ritmi stacanovisti e ottiene successo anche negli Stati Uniti, là dove il genere musicale che predilige è nato e ha proliferato. Sul finire degli anni 60 al Blues si affianca la Psichedelia, seguono cambiamenti di formazione e agli inizi degli anni 70, la band, in totale via di metamorfosi, vede sfumare i fasti e i ruggiti dei primi anni di carriera e anche il suono prodotto cambia a favore di un Pop-Rock melodico.
Solo nel 1975 con il 33 giri Fleetwood Mac, dopo alcuni album e decine di canzoni senza sostanza, la band riesce a riordinare le idee e ad allestire una scaletta coerente al nuovo corso; tutto ciò avviene con altri cambiamenti nella formazione del gruppo, dove i nuovi arrivati, principalmente Lindsay Buckingham, confermano il radicamento nel suono Usa e il definitivo allontanamento dalle origini britanniche. Così facendo i Fleetwood Mac avviano un offensiva da giganti del Pop. Nel 1977 con l'album Rumours, uno dei dischi più venduti della storia (25 milioni di copie), la band esibisce una sequenza di ballate Soft-Rock orecchiabili, ma non stupide e confezionate con estrema precisione. Ancora successi, anche se in tono minore rispetto a Rumours, nel 1979 con il doppio LP Tusk e nel 1982 con l'album Mirage, all'interno del quale i Fleetwood, ben attenti a non deviare il loro stile oramai consolidato, propongono le solite abili ballate.
In seguito all'interno del gruppo si succedono convulse spinte centripete e desiderio di fuga di vari componenti verso la carriera solista, proprio per questo motivo bisognerà attendere cinque anni prima che i Mac tornino con un album di inediti. Infatti, nel 1987 pubblicano Tango in the night, un disco più che mai “easy-listening” con sonorità in puro stile Pop anni 80, ma con la raffinatezza che contraddistingue la band nelle ritmiche e nelle armonie vocali. Si tratta di un lavoro ben realizzato e di grande successo  – purtroppo nato quando oramai la band si era di fatto sciolta –  che contiene, tra le altre, due hits rimaste indelebili nella storia del Pop internazionale più raffinato, di qualità ed orecchiabile degli anni 80, sono: Little lies e Everywhere.

EUGENIO FINARDI - Sugo (Ed. Musicali Cramps Music S.r.l. Milano, 1976)
Eugenio Finardi, milanese, nato nel 1952, artisticamente nasce come cantautore rock e pubblica il suo primo album nel 1975.
Rodatosi come supporter nei tour di De Andrè e della PFM, Finardi, che vive lo spirito della metropoli e le relative tensioni sociopolitiche, pubblica nel 1976 il suo secondo Long Playing, Sugo, che contiene un pugno di canzoni esemplari nel fotografare la generazione a cui appartiene.
Questo album contiene brani ricchi di spontaneismo, i più rappresentativi sono:
Musica ribelle, che diventa una sorta di inno storico nel periodo della contestazione giovanile e studentesca degli anni 70; La radio, che esalta il fenomeno delle radio private, in un periodo in cui si fa strada l'illusione di un mezzo di comunicazione lontano dai centri di potere, un sogno poi soppiantato dalla realtà dei network e del business pubblicitario; e Oggi ho imparato a volare, delicata e deliziosa poesia che celebra con stupore la vita nella semplicità dei suoi valori più importanti, come la libertà e l'amicizia.

CLAUDIO BAGLIONI - Strada facendo (COLUMBIA, 1981)
Gli anni 80 si aprono anche con le canzoni che raccontano i sentimenti e la quotidianità in maniera semplice e diretta, infatti, risale proprio al 1981 l'album che per molti rappresenta il più bel disco di Claudio Baglioni, Strada facendo.
Registrato in Inghilterra, prodotto e arrangiato dal pianista e tastierista Geoff Westley, questo capolavoro della musica italiana contiene 12 canzoni curate in maniera quasi maniacale che fondono in esse belle melodie e testi accarezzati da una grande tensione emotiva, senza trascurare le ritmiche perfette, accattivanti, in linea coi tempi, che affiancano le melodie di Via, Notti e Fotografie.
La grande umanità dei brani di questo disco esce intensamente in Ragazze dell'Est e I vecchi  – una delle ballate più struggenti dell'artista romano –  entrambe delle lucide descrizioni della condizione umana. Ma fotogrammi di vita vissuta vengono raccontati anche in Via, Notti, Fotografie e soprattutto in Strada facendo, un brano quasi terapeutico per chi lo ascolta, infatti, questa canzone, in un'alchimia di parole e suoni, riesce a comunicare ottimismo e speranza. Mentre dei picchi di “classico romanticismo della canzone italiana”, vengono raggiunti con le gradevoli Ora che ho te e Buona fortuna.
Insomma si tratta di un album che parla della vita nel suo alternarsi di speranze e delusioni, gioie e tristezze. Tra queste 12 canzoni è curioso segnalare anche i mini brani Uno, Due, Tre, Quattro che sono prettamente autobiografici e raccontano in maniera popolare sopra gli accordi di una chitarra, momenti della propria fanciullezza e adolescenza; quattro brevi canzoni che fanno da intermezzo tra i brani portanti del disco.
Cominciano proprio da questo grande successo discografico  – che nel 1981 vince il disco di platino –  i bagni di folla e i trionfali concerti negli stadi che scandiranno la carriera di Claudio Baglioni.

SKUNK ANANSIE - Stoosh (One Little Indian Records Ltd - Virgin, 1996)
La cantante di colore Skin, bisex dichiarata e orgogliosa, nel 1995 quando esce il primo disco della band, definisce “Clit Rock” la musica del suo gruppo,ovvero una miscela di Hard Rock e rabbia femminista. Il loro primo album Paranoid And Sunburnt, registrato in una casa infestata, comprende canzoni intense e arrabbiate.
Nel 1996 gli Skunk Anansie pubblicano il loro secondo e penultimo lavoro discografico, Stoosh, che senza dubbio è uno dei migliori dischi Rock degli anni 90. In questo CD i loro testi parlano ancora una volta di razzismo vissuto in prima persona, religione e rapporti interpersonali, mentre la musica diventa qui metalleggiante ma più personale rispetto al disco precedente. E la voce, intensa e potentissima della carismatica Skin, leader indiscussa del gruppo, caratterizza e da spessore a tutto il resto. Nel disco troviamo, tra le altre, la canzone più celebre degli Skunk Anansie, Hedonism (Just Because You Feel Good), che, coinvolgente e trascinante grazie ad una bellissima melodia, specialmente nel ritornello, è tra le ballate Rock più belle del decennio scorso. Meno famosa ma ugualmente bella e sullo stesso genere, anche la suggestiva Brazen (Weep).
Nel 1999 esce il loro terzo ed ultimo album, Post Orgasmic Chill, ed è ancora un grande successo. Nel 2001 la band inglese capitanata da Skin e con Cass Lewis al basso, Mark Richardson alla batteria e Ace alla chitarra si scioglie, e la leader decide di intraprendere una promettente carriera solista, confermata dal successo dell'album Fleshwound uscito nel 2003.

A-HA - Stay on these roads (Warner Bros. Records, 1988)
Se si chiede di associare il titolo di una canzone al gruppo degli “A-Ha”, la risposta che normalmente si ottiene è “Take on me”, famosissimo ed orecchiabilissimo successo del 1985.
Gli A-Ha sono la band norvegese che ha esportato più musica nel mondo. Composto da Morten Harket (voce e leader del gruppo), Paul Waaktaar (chitarra e cori) e Magne Furuholmen (tastiere, chitarra e cori), il trio scandinavo nasce nel 1983 e lascia la Norvegia per andare in Inghilterra in cerca del successo, infatti, proprio lì firmano un contratto discografico con la “Warner Bros. Records”. La major non si lascia sfuggire questi tre ragazzi dal look modaiolo, dal sound orecchiabile e determinati a sfondare nel mondo della musica Pop.
Nel 1988 esce il loro terzo album, Stay on these roads, con il quale la band, tramite un lieve cambiamento di immagine, tenta di proporre un Pop più maturo e ricercato. Però nonostante riescano nel loro intento, questo disco raccoglie un successo minore rispetto ai due lavori precedenti. Si tratta comunque di un album che ancora contiene delle hits, come la title-track, Stay on these roads, che rimane una gradevole ballata, o Touchy! e You are the one, che sono delle classiche Pop-song del periodo. Ma non mancano nemmeno brani originali come The blood that moves the body, dalle sonorità accattivanti con un'atmosfera vagamente lunatica e misteriosa; stesso stile anche per The living daylights, che unisce all'atmosfera carismatica una linea melodica particolarmente orecchiabile, non a caso questa è la hit più famosa dell'intero album. Restano poi pressoché sconosciute all'interno di questo disco altre canzoni ben scritte e confezionate, che rappresentano il Pop più raffinato e maturo di fine anni 80, come Out of blue comes green, There's never a forever thing e This alone is love.

STADIO - Stadio (RCA, 1981)
Il successo del tour di Banana Republic con Dalla, De Gregori e Ron, porta alla band emiliana degli Stadio la voglia di cercare una propria espressione Rock e il sogno di diventare un gruppo solista con una propria identità, non più solo supporter nei concerti di grandi cantautori.
La canzone Grande figlio di puttana, ottiene un grande successo radiofonico e si aggiudica il Premio David di Donatello e il Nastro d'Argento come colonna sonora del film Borotalco di Carlo Verdone. Questo primo album degli Stadio contiene anche Chi te l'ha detto  – brano dal Rock elettrico carismatico, suggestivo e avvolgente –  e Navigando controvento, il primo testo di Luca Carboni.

EDOARDO BENNATO - Sono solo canzonette (Ricordi, 1980)
Un album più che azzeccato, costruito sulla rielaborazione della favola di Peter Pan. Il rock di Capitan Uncino prende in giro e ridicolizza chi usa la violenza e il terrore per dimostrare o imporre le proprie idee, Sono solo canzonette è una brano satirico nei confronti del potere e dei politici sempre pronti a sostenere con ipocrisia e per puro opportunismo chi può dar loro un buon ritorno di immagine, Rockoccodrillo è un veemente omaggio al Rock'n'Roll, L'isola che non c'è è una delle ballate più delicate della musica italiana.


RAF - Self control (CARRERE, 1984 / CGD, 1987)
Con l'etichetta francese Carrere e cantato interamente in inglese, nel 1984, prodotto da Giancarlo Bigazzi, Raf pubblica questo suo primo album in cui firma i testi e gli arrangiamenti, mentre le musiche sono realizzate da Steve Piccolo, un musicista dei Lounge Lizards.
Il singolo che da il titolo all'intero Long-Playing, Self control, è un brano eurodance che raggiunge il primo posto nelle classifiche di tutto il mondo, Stati Uniti compresi.
Da segnalare, all'interno di questo album, anche il gradevole pop melodico di Change your mind.

SAMUELE BERSANI - Samuele Bersani (Pressing/BMG, 1997)
Samuele Bersani nasce a Cattolica, in provincia di Rimini, il primo ottobre 1970 e inizia la sua carriera artistica nel 1991 partecipando al tour Cambio di Lucio Dalla con il brano Il mostro  – canzone piuttosto impegnata che punta il dito sul mondo dei media, sempre pronto in nome dello scoop a creare violenza mediatica non solo intorno a gravi fatti di cronaca, ma anche alla disperazione e alla diversità –  che viene poi inserito nell'album live Amen dello stesso Dalla.
Nel 1992 esce il suo primo album, C'hanno preso tutto, che contiene la famosissima Chicco e Spillo: la storia di due ragazzini che, in una realtà di degrado sociale nell'hinterland di una grande città, pensano a come ottenere soldi facili, e così decidono di compiere un furto; il racconto, a metà tra filastrocca e rap, purtroppo però si conclude male, con i due ragazzi sul motorino in fuga dalla polizia che incappano in un incidente.
Nel 1994 scrive Crazy boy per Fiorella Mannoia, canzone che racconta di un immigrato extracomunitario che per trovare rifugio, nella notte, entra in un museo e rimane chiuso dentro. L'anno seguente pubblica il suo secondo album, Freak, che segna la sua consacrazione definitiva: 130000 copie vendute e 56 settimane nelle classifiche di vendita.
Il suo terzo CD, quello di cui mostriamo la copertina, si intitola Samuele Bersani e contiene quello che forse è il suo più bel brano, Giudizi universali, una canzone poetica e struggente che parla della dolorosa perdita di un amore, con la quale si aggiudica il Premio Lunezia 1998 per il miglior testo letterario. Questo disco, tra gli altri brani contiene anche Coccodrilli, canzone di immediato successo che viene scelta come singolo di lancio dell'intero lavoro, la già citata Crazy boy, la delicata ed intimista L'istinto  – che parla del contrasto tra emotività e sentimenti –  e La risposta, canzone in stile Rock easy-listening, cover di The circle (1996) degli Ocean Colour Scene.
Senza dubbio Samuele Bersani è uno dei più bravi ed interessanti cantautori della nuova generazione, soprattutto per la scrittura dei testi, anche se pure le scelte musicali non sono mai banali.

CLAUDIO BAGLIONI - Sabato pomeriggio (RCA, 1975)
Prodotto da Luis Enriquez Bacalov, questo album rafforza l'immagine di Claudio Baglioni quale cantore dei sentimenti quotidiani, con composizioni destinate a rimanere fra le migliori del cantautore romano.
Poster, con il suo ritornello ispirato alla tradizione degli stornelli popolari romani, racconta e descrive momenti di semplice quotidianità di uomini e donne nella grande sala d'attesa del mondo, dove ognuno sogna, come dice metaforicamente la canzone: “di fuggire via e andare lontano”, magari per raggiungere i propri sogni. Nel disco è contenuto anche il brano omonimo, Sabato pomeriggio, un classico, tra i più inarrivabili della canzone d'amore italiana, che ha fatto capolino nei cuori di generazioni di adolescenti.

FRANCESCO DE GREGORI - Rimmel (BMG Ricordi, 1975)
Ritenuto, probabilmente a ragione, l'album del “perfetto cantautore” sia per la felice vena musicale sia per l'alto contenuto poetico dei testi, si ricorda anche per l'eccezionale qualità tecnica dell'incisione, cosa davvero rara in quel periodo storico della musica italiana.
Un Long-Playing che contiene una serie di classici da Buonanotte fiorellino, la cui melodia è ripresa dal brano di Bob Dylan Winterlude, a Pablo, canzone che rende subito popolare il cantautore romano  – scritta insieme a Lucio Dalla che ne firma la musica –  a Le storie di ieri, Il signor Hood e Rimmel che ancora oggi resta uno dei brani di Francesco più conosciuti e impressi nei cuori di ogni età.
Questo disco candida con sicurezza De Gregori a “principe” del cantautorato italiano più intelligente e sofisticato degli anni 70 e in quel 1975 ebbe ovviamente un successo clamoroso, tanto da rimanere per quasi un anno nelle classifiche di vendita.

THE POLICE - Reggatta de Blanc (A&M Records, 1979)
Il trio britannico composto da Sting, Andy Summers e Stewart Copeland debutta nel 1978 con l'album Outlandos D'Amour, il quale vede miscelate al suo interno cadenze Reggae con il Rock inglese di quel periodo, un'alchimia questa, che da vita ad una musica originale e magnetica ma al contempo anche di facile ascolto.
Nel 1979 esce Reggatta de Blanc, un disco in cui funziona ancora a meraviglia la formula creativa già usata nel precedente album, così le sonorità fresche, briose, divertite, con la mancanza di una meditazione lunga e minuziosa nel comporre, tipica invece del rock progressivo degli anni 70, conquistano critiche positive e grande successo di pubblico, il quale si innamora di brani come Message in a bottle e Walking on the moon.

LISA STANSFIELD - Real love (BMG, Arista 1991)
Cantante e autrice inglese nata nel 1965, Lisa Stansfield ha una vera predisposizione per la musica Soul con la sua voce calda e suadente. Dopo aver scalato, nel 1989, i vertici delle classifiche europee con il suo primo album “Affection” grazie alla forza dei singoli This is the right time e All around the world, due anni dopo pubblica il suo secondo lavoro. Un disco che presenta ben tredici gradevoli brani che ribadiscono l'inclinazione della Stansfield per un Pop elegante e radiofonico, fatto di ballate Soul-Dance melodiche e ritmate, e di qualche mid-tempo dai toni più Funky. Si nota come gli arrangiamenti, degli archi in particolare, siano influenzati dallo stile della Disco-Music anni 70 di Barry White, uno stile che caratterizza tutta la produzione della brava Lisa.
Nel complesso però, seppur graziose, le canzoni di Real love non hanno la capacità di imprimere in maniera immediata una melodia nella memoria, fatta eccezione per Change, che ebbe un buon successo radiofonico.
Senz'altro si tratta di un album da ascoltare per intero più volte, dal quale lasciarsi pian piano conquistare e affascinare. Il risultato e' garantito.

GIANNA NANNINI - Profumo (Polydor, 1986)
In questo disco oltre alla hit Profumo, tra le altre canzoni, troviamo i successi Bello e impossibile e Avventuriera. Per la Nannini arriva un momento di grandissima popolarità e diventa definitivamente una star della musica italiana, tra l'altro apprezzata anche nel resto d'Europa, infatti, questo album ad un anno dalla sua pubblicazione si aggiudica il doppio disco di platino in Italia ma anche il disco d'oro in Germania e ancora quello di platino in Svizzera e Austria.



PET SHOP BOYS - Please (EMI, 1986)
Col preciso intento di rendere danzabile e “yuppie” il Technopop, gli inglesi Neil Tennant (voce) e Chris Lowe (sintetizzatori) esordiscono con questo album che ha le sue migliori carte da giocare nelle ipnotiche West End Girls e Oppurtunities (Let's Make Lots of Money) e nell'elegia metropolitana di Suburbia. Sicuramente un album molto fruibile, la cui facile ascoltabilità non è però disgiunta da spunti estetico-decadenti tesi a rappresentare l'angoscia e gli orrori della vita metropolitana. Si ha infatti la netta sensazione di ascoltare un Synth-Pop  – tipicamente anni '80 –  più colto e attento a comunicare messaggi carichi di un vero spessore intellettuale, nati magari da una visione introspettiva del mondo circostante. Un disco che vede un'accattivante e brillante ritmica elettronica  – con arrangiamenti sontuosi a tratti dagli effetti quasi apocalittici –  unita a rassicuranti e delicate melodie, per un risultato dalle atmosfere quasi “noir” in sottofondo e dall'indubbio carisma.

R.E.M. - Out Of Time (Warner Bros, 1991)
I R.E.M. sono un team perfetto, senza difetti, ne' cedimenti: e Stipe, Buck, Mills e Berry e' come se avessero stretto un patto di sangue, tutti per uno, i R.E.M. per tutti. Out Of Time e' una concessione, la prima, al business, con un ventaglio di soluzioni che portano l'album ai primi posti in tutto il mondo. L'intramontabile Losing My Religion e Shiny Happy People vestono i panni dell'immediatezza, della grande orecchiabilita', ma i meno radiofonici, piu' ricercati e introspettivi Low, Country Feedback, Half A World Away mettono in pace la coscienza dei piu' esigenti affezionati della prima ora.

MICHAEL JACKSON - Off The Wall (Epic, 1979)
Michael Jackson – nato nel 1958 a Gary nell'Indiana – vive fin da bambino nella società dello spettacolo. Infatti, si può dire che la crescita, non solo artistica, di Michael avviene sotto la luce dei riflettori, ed è contrassegnata da una notevole produzione discografica, sia con la band costituita con i fratelli – i Jackson 5 – sia come cantante solista. I primi album in proprio sono un collage spesso casuale, in cui l'incolpevole Michael propone canzonette di modesta fattura.
Anche il cinema attraversa la carriera dell'artista, con la partecipazione come attore, nel 1978, insieme a Diana Ross e Richard Pryor, nel remake del musical “The Wiz”. Un'occasione professionale che gli permette di incontrare anche il produttore Quincy Jones, con il quale inizierà una lunga e assai proficua collaborazione.
Nel 1979 Michael, prodotto proprio da Quincy Jones, pubblica il primo disco di successo come solista, Off The Wall, con il quale intraprende il percorso che negli anni 80 lo consacrerà come l'indiscussa star mondiale del Pop. Questo album, che riesce a mettere in risalto le sue qualità vocali, contiene un'alternanza di brani lenti e veloci che vanno dall' R'n'B al Funky, fino ad arrivare alla Disco-Music. I brani più rappresentativi di questo Long-Playing sono: Don't stop 'til you get enough, Rock with you, Girlfriend, It's the falling in love.

RINO GAETANO - Nuntereggaepiu' (RCA, 1978)
Nuntereggaepiù esce in un periodo nel quale il reggae è poco conosciuto nel nostro Paese, e ottiene un vero e proprio successo grazie al singolo estratto intitolato Gianna, canzone presentata al Festival di Sanremo, dove Rino si esibisce come un classico artista da varietà indossando frac e cappello a cilindro; questa fu ovviamente un'esibizione rara per quel tipo di platea, abituata a distinguere tra cantanti popolari, cantautori impegnati e attori televisivi da spettacolo leggero.
L'intero album mostra  – con Nuntereggae più, Fabbricando case, Capofortuna e le altre –  la grandezza di Rino Gaetano, che non consiste però solo nel tradurre comicità in musica  – seguendo la tradizione del varietà nel satireggiare personaggi e politica –  ma anche nel seguire quella strada quando nessun altro nella musica italiana lo stava facendo, in un decennio dove le hit-parade ospitavano Mogol-Battisti, le piazze ascoltavano i cantautori impegnati e il Paese viveva gli anni di piombo.

DURAN DURAN - Notorious (Parlophone - EMI Records, 1986)
La band guidata da Simon Le Bon (1958), composta da cinque ragazzi, è nata a Birmingham agli inizi degli anni 80 e già nel 1982 raggiunge il successo e la popolarità con i brani Rio e Save a prayer.
I Duran Duran nel cuore degli anni 80 vengono etichettati con la definizione “new romantics”, visto che sfoggiano un look modaiolo e uno stile che fa larga presa sulle teen-ager, infatti, per loro in quegli anni le adolescenti vanno in delirio.
Inizialmente la loro musica vede al suo interno un Rock easy-listening mescolato alla New Wave, il tutto condito con significativi elementi Dance. Dopo anni di successi (con le canzoni: The reflex, Union of the snake, New moon on monday, The wild boys), nel 1986, dopo essersi sciolti e riformati come trio, i Duran Duran pubblicano il loro quinto album, Notorious, per la cui produzione si fanno aiutare dall'ex Chic Nile Rodgers. Il Funk più essenziale e tagliente che ne deriva, è accolto come un segno di maturità dalla critica e anche il pubblico apprezza questa nuova fatica dei loro idoli, decretando il successo dei brani Skin trade e Notorious.
Per i Duran Duran questo album rappresenta la fine del successo travolgente, infatti, con i dischi che seguiranno la loro popolarità andrà scemando rapidamente.

THE CRANBERRIES - No Need To Argue (Island, 1994)
Nati nel 1990, nelle vicinanze di Limerick, in Irlanda, su iniziativa di quattro giovanissimi musicisti, i Cranberries non hanno un inizio discografico felice e nonostante l'incoraggiamento della stampa specializzata che ne intuisce il potenziale, faticano a trovare una propria identità espressiva. Nel 1991 pubblicano Uncertain e nel 1992 Everybody Else Is Doing It, So Why Can't We? album con il quale vengono scoperti negli USA. Dunque quando nel 1994 esce No Need To Argue, la band irlandese guidata dalla suggestiva voce di Dolores O' Riordan (1971) è praticamente sconosciuta sul fronte britannico, ma ben presto con questo ultimo lavoro – pieno di poesia, elegante, ricco di stimoli e azzeccato in ogni particolare – si impongono in tutta Europa. Zombie è la dolente ballata di denuncia contro la guerra che traina l'intero album, uno dei best seller internazionali dell'anno, in equilibrio tra un Pop-Rock tirato e chiaroscuri di derivazione Folk irlandese.

BOB MARLEY & THE WAILERS - Natty Dread (Island, 1974)
Lo storico nucleo dei Wailers si divide in cerca di successi solisti, dunque adesso la strada è spianata davanti a Bob, infatti, dalla sua penna escono brani fondamentali per la diffusione del Reggae nel mondo. Rispetto al sound che scorre nelle vie e negli studi improvvisati di Kingston, in questo disco c'è una maggiore pulizia e nitidezza, ma la produzione di Chris Blackwell  – patron della casa discografica Island –  è comunque molto attenta a non sciupare l'energia e la verità di cui Marley, con il suo carisma profetico e la grande sensibilità poetica, è messaggero.
Realizzato con il supporto vocale delle I-Threes, dove figura la moglie Rita, questo album  – una pietra miliare della musica –  offre una strepitosa serie di canzoni che dalla profonda Giamaica sono giunte al top delle classifiche di tutto il mondo. Basti pensare all'inarrivabile No woman, no cry e poi ancora a Them belly full, Rebel music, Talkin' blues, Revolution.

MARINA REI - Marina Rei (Virgin, 1996)
Musicista e cantautrice, Marina Restuccia  – in arte Marina Rei –  nasce a Roma il 5 giugno 1969. Nel 1995 esordisce nel mondo della musica leggera italiana pubblicando due singoli, Sola e Noi, che ottengono subito un buon riscontro radiofonico e sono inclusi nella prima uscita del suo album d'esordio intitolato Marina Rei. Ma queste due hits che rendono subito evidenti la sua bravura e il suo talento sono solo un preludio alla popolarità, infatti, anticipano la partecipazione di Marina al Festival di Sanremo del 1996, dove l'artista romana presenta il brano d'ispirazione Gospel Al di là di questi anni, classificandosi al terzo posto nelle Nuove Proposte e imponendosi all'attenzione della stampa, che le assegna il premio della critica.
Dopo l'esibizione sul palco del Teatro Ariston, che subito le porta la stima e l'attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori, esce la ristampa dell'album pubblicato l'anno precedente con in più l'aggiunta della canzone sanremese e il remix di I sogni dell'anima, a cura di Todd Terry.
Il disco cavalca sonorità decisamente Funky con briose ed accattivanti sezioni di fiati, e vede Marina Rei non solo autrice di tutti i testi ma anche percussionista; colpisce inoltre il suo modo di cantare deciso e passionale, dal quale emerge chiaramente la grande voglia di comunicare i propri pensieri e la forte motivazione nel farlo.
Tra i brani piu' rappresentativi del disco, meritano di essere segnalati anche Pazza di te e Odio e amore.

DIRE STRAITS - Making Movies (Vertigo, 1980)
Anche in questo terzo album, che ha venduto 7.650.000 copie e che fu registrato al Power Station Studios di New York, si presentano sonorità schiette, con una chitarra elettrica suonata con armonia e sensibilità, per un prodotto musicale semplice e pulito fatto unicamente di qualità artistica e poesia, lontano dal punk-rock in voga all'epoca. Con l'avvento dei videoclip e della musica per immagini ha buon gioco la narrazione fortemente evocativa dei Dire Straits, che attraverso ballate elettriche, ben dosate nei diversi elementi di un rock romantico, avvolgente e sontuoso, mettono in moto la fantasia di chi ascolta. Canzoni come Tunnel Of Love, Romeo and Juliet, Solid Rock hanno una struttura cinematografica naturale: respiro enfatico e grandi spazi, per le accelerazioni della fantasia.
Mark Knopfler (1949) si impone sempre più come leader del gruppo britannico.

LUCA CARBONI - Luca Carboni (RCA, 1987)
E' il disco del grande successo. I giovani lo vedono come uno di loro, conquistati da canzoni tenerissime come Farfallina, ma anche maliziose come Vieni a vivere con me. Si parla di droga in Silvia lo sai e dell'esigenza di aggrapparsi a qualcuno in Caro Gesù, con buona dose di ironia.
Nel terzo album la musica abbandona il ruolo di accompagnamento ai testi, assumendo invece carattere attivo e originale.
Incisivo, a tratti perfino incalzante, risulta l'andamento delle liriche in Voglia di vivere, Farfallina e Continuate così.
Con questi presupposti Carboni riceve l'entusiasmo dei fan nel corso di una lunga tournée.

JOVANOTTI - Lorenzo 1992 (FRI, 1992)
Lorenzo Cherubini (1966) cresciuto a Cortona (AR) poi professionalmente radicatosi a Milano, sul finire degli anni 80 è disc-jockey a Radio DeeJay e conduttore di "DJ Television" su Italia 1, nonché cantante di grande successo di canzoni dal basso spessore artistico, talvolta banali e votate solamente alla leggerezza e al divertimento fin troppo spensierato.
Con il lavoro discografico che pubblica nel 1992, arriva però un grande segno di ravvedimento rispetto al passato, infatti l'artista mostra una vena cantautorale attenta alla società e in particolare ai giovani che ne fanno parte. Insomma l'album Lorenzo 1992, stupisce pubblico e critica mostrando un Jovanotti maturato anche artisticamente, che ci regala della bella musica italiana da ascoltare e riascoltare senza staccare la spina dal cervello.
In questo CD Lorenzo è generoso e tracima di idee, spunti, intenzioni. Gli equilibri migliori, per divertirsi e pensare, sono presenti in Non m'annoio, Ragazzo fortunato, Benvenuti nella giungla, Io no e Ho perso la direzione. Nel disco è presente anche un picco di moderno romanticismo in Chissà se stai dormendo. Mentre Sai qual è il problema è un editto anti-Aids, quasi uno spot per l'uso del preservativo.

MADONNA - Like A Virgin (Sire/Warner Bros, 1984)
In quel periodo ideale reginetta della scena dance, Madonna è abilissima nell'imporsi anche fuori dalle cronache musicali. Arguta produzione di Nile Rodgers e canzonette su misura da Material Girl a Like A Virgin.





LIGABUE - Ligabue (WEA, 1990)
Questo album d'esordio e' un tipico prodotto di base, realizzato con poche materie prime, un budget povero ma tanto talento e voglia di raccontare. Luciano Ligabue (1960) approda alla musica dopo aver vinto un concorso per gruppi debuttanti della provincia di Reggio Emilia. A scoprirlo e introdurlo nell'ambiente e' il conterraneo Pierangelo Bertoli. Debutta con questo disco all'eta' di 33 anni, dunque gia' da uomo maturo con un bel pezzo di vita vissuta alle spalle, una realta' che si rispecchia nella durezza e nell'incisivita' delle composizioni presenti nell'album: Balliamo sul mondo, Bambolina e barracuda, Piccola stella senza cielo, Marlon Brando e' sempre lui, Non e' tempo per noi, Bar Mario, Sogni di R&R, Figlio d'un cane. Tutti brani che sono i precursori di un autore cult.

FRANCO BATTIATO - La voce del padrone (EMI, 1981)
E' stato il primo album italiano a superare la soglia del milione di copie vendute, con le sue sette canzoni diventate da subito dei successi senza tempo. Dei classici del pop italiano.
Un disco dove ironia e amarezza si sovrappongono alla critica verso il disimpegno della società italiana degli anni 80. Un disco in cui ogni canzone è un collage  – solo apparentemente illogico –  di luoghi comuni, modi di dire, titoli popolari e citazioni colte che, unito alle composizioni di Battiato crea un caso unico, un fenomeno a sé nella musica italiana.
All'interno di questo capolavoro è difficile estrarre un brano che si elevi sugli altri, anche se Bandiera bianca e Centro di gravità permanente hanno fatto da apripista al vertiginoso successo.
Da segnalare anche l'incantevole Summer on a solitary beach e la travolgente Cuccurucucu.
Con il linguaggio del pop, l'artista siciliano racconta frammenti della sua evoluzione personale.

IVANO FOSSATI - La mia Banda suona il Rock (RCA, 1979)
La prima fascia della carriera di Ivano Fossati (1951) si chiude idealmente con gli anni 70 e il primo grande successo della sua carriera: la gagliarda, coinvolgente e accattivante La mia banda suona il rock, canzone che l'autore a posteriori disconoscera' decisamente. I lavori precedenti sono un lungo rodaggio per portare l'artista fuori dalle rotte tracciate con il gruppo dei Delirium che aveva esordito nel 1971 con brillanti risultati commerciali. La struttura delle composizioni in questo album rimane ancora da calibrare ma e' solo questione di tempo. L'album, che chiude il decennio dei 70, e' registrato a Miami e oltre alla title-track comprende brani struggenti e intimisti come Di tanto amore, ...e di nuovo cambio casa e anche un paio di canzoni, Dedicato e Vola, scritte e prestate rispettivamente a Loredana Berte' e Mia Martini.

883 - La dura legge del gol (WARNER MUSIC ITALIA, 1997)
Era l'inizio dell'estate 1992 quando gli 883 irrompono prepotentemente nelle playlist di tutte le radio italiane con il singolo “Hanno ucciso l'uomo ragno”, tratto dall'album omonimo. Un successo potremmo dire inevitabile vista l'innovazione, la freschezza e la spensieratezza di questa canzone, che sembrava portare un po' di colore in un periodo abbastanza buio per l'Italia visto le stragi di mafia, l'inizio degli scandali di tangentopoli e la crisi politica ed economica. C'era bisogno di un cambiamento, di un rinnovamento, di una spinta per guardare al futuro in maniera positiva e in questo contesto la musica leggera o se vogliamo “leggerissima” degli 883 rappresentava, nell'ambito artistico musicale, quell'esigenza di cambiamento e di positività che tutti desideravano, in special modo i giovani.
Scoperti da Claudio Cecchetto, gli 883 allora erano costituiti da due amici di Pavia, Max Pezzali e Mauro Repetto che, con ritmiche assai melodiche ricavate da un sapiente uso dei sintetizzatori creano brani pop e pop-dance orecchiabili con testi essenzialmente rivolti ai giovani e al loro mondo, visto anche il lessico disinvolto “da sala giochi” che spesso viene usato. Canzoni come “Con un deca”, che di certo, nella loro leggerezza, riuscivano a cogliere l'essenza del mondo giovanile di provincia, fatto di amori e inseparabili amicizie vissute al bar del paese, nei pub, nelle discoteche e in viaggio sulle autostrade il sabato sera.
Nell'estate del 1993 il successo si conferma con il secondo album Nord Sud Ovest Est, che contiene l'omonima canzone, ed anche in questo brano, come in “Hanno ucciso l'uomo ragno”, si coglie un'immagine fantasiosa, scanzonata e fumettistica. Altri brani di enorme successo di questo straordinario album sono “Sei un mito”, “Rotta per casa di Dio” e “Nella notte”, tutti con sonorità dance, e la ballata romantica intitolata “Come mai”.
Nel 1995 Repetto lascia il duo, in cerca di un rinnovamento nel proprio percorso artistico e, a poco a poco di lui si perderanno le tracce, ma va comunque sottolineato come il suo contributo sia stato fondamentale nel successo del fenomeno 883. In quello stesso anno Max Pezzali, rimasto solo, pubblica il terzo album di inediti del gruppo, intitolato Il Grande Incubo, un disco questo meno aggressivo e meno imperniato in sonorità dance rispetto ai precedenti, dove spiccano per lo più brani giovanili si, ma romantici, come “Senza averti qui'” (presentata in gara al Festival di Sanremo '95), “Una canzone d'amore” e la ballata nostalgica “Gli anni”. Canzone quest'ultima diventata ben presto un inno giovanile per tutti i ventenni e trentenni degli anni 90, un inno alla spensieratezza dell'adolescenza, quando anche nonostante tanti problemi e frustrazioni, non si conosceva la solitudine e si poteva contare sull'aiuto e la solidarietà dei propri amici.
Ma ecco che nel 1997 la descrizione dell'amicizia e dei sentimenti trovano il loro apice nella musica firmata 883, con il quarto album di inediti intitolato La dura legge del gol. Lo stile musicale, sempre di facile ascolto, ha ormai abbandonato del tutto le sonorità dance dei primi anni 90, dimostrando come Max Pezzali segua l'evolversi degli stili musicali durante tutto il decennio, i testi riescono ancora a raccontare le circostanze e le situazioni della vita dei giovani: si va dall'amicizia raccontata in “La regola dell'amico”, “La dura legge del gol” e “Se tornerai”, agli amori raccontati in ballate di successo come “Nessun rimpianto” e “Andrà tutto bene”. Da segnalare anche il singolo di lancio di questo album, la gioiosa e positiva “Un giorno cosi'”, dove il ricordo della giovinezza e l'amore per i luoghi in cui Max e' cresciuto, incontrano la grande passione per le moto di questo cantante allora trentenne, siamo come detto nel 1997, ormai divenuto stella della musica italiana. Ultima curiosita' su questo disco e' che vi possiamo trovare la versione 883 della romanticissima “Finalmente tu”, canzone portata al successo al Festival di Sanremo del 1995 dal celebre Fiorello e che era appunto firmata dal suo amico Max Pezzali e da Mauro Repetto.
In questi quattro dischi di cui abbiamo parlato, si racchiude molta della migliore musica pop italiana degli anni 90, dischi che con le loro canzoni hanno saputo con semplicità parlare alle giovani generazioni, ricordando loro quanto la vita sia meravigliosa.

SWING OUT SISTER - It's better to travel (Phonogram - Mercury, 1987)
Il trio inglese  – formato da Corinne Drewery alla voce, Andy Connell alle tastiere e Martin Jackson alla batteria –  debutta con questo disco di grande qualità, che si afferma subito nelle classifiche europee e statunitensi, grazie ad un Pop melodico ma al contempo ritmato e accattivante.
Nelle molte hits contenute in questo album, si apprezza l'eleganza di una latente influenza Jazz e la grande freschezza donata da arrangiamenti ariosi di fiati ed archi, ottenuti con il sintetizzatore.
I brani più rappresentativi del disco sono: Breakout, Twilight world, Surrender e Fooled by a smile.

IRENE GRANDI - Irene Grandi (CGD, 1994)
Nel 1993 Irene Grandi fa capolino nel mondo del Pop italiano, proponendo alla selezione di Sanremo Giovani il brano Un motivo maledetto, canzone che l'anno successivo sarà pubblicata in questo suo primo album. Ma Irene  – classe 1969, ragazza toscana dallo spirito giovane ed espansivo –  diventa subito popolare grazie al Festival di Sanremo del 1994, dove partecipando tra le Nuove Proposte, conquista il pubblico con il brano Fuori  – inno gioioso alla libertà e alla trasgressione, una specie di Vita spericolata al femminile –  infatti, grazie alla sua vocalità grintosa e alla più che gradevole presenza scenica, si piazza al quarto posto nella sua categoria; mentre nei giorni successivi le radio la premieranno con frequenti passaggi della sua fresca hit sanremese.
Dunque dopo le apparizioni al Teatro Ariston ecco che esce il suo album d'esordio, Irene Grandi, all'interno del quale la cantante toscana mostra tutto il suo talento, non a caso questo lavoro viene accolto positivamente da critica e pubblico. Scritto con Lorenzo Ternelli in arte Telonio e prodotto da Dado Parisini, vede la collaborazione di Eros Ramazzotti  – che firma la musica del brano dai ritmi dance, Sposati! Subito!! –  e quella di Jovanotti  – che scrive la canzone in stile funky, T.V.B. –  brani questi che in pochi mesi diventano hit radiofonici insieme ovviamente a Fuori e Un motivo maledetto ma anche insieme a Vai vai vai, canzone dolce e romantica, vagamente rap, dall'atmosfera soft e seducente.
Insomma si tratta di un disco che viaggia ad alte quote, a dimostrarlo c'è anche la cover della canzone blues (You make me feel like) A natural woman, successo interpretato per la prima volta da Aretha Franklin nel 1967.

TERENCE TRENT D'ARBY - Introducing the Hardline According to Terence Trent D'Arby (CBS, 1987)
Cantante e songwriter di musica R'n'B, Terence Trent D'Arby nasce a New York nel 1962, ma e' in Europa che cresce artisticamente e da' inizio alla sua carriera. Infatti, di servizio in Germania con l'esercito degli Stati Uniti, all'inizio degli anni 80 debutta sulla scena musicale tedesca formando il gruppo Funk dei “Touch”.
Successivamente Terence si trasferisce a Londra, dove registra un nastro-demo che gli procura un contratto con la casa discografica CBS.
Nel 1987 è protagonista di un debutto squillante con l'album Introducing the Hardline According to Terence Trent D'Arby, un disco strabiliante che rappresenta un vero e proprio cult musicale degli anni 80, non a caso ottiene un enorme successo di vendite e agguanta i primi posti delle classifiche inglesi e americane. La popolarità di Terence, va alle stelle.
In questo suo primo lavoro discografico, esibisce una vocalità seducente che ricorda i grandi protagonisti Rhythm & Blues del passato, da Sam Cooke a Otis Redding; Terence però rigetta questi paragoni, dato che il suo Rock e' imparentato con le diverse sfumature della black music.
I brani più rappresentativi di questo eccezionale album sono: Dance Little Sister, If You Let Me Stay, Wishing Well e Sign Your Name.

LUCA CARBONI - ...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film (RCA, 1984)
Luca Carboni nasce a Bologna il 12 ottobre 1962. Spinto dal padre, fin da bambino impara a suonare il pianoforte ma a 13 anni lo abbandona in favore della chitarra e, soltanto l'anno dopo, fonda con alcuni amici il gruppo Teobaldi Rock. Negli anni successivi, per dedicarsi totalmente alla musica, Luca abbandona gli studi e si impiega in un negozio di scarpe. In seguito allo scioglimento del gruppo, tenta altre strade; poi, una sera lascia all'osteria Da Vito  – popolare ritrovo bolognese di artisti e studenti universitari –  alcuni suoi testi che vengono letti per caso da Lucio Dalla e dal suo storico gruppo di accompagnamento, gli Stadio; la band bolognese capitanata da Gaetano Curreri offre subito a Luca la possibilità di scrivere un testo per il loro primo album: Stadio (RCA, 1981). E' dunque grazie a questo incontro, che Luca Carboni firma Navigando controvento.
Successivamente sigla con la RCA il suo primo contratto discografico e pubblica, nel 1984, il suo album d'esordio ...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film al quale partecipano Ron, gli Stadio e il loro leader Gaetano Curreri, tastierista e coproduttore del disco. In questo lavoro Luca inizia a interpretare i sogni e i bisogni della sua generazione ma con uno stile vocale e musicale ancora poco originale, anche se la “stoffa” del cantautore riflessivo, ironico e poetico che racconta pregi e difetti del suo tempo, già emerge nella bellissima Ci stiamo sbagliando, e poi nella delicata Questa sera e in Giovani disponibili. Il momento musicale più accattivante del disco e' rappresentato dall'enigmatica Fragole buone buone, con le sue sonorità tra il Funky e il Rock.

EAGLES - Hotel California (Asylum, 1976)
Joe Walsh, ex chitarrista dei James Gang, sostituisce il dimissionario Leadon, portando un soffio di Rock nel gruppo. Ecco dunque che il suono degli Eagles si fa piu' quadrato, incisivo e conduce a un trionfo commerciale, infatti questo album rappresenta uno dei massimi best-seller della storia musicale. Carezze e tepori sono contrappuntati da esaltanti progressioni elettriche, che si possono godere nel capolavoro che da il titolo al Long-Playing.



NOMADI - Gente come noi (CGD, 1991)
Un album sincero, che riesce a comunicare pensieri e stati d'animo con scioltezza e naturalezza. Dunque, anche se non sempre sono molto orecchiabili, le canzoni di questo disco catturano al primo ascolto.
Il brano che fa da apripista, Gli aironi neri, suggestivo e carismatico, attacca con una chitarra stile anni 60. I venditori di morte vengono messi all'indice in Serpente piumato, come anche gli assassini di Chico Mendez, che, ucciso perché si batteva per salvare la foresta amazzonica, dai Nomadi viene ricordato nell'impegnata e al contempo deliziosa Ricordati di Chico.
Ma in questo album troviamo, tra le altre, anche la trascinante C'è un re, che tuffandosi nel mondo delle fiabe racconta metaforicamente la crudeltà e l'indifferenza del potere, Salutami le stelle, una melodia popolare dalle liriche toccanti, Ma che film la vita, un'appassionata dichiarazione d'amore per la vita, Colpa della luna, racconto di una notte insonne per i ricordi affettuosi che tornano alla mente, e Cammina cammina, canzone dedicata al fascino dei luoghi che ognuno di noi attraversa nella propria esistenza e alla bellezza del viaggio.
Il grande Augusto Daolio, storica voce e anima dei Nomadi, scomparirà la mattina del 7 ottobre del 1992.

AUDIO 2 - E=mc2 (PDU, 1995)
Gianni Donzelli e Enzo Leomporro, entrambi di Napoli, nati nel 1961, inizialmente si impongono nel mondo della musica italiana come autori raffinati firmando il brano sentimentale Neve  – che evoca un'atmosfera carismatica e suggestiva –  interpretato da Mina nel 1992. L'anno successivo il duo debutta nel mercato discografico con l'album Audio 2, che contiene la hit radiofonica Sì che non sei tu e dal quale emerge con risalto la curiosa e piacevole similitudine vocale e stilistica con Lucio Battisti, una caratteristica questa, che inevitabilmente rende subito piacevole l'ascolto delle loro canzoni.
E' doveroso segnalare in queste brevi note biografiche, che nel 1998 gli Audio 2 forniscono come autori ben tre brani  – Acqua e sale, Specchi riflessi e Io ho te, quest'ultima per la sola voce di Mina –  al memorabile CD interpretato in coppia da Mina e Celentano.
Ma veniamo al loro secondo album, E=mc2, pubblicato nel 1995, che curiosamente non solo con la formula presa in prestito per il titolo ma anche con l'immagine messa in copertina  – come già era avvenuto per l'album precedente –  omaggia Albert Einstein. All'interno di questo lavoro Pop di gradevole ascolto e originale nei testi, che vende quasi duecentomila copie, troviamo il singolo apripista Alle venti... e altri successi radiofonici come: Rotola la vita, la romantica e struggente Io ho te  – canzone ufficiale della colonna sonora del fortunatissimo film “I laureati” di Leonardo Pieraccioni –  e Dentro a ogni cosa che si conclude con il ritornello riproposto in crescendo, cantato dalla riconoscibilissima voce di Mina che, in questa occasione, anonimamente, si presta come corista.

CLAUDIO BAGLIONI - E tu come stai? (COLUMBIA, 1978)
Pubblicato nel 1978 dalla CBS, è arrangiato da Ruggero Cini e realizzato in Francia. Nel marzo del 1979 questo album viene però sequestrato in tutti i negozi a causa di una disputa tra la CBS e la RCA. Risolta la vertenza, nel 1980 l'album esce sul mercato in lingua spagnola vincendo il disco d'oro.
In questo Long-Playing è l'intimismo ad emergere con forza dalle canzoni, anche con un pizzico di decadentismo, mettendo da parte sentimentalismi e tentazioni commerciali. Ne risultano pregevoli istantanee  – che fotografano ricordi, momenti di vita, sensazioni e stati d'animo dell'autore –  come Con te, Signori si chiude, Ti amo ancora, Giorni di neve, E tu come stai?, Un po' di più, Ancora la pioggia cadrà.


GIANNI TOGNI - ...E in quel momento entrando in un teatro vuoto, un pomeriggio vestito di bianco, mi tolgo la giacca, accendo le luci, e sul palco, m'invento... (CGD, 1980)
Titolo lunghissimo per un disco che raccoglie ampio successo grazie a Chissà se mi ritroverai, Maggie e soprattutto Luna, canzone che diventa un hit insuperabile, un classico del pop italiano degli anni 80, e che condizionerà tutta la carriera di Gianni Togni (1956). Guido Morra firma tutti i testi di questo album (il secondo per Gianni), per un binomio artistico che durera' negli anni.



DIROTTA SU CUBA - Dirotta Su Cuba (CGD East West, 1995)
A metà degli anni 90 il tastierista Rossano Gentili e il bassista Stefano De Donato, colgono al volo il rinnovato interesse per la black music. Affidato il ruolo di cantante alla brava corista Simona Bencini, per alcuni anni il trio fiorentino dei Dirotta Su Cuba cavalca l'onda del successo.
Questo primo album, farcito con musica Funky e Soul, porta sulla scena musicale italiana una ventata di freschezza e briosità, non a caso le canzoni (Gelosia, Liberi di – liberi da, Dove sei?, Legami, Solo baci) vengono superlanciate dalle radio e ancora oggi, a distanza di oltre dieci anni, restano dei brani “easy-listening” di sicura presa sul pubblico.

GIANLUCA GRIGNANI - Destinazione paradiso (Mercury, 1995)
Il giovane cantautore Gianluca Grignani nasce a Correzzano (Milano) il 7 aprile 1972. Dopo il divorzio dei genitori, a 17 anni rimane con la madre e la sorella, trasferendosi con loro in Brianza. In questo periodo inizia a scrivere le sue prime canzoni e si esibisce nei locali della zona accompagnandosi con la chitarra, strumento che ha imparato a suonare da autodidatta. Per mantenersi si dedica ai più svariati lavori, fino a quando conosce il produttore e chitarrista Massimo Luca, già collaboratore di De André e Battisti. Dopo due anni di tentativi, nel 1994 partecipa con il brano La mia storia tra le dita alle selezioni di Sanremo Giovani, dove classificandosi nelle prime posizioni, si aggiudica la partecipazione al successivo Festival di Sanremo nella sezione Nuove Proposte, con la canzone Destinazione paradiso.
Con la romantica La mia storia tra le dita, nell'autunno del '94 il giovane Grignani  – con la sua immagine di “bello e dannato” e la vocalità sensuale e arrochita –  già conquista le airplay radiofoniche e si fa subito apprezzare nel mondo dei teenagers; pochi mesi dopo, con la pubblicazione del suo primo album, Destinazione paradiso, si aggiudica anche le vette del mercato discografico, vendendo più di settecentomila copie in Italia e quasi un milione all'estero, per lo più in Sudamerica.
Questo disco, intimista nei testi e con un Pop-Rock melodico di facile ascolto, presenta canzoni semplici e spontanee che non raccontano solo storie d'amore ma anche il tipico disagio giovanile nei confronti della società, spesso distratta e superficiale verso i problemi reali della gente.
Oltre alle due già citate, le altre hits estratte da questo CD sono: Falco a metà, Primo treno per Marte e Una donna così.

LUCIO DALLA - Dalla (RCA, 1980)
In questo album le sonorità Pop degli Stadio  – la giovane band che suona per Dalla –  si fa sempre più convincente e accattivante, infatti, molti momenti delle canzoni sono caratterizzati da una base di pianoforte, tastiere e dalla chitarra elettrica.
Nel disco, troviamo liriche ricche di metafore poetiche in La sera dei miracoli e Il parco della luna, ritmo e ritornello orecchiabile in Balla balla ballerino, l'amore insoluto, non corrisposto e da decifrare nella dolcissima Cara e l'amore che dà la vita, raccontato, nell'indimenticabile Futura.
I testi di questo Long-Playing raccontano la vita della gente nel bene e nel male, le gioie e i dolori, le speranze e le vergogne delle persone e della società, il tutto su di un sound dalla ritmica accattivante ma con delle melodie che riescono ad essere perfino commoventi.

ANTONELLO VENDITTI - Cuore (Heinz Music, 1984)
Con questo album, Antonello nelle sue canzoni smette quasi del tutto di trattare temi politici e sociali, infatti – fatta eccezione per il brano L'ottimista che presenta una pacata e simpatica satira politica – regala al pubblico italiano un disco che con passione e notevole aspirazione parla di sentimenti, ricordi e nostalgie.
Questo Long-Playing ridà ad Antonello Venditti quella grande popolarità che nei primissimi anni 80 era un po' venuta meno, e vince persino la Vela d'Oro quale disco più venduto dell'anno. D'altronde stiamo parlando di un 33 giri che contiene dei classici intramontabili della musica leggera italiana, tra i quali spiccano: Ci vorrebbe un amico, Notte prima degli esami, Piero e Cinzia, Stella.

RAF - Cosa restera'... (CGD, 1989)
Raffaele Riefoli, in arte Raf, nasce a Margherita di Savoia (Foggia) nel 1959. Fiorentino di adozione, all'inizio degli anni 80 si trasferisce per un breve periodo a Londra e nel 1984 pubblica con l'etichetta francese Carrere il 45 giri Self Control, brano pop-dance cantato in inglese che raggiunge il primo posto nelle classifiche di tutto il mondo, Stati Uniti compresi.
Nel 1987 dopo aver lavorato nella scena dance per diversi anni, decide di cambiare genere dedicandosi al pop italiano. Basti pensare che il brano Si può dare di più (1987), portato alla vittoria del Festival di Sanremo dal trio Morandi-Ruggeri-Tozzi, è firmato proprio da Raf; come del resto la hit Gente di mare (1987) cantata in coppia con Umberto Tozzi.
Nel 1988 Raf pubblica l'album Svegliarsi un anno fa e nell'89 Cosa resterà..., un disco che lo consacra tra i più importanti protagonisti della scena musicale pop del nostro paese. Questo album, infatti, contiene canzoni di tutto rispetto, tra le quali spiccano la sanremese Cosa resterà degli anni '80  – brano che divenuto oramai un classico, rappresenta una fotografia critica e un po' nostalgica del decennio che allora si andava chiudendo –  e l'estiva Ti pretendo  – mega-hit che vince il Festivalbar 1989 –  oltre alla sensibile Santi nel viavai e all'ironica, anch'essa foto delle manie e nevrosi della società, La battaglia del sesso.
Raf con questo disco che esce sul finire degli anni 80, ha il merito di cantare in italiano un pop elegante e raffinato, cosa assai rara in quel periodo.

CARMEN CONSOLI - Confusa e felice (Cyclope Records, 1997)
Carmen Consoli nasce a Catania il 4 settembre 1974. Sin da giovanissima si interessa alla musica, infatti a nove anni inizia a suonare la chitarra elettrica e a quattordici entra a far parte di gruppi musicali, con i quali si esibisce alle feste studentesche e nei locali catanesi, eseguendo cover rock-blues. Nel frattempo inizia anche a comporre musiche e scrivere testi.
Nel 1996 pubblica l'album Due parole lanciato dal singolo Amore di plastica che Carmen canta sul palco del Festival di Sanremo classificandosi all'ottavo posto tra le nuove proposte. Questa prima canzone di successo della cantautrice catanese, spopola nelle radio e vende 150000 copie. Carmen si fa notare dal pubblico e dalla critica per la sua forte presenza scenica e la vocalità insolita, giocata tutta su toni sovracuti, volutamente sgraziata ma intonatissima.
Nel 1997 esce il suo secondo album, Confusa e felice – la canzone omonima viene presentata alla gara canora sanremese – con il quale Carmen conferma alla grande tutto il suo talento e viene considerata tra le più promettenti cantautrici italiane.
Questo ispiratissimo disco, più rock rispetto al precedente e in alcuni brani riscaldato e ammorbidito dal suono dei violoncelli, vede nei testi una viscerale carica poetica. Alcune canzoni sono molto intimiste e trattano intensamente il tema dei sentimenti repressi o conflittuali e dell'amore non corrisposto, come Uguale a ieri, Diversi, Fidarmi delle tue carezze, Blunotte, La bellezza delle cose. Mentre il rock più duro e meno melodico di Per niente stanca, tocca il tema dell'AIDS raccontando i pensieri di una malata, e la suggestiva Un sorso in più racconta l'agghiacciante dramma delle persecuzioni e delle deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento.

RICCARDO COCCIANTE - Cocciante (RCA, 1982)
Senza dubbio questo è stato un 33 giri di grande successo, non a caso ancora oggi viene ristampato su CD.
Otto canzoni che nei testi presentano quella "poesia del quotidiano un po' minimalista", nella quale Mogol, che ha firmato appunto tutte le liriche del disco, e' maestro; i brani più amati dal pubblico contenuti in questo album sono: Celeste nostalgia, Un nuovo amico e In bicicletta, tre canzoni scorrevoli, da antologia non solo del repertorio di Cocciante ma anche, più in generale, dell'intero archivio della musica leggera italiana più popolare.
In questo suo nono LP, Riccardo, nelle sue melodie, fa a meno della progressione rabbiosa dei primi lavori in favore di una romantica leggerezza.

LUCA CARBONI - Carboni (RCA, 1992)
Luca Carboni raggiunge il massimo della sua popolarità proprio con questo album, che sarà il più venduto del 1992 aggiudicandosi ben tre dischi di platino.
Molto più ritmico rispetto ai precedenti, si apre con Ci vuole un fisico bestiale, brano orecchiabile pervaso da una schietta ironia nei confronti della società e della quotidianità. Anche la canzone Mare mare, che vince il Festivalbar, diventa un classico della musica italiana, un brano estivo per eccellenza ma che al contrario di altri del suo stesso genere riesce a comunicare un messaggio più profondo, infatti, nel racconto autobiografico di Luca, il mare è visto come un luogo da raggiungere per cercare di soffocare la propria solitudine e guardare dentro se stessi, per capire le ragioni di una malinconia nascosta.
All'interno del CD troviamo poi canzoni anche più socialmente impegnate, come: Alzando gli occhi al cielo che punta il dito in quella terribile piaga italiana che e' la mafia  – proprio quando di lì a pochi mesi avrebbero perso la vita, in due distinti attentati a Palermo, i giudici Falcone e Borsellino con le rispettive scorte –  e La mia città che riflette sui ritmi frenetici imposti dalla metropoli, forieri di speculazione, indifferenza, solitudine ed egoismo.
Tra le altre canzoni, contenute in questo album di culto del Pop italiano anni 90, segnaliamo anche le sentimentali e struggenti: Le storie d'amore e L'amore che cos'e'.
E' un disco realizzato in studio quasi totalmente dal cantautore bolognese e dal produttore Mauro Malavasi con pochi altri musicisti, tra cui Jimmy Villotti alle chitarre.

VASCO ROSSI - C'e' chi dice no (Carosello, 1987)
Con le intense Vivere una favola e C'è chi dice no – che fotografano la frenesia, la superficialita' e il qualunquismo dei ruggenti anni 80 – Vasco formalizza il suo ruolo di oppositore disarmato contro l'ipocrisia e il moralismo bigotto della società. E' dunque un disco più ragionato rispetto a quelli passati, nel quale si avvale di una lunga lista di collaboratori: oltre a Tullio Ferro anche Massimo Riva, Maurizio Solieri, Rudy Trevisi e lo stesso produttore Guido Elmi.
All'interno di questo album e' presente anche una canzone d'amore molto suggestiva e dalle sonorita' pop-rock carismatiche e avvolgenti, Ridere di te.
D'ora in poi Vasco Rossi diventa il Blasco, simbolo di una ribellione un po' picaresca, personaggio ironicamente autobiografico descritto nella canzone Blasco Rossi.

BRUCE SPRINGSTEEN - Born to run (Columbia, 1975)
Il terzo album di Bruce Springsteen è percorso in tutte le otto canzoni da un'incredibile energia, tanto che è destinato a rimanere il più formidabile segno di riconoscimento della storia sprinsteeniana; infatti, con le sonorità corpose nella fusione di chitarra elettrica, basso, batteria, piano e sax, regala un effetto euforizzante unanime: per il pubblico che lo premia nei maggiori mercati, per la critica, per gli stessi colleghi, convinti di aver trovato un battistrada da seguire.
Da Thunder road a Born to run, da Backstreets a Jungleland troviamo una sequenza di irresistibili classici del Rock; i quali fanno di questo disco un capolavoro senza tempo che non dimostra affatto i suoi trent'anni.

ZUCCHERO - Blue's (Polydor, 1987)
A sorpresa nel 1987 arriva Blue's, un grande album che consacra Zucchero sulla scena musicale italiana e internazionale. Il disco vende oltre 1.300.000 copie, diventando l'album più venduto nella storia del Pop italiano, e nel 1989 la London Records lo pubblica in Gran Bretagna.
Blue's – il quale contiene dieci canzoni che sposano senza indugi la causa del Soul e del Rhythm'n'Blues – è mixato a Londra negli studi di Pete Townshend degli Who, ed è prodotto con il chitarrista e programmatore Corrado Rustici; al lavoro prendono parte anche i Memphis Horns, Clarence Clemons – saxofonista della E-street Band di Bruce Springsteen – e altri ottimi musicisti R'n'B internazionali.
I suoni sono incalzanti e inebrianti, e le canzoni nel loro complesso sono artisticamente e qualitativamente perfette, tanto che saranno la base degli spettacoli dal vivo lungo tutta la carriera dell'artista emiliano.
Un disco di successo, rimasto nella storia della musica italiana, grazie ai riff energici e accattivanti di Con le mani / Pippo / Non ti sopporto più / Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall'Azione Cattolica, ma anche grazie alle suggestive e magistrali melodie di Dune mosse / Senza una donna / Hey Man / Bambino io, bambino tu / Hai scelto me.

BIAGIO ANTONACCI - Biagio Antonacci (Mercury/PolyGram Italia S.r.l., 1994)
Biagio Antonacci nasce il 9 novembre 1963 e cresce nell'hinterland milanese, a Rozzano, dove studia da geometra e si appassiona sin da giovanissimo alla musica, suonando la batteria. Inizia a scrivere canzoni e nel 1989 pubblica il suo primo album, Sono cose che capitano. Nel 1991 Antonacci pubblica il suo secondo CD, Adagio Biagio, con il quale riesce a farsi conoscere dal grande pubblico che, infatti, apprezza il suo genere musicale: melodico, a tratti anche decisamente romantico, con testi non dirompenti ma accattivanti, insomma, una sorta di easy-listening della canzone d'autore italiana. Uno stile che funziona sul mercato discografico e che soprattutto si rivela molto radiofonico.
Nel 1992 la sua Il fiume dei profumi viene incisa dalla grande Mia Martini e il singolo Liberatemi  – tratto dall'album omonimo del 1993 che vende 150 mila copie –  viene trasmesso massicciamente dalle radio. Sempre nel '93, partecipa al Festival di Sanremo con il brano Non so più a chi credere  – con il quale si piazza in ottava posizione –  e inizia un lungo tour nazionale.
Ma ecco che siamo giunti a Biagio Antonacci, ovvero il CD di cui mostriamo la copertina. Un album che testimonia una raggiunta maturità artistica, in cui lo stile si affina e diventa ancora più caratteristico e riconoscibile. Accanto alle ballate romantiche Sei, Fino all'amore e alla malinconica e struggente Se io, se lei   – ormai un classico della nostra musica leggera – , appaiono anche canzoni più grintose e arrabbiate come Non è mai stato subito  – con le sue sfavillanti chitarre elettriche –  e anche simpatiche e spassose come Lavorerò  – realizzata in stile Reggae – . Toccante è poi la descrizione della figura paterna in Lo conosco poco. Troviamo inoltre il coro dei bambini dell'Antoniano di Bologna in E' finita la guerra.

BACKSTREET BOYS - Backstreet's back (Virgin/Jive, 1997)
La boy band più famosa di fine anni 90 esordisce nel 1996 con l'album Backstreet Boys, e fin da subito i cinque ragazzi americani che la compongono, aiutati dal loro aspetto pulito e rassicurante che tanto piace alle ragazzine, mostrano in realtà doti vocali non comuni agli innumerevoli gruppi per adolescenti in circolazione all'epoca  – band che erano l'una clone dell'altra e realizzate, o meglio, fabbricate a tavolino dai discografici che univano alle facili melodie, dei ragazzi modaioli dal ventre piatto, dai pettorali possibilmente scolpiti e dalle movenze pseudosensuali – . Però, come dicevamo, i Backstreet Boys nel mucchio hanno fatto la differenza proprio dal punto di vista musicale, grazie ad una vena Soul e R&B che pervade le loro composizioni, apprezzate non soltanto dai teen agers.
Nel 1997 pubblicano il loro secondo album, Backstreet's Back con il quale raggiungono l'apice del successo e la consacrazione a divi del Pop. All'interno di questo disco, alle buone soluzioni vocali unite a piacevoli melodie come in As long as you love me e All I have to give, si alternano sonorità energiche e accattivanti decisamente in stile dance come in Everybody (Backstreet's back); il tutto senza perdere di vista l'alto standard qualitativo, pari a quello dei migliori gruppi di moderno R&B. Inoltre, c'è da aggiungere che in questo secondo CD i cinque giovani  – i quali insistono nel dichiarare che non sono solo dei vocalist, ma anche dei veri e propri musicisti e quindi che ognuno di loro sa suonare degli strumenti –  sono migliorati sensibilmente anche grazie alle esperienze live che hanno realizzato in giro per il mondo.

TANITA TIKARAM - Ancient heart (WEA, 1988)
Tanita Tikaram nasce a Munster in Germania, dove suo padre, un ufficiale britannico indiano delle isole Fiji, è stato collocato insieme alla moglie malaysiana. In seguito il padre sarà riassegnato in Gran Bretagna, così all'età di 12 anni Tanita, con la sua famiglia, si trasferisce in Inghilterra. Il senso di isolamento, le difficoltà nell'integrazione in una nuova realtà, spingono Tanita verso la musica, tanto che a 16 anni inizia a scrivere le sue prime canzoni.
Nel 1988 pubblica il suo primo album, Ancient heart, e subito la giovane artista viene salutata come un'eccellente rivelazione della canzone d'autore al femminile.
La sua voce scura, sinuosa e avvolgente dalla tonalità bassa, unita a delle ballate morbide, da' vita a delle canzoni intimistiche, suggestive e carismatiche che magnetizzano l'ascolto. Proprio per questo il mercato di fine anni 80, abituato ad una musica Pop fin troppo briosa, leggera e di facile ascolto, divenuta ormai ripetitiva e copia di se stessa, accoglie con entusiasmo il venticello di novità portato dalla Tikaram.
I brani più rappresentativi di questo album sono Good tradition, For all these years e soprattutto Twist in my sobriety, che nel 1989 conquista le radio italiane e diventa un hit indimenticabile.

ALISON MOYET - Alf (Columbia, 1984)
Alison Moyet, nata a Billericay, nell'Essex (Regno Unito), esordisce nel mondo Pop come “back vocalist” del duo synth Pop degli Yazoo, è sua infatti la voce nella bellissima ballata  – lenta e dalle fredde sonorità elettroniche –  intitolata Only you. Ma ecco che nel 1984 Alison si mette in proprio e pubblica il suo primo album, Alf. Un Long-Playing che diventa ben presto un successo, grazie anche a singoli accattivanti come Invisible e Love resurrection, hits dalla bellezza rimasta intatta nel tempo, grazie soprattutto alla voce calda ed emozionante di Alison che, da diva Soul, sa essere grintosa e al tempo stesso dolce e raffinata.

SIMPLY RED - A new flame (Elektra, 1989)
Il gruppo Pop con tendenza al Soul dei Simply Red nasce nel 1984 a Manchester, formato dal cantante Mick "Red" Hucknall (1960), che già aveva fatto parte del gruppo di scuola Punk dei Frantic Elevators, e da tre ex membri dei Durutti Column.
Fin dal primo album, Picture book, pubblicato nel 1985, la band britannica confeziona in maniera perfetta un mix tra Soul e Rhythm and Blues che la porta al successo.
Nel 1989 esce il loro terzo album, A new flame, dove le reminiscenze di Black-Music e la vocalità sicura e suadente di Mick, danno vita ad un lavoro discografico originale e di grande qualità. Diciamo infatti che negli anni 80 i Simply Red propongono un R'n'B rinnovato, avvicinandolo alla Pop-Music di quel periodo, senza però confonderlo con essa. I brani piu' rappresentativi di questo LP sono: It's only love, A new flame e la cover di If you don't know me by now, brano del 1972 di Harold Melvin and the Blue Notes, una ballata romantica, raffinata e suggestiva, riproposta con grande successo da Mick e compagni.

BIOGRAFIE CANTAUTORI ITALIANI
In questa sezione di Nonsolosuoni presentiamo le biografie dei cantautori italiani che con la loro poesia, l'estro, la fantasia, la sensibilità hanno caratterizzato la musica italiana a partire dalla seconda metà degli anni 70 fino ai primi anni 80.
Alcuni di questi artisti hanno continuato ad avere notevoli riscontri di pubblico fino ad oggi, mentre altri sono usciti dai grandi circuiti discografici.

VASCO ROSSI
Vasco Rossi nasce il 7 febbraio 1952 a Zocca, cittadina di qualche migliaio di abitanti sull'Appennino tosco-emiliano. La madre, notate le sue capacità canore, lo incoraggia a seguire delle lezioni di canto a Modena, dal maestro Bononcini; a 14 anni forma il suo primo complesso, i Killer, poi trasformati in Little Boys. Alla fine delle scuole medie lascia Zocca per frequentare le superiori in un collegio di Modena, l'Istituto San Giuseppe; dopo un anno prosegue gli studi di ragioneria a Bologna fino al conseguimento del diploma. Si iscrive alla facoltà di economia e commercio e l'anno successivo passa a pedagogia. Avendo difficoltà a integrarsi nell'ambiente bolognese, torna spesso a Zocca, dove insegna applicazioni tecniche nella locale scuola media.
Nel 1975 fonda nel suo paese natale una delle primissime radio private, Punto Radio, impegnandosi come deejay per circa quattro anni; l'emittente incontra grande successo (anni dopo verrà venduta per problemi finanziari) e proprio in questo periodo Vasco Rossi inizia a comporre le prime canzoni. Infatti, nel 1977 pubblica il suo primo 45 giri Jenny/Silvia e nel 1978 per l'etichetta Lotus il primo album Ma cosa vuoi che sia una canzone, che non riscuote molto successo. Intanto Vasco stringe importanti amicizie musicali che dureranno per sempre, con i chitarristi Massimo Riva e Maurizio Solieri, e con il cantante e tastierista del gruppo bolognese degli Stadio, Gaetano Curreri. Il secondo album dell'artista esce nel 1979 e si intitola Non siamo mica gli americani!, anche questo lavoro come il precedente non raccoglie grandi consensi nonostante contenga una delle sue più note canzoni d'amore, l'amatissima da più generazioni e quindi intramontabile, Albachiara. Un classico.
Nello stesso periodo scompare improvvisamente suo padre, un episodio che colpisce profondamente il giovane artista, che d'ora in poi decide di dedicarsi a tempo pieno alla carriera musicale.
Nel 1980 incide per l'etichetta Targa l'album Colpa d'Alfredo, nel quale l'operato di Vasco si fa più convincente e la title-track, insieme all'impostazione del suono, più appassionato e deciso, fanno di lui un artista promettente su cui puntare. I testi di questo LP sono provocatori e ironicamente volgari, soprattutto nei confronti dell'universo femminile, e proprio per questo la sua esibizione nel dicembre dello stesso anno alla trasmissione RAI Domenica In, fa scatenare le polemiche della critica musicale e di costume più bigotta, che cade nella facile provocazione dell'artista. Tutto ciò procurerà involontariamente a Vasco Rossi, un'inattesa pubblicità. Sempre nel 1980 parte la sua prima tournée, che lo vede impegnato dal vivo al fianco della Steve Rogers Band. Con l'inizio del nuovo decennio per l'artista emiliano arriva una certa popolarità.
Nel 1981 esce su etichetta Carosello il 33 giri, Siamo solo noi, e la produzione di Guido Elmi affina il repertorio del rocker melodico di Zocca, infatti, adesso Vasco è più riconoscibile e le sue canzoni offrono sprazzi anche autobiografici, nei quali è facile identificare il carattere molto particolare, originalissimo, di rocker d'autore. Dunque con questo disco si consolida il personaggio del ribelle sospeso tra romanticismo e trasgressione, tanto che inconsapevolmente o no, in quel periodo Vasco rimane prigioniero di questa immagine, preferendo la notte al giorno e pagando poi di persona l'uso e l'abuso di alcol e droghe.
Nel 1982 pubblica l'album Vado al massimo, dove vitalismo e noia, rock, droga e amore, disincanto e inquietudine fanno emergere dall'intero Long-Playing un ritratto da gioventù bruciata, uscita dalle illusioni degli anni 70. Un disco pieno di ironia – con un abile equilibrio tra elettricità, immagini dure e spigolose, e la melodia della canzone all'italiana – che viene pubblicato dopo l'interpretazione del brano Vado al massimo al Festival di Sanremo dove si piazza all'ultimo posto, e che contiene, oltre all'omonima, altre canzoni cult del pop-rock melodico italiano come: Canzone, Splendida giornata, La noia e Ogni volta con la quale, sempre nel 1982, Vasco è proclamato “rivelazione dell'anno” al 13° Premio Nazionale del Paroliere.
In questo stesso periodo incontra uno dei principali artefici del suo successo, il musicista Tullio Ferro, che in venti anni compone per Vasco Rossi le musiche di Splendida giornata, La noia, Vita spericolata, Brava Giulia, Liberi... liberi, Vivere, Ormai è tardi, Stupendo, Gli angeli, Stupido Hotel e Siamo soli.
Nel 1983 Vasco si ripresenta alla rassegna sanremese e canta quasi barcollando Vita spericolata, canzone che diventa un vero e proprio inno giovanile, contenuta nell'album Bollicine (1983) che vende oltre un milione di copie. Questo 33 giri rappresenta un lavoro centrale per l'avventura del rock italiano, infatti, Vita spericolata è un'icona generazionale che sbalordisce l'impellicciata platea sanremese, indigna i critici moralisti e delude le giurie festivaliere che la confinano in fondo alla graduatoria. Ma forse proprio perché indiscutibilmente vicina ai giovani e lontana dal perbenismo, diventa un inno di massa, tramutando il cantastorie di Zocca in un vero profeta. Nella playlist del Long-Playing figurano tra le altre anche l'ironica Bollicine – satirica nei confronti del mondo della pubblicità – e la romantica e intimista Una canzone per te.
Sempre nel 1983 stravince il Festivalbar e l'anno successivo pubblica il suo primo album live Va bene, va bene così (1984), che prende il titolo dall'unico brano inedito. Si tratta dunque di un Long-Playing antologico, riassuntivo dei primi anni di carriera musicale di Vasco, quelli da cantautore “maledetto”, con all'interno nove titoli di alta qualità dall'ottimo spessore nei testi e dal notevole impianto musicale; registrato tra Verona, Bologna e Cantù, con il supporto della Steve Rogers Band dove svettano le chitarre di Massimo Riva e Maurizio Solieri, sempre con un grandioso successo di pubblico.
Nel 1985 esce l'album Cosa succede in città, con il quale il discorso di Vasco si fa più articolato, infatti, qui si alternano l'ironia sul tema della droga, la rabbia verso un mondo disumanizzato e ipocrita, il romanticismo di brani come Toffee, Una nuova canzone per lei, Dormi dormi.
Nel 1987 incide C'è chi dice no, che con le intense Vivere una favola e C'è chi dice no, formalizza il suo ruolo di oppositore disarmato contro l'ipocrisia e il moralismo bigotto della società. E' dunque un disco più ragionato rispetto a quelli passati, nel quale si avvale di una lunga lista di collaboratori: oltre a Tullio Ferro anche Massimo Riva, Maurizio Solieri, Rudy Trevisi e lo stesso produttore Guido Elmi. All'interno di questo LP e' presente anche la suggestiva canzone d'amore, Ridere di te.
Successivamente s'impegna in una lunga serie di concerti e nel 1989 passando alla casa discografica EMI pubblica l'album Liberi... liberi, con il quale Vasco ribadisce la forza eversiva, oltre che conoscitiva, del dubbio, e rimette in discussione il concetto di libertà predicato in un ventennio di contestazione giovanile. E' l'avvio di una trasformazione che ci darà un Vasco Rossi sempre meno barricadiero e sempre più scettico; un cambiamento anticipato in questo disco dalla consapevolezza della gioventù che sfuma nella nostalgia, della realtà che stritola i sogni, del tempo che scorre e si porta via il meglio di noi. Vasco con questo album è anche produttore di se stesso.
Anche a questo lavoro fa seguito un tour nazionale, che suggerisce a Vasco la pubblicazione di Fronte del palco (1990), live che racchiude i concerti di Milano, settantamila spettatori nello Stadio di San Siro, e di Roma allo Stadio Flaminio.
Negli anni 90 Vasco Rossi dirada gli album di inediti, come molti altri cantautori giunti alla grande popolarità. Dopo l'ennesimo live, 10.7.90 San Siro (1991), il nuovo album, Gli spari sopra, esce nel 1993 conquistando ben dieci dischi di platino e il premio al concorso Vota la Voce, mentre il videoclip del brano omonimo viene girato nel penitenziario abbandonato di Alcatraz. Con questo CD a Vasco non resta che raccontare la fine delle vecchie utopie, come fa in Stupendo, e si affida alla musica come energia che dilaga e pervade, unica forza positiva in un mondo allo sfascio. Il singolo che dà il titolo all'album, è la versione italiana di Celebrate, potente ballata di fine anni 80, di un gruppo irlandese, gli An Emotional Fish.
Nel 1996 pubblica Nessun pericolo... per te che vende quattrocentomila copie solo nei primi cinque giorni. In questo lavoro, le gioie del focolare prevalgono sulla rabbia e portano una sorta di rassegnata serenità; quasi tutti i brani presentano anche altre firme, del giro degli amici-collaboratori, Elmi, Riva, Ferro. I brani più rappresentativi del disco sono Benvenuto – dedicata al figlio nato da poco – Un gran bel film, Sally e Gli angeli il cui video è stato realizzato con la regia di Roman Polanski. Dello stesso anno è il concerto gratuito offerto a Palermo, con la partecipazione di più di duecentomila persone.
Altro bagno di folla, nel 1998, a Imola dove Vasco canta i brani del suo nuovo album Canzoni per me (1998). In questo CD arriva un Vasco Rossi “cantautore rock intimista”, un disco fatto di pensieri, equamente diviso tra dettagli di quotidianità e riflessioni dal mondo impalpabile dei sentimenti, in cui si riafferma la consapevolezza che sono le illusioni e le emozioni a rendere vivibile la vita. L'anno seguente l'artista emiliano si aggiudica al “Premio Italiano della Musica” i riconoscimenti per migliore tournée e miglior disco, oltre al premio della critica.
Subito dopo esce Rewind (1999), doppio live del concerto di Imola. Sempre nel 1999, vince il Premio Lunezia per il testo della canzone Quanti anni hai, mentre per il tour Rewind vengono venduti quasi seicentoventimila biglietti. Per la fine dello stesso anno pubblica il singolo La fine del millennio, registrato dal vivo nella seconda parte di concerti del Rewind tour, i proventi che giungono dalla vendita di questo disco sono interamente devoluti all'Associazione Massimo Riva, il chitarrista amico e collaboratore dell'artista – leader della Steve Rogers Band – scomparso prematuramente nel giugno 1999.
Nel 2001 esce l'album Stupido Hotel e la critica di settore lo applaude, si tratta di un disco riflessivo, un viaggio nei sentimenti, con canzoni intense, amare e faticose come Siamo soli e Stupido Hotel.
Ogni concerto di Vasco continua ad essere un successo, allo Stadio Olimpico di Roma il 3 luglio 2001 ci sono ben ottantamila fan.
Da segnalare anche la raccolta uscita nella seconda metà del 2002, Vasco Rossi tracks, che scala le classifiche e contiene l'interpretazione live di Generale, la celebre canzone di Francesco De Gregori, affresco poetico contro la guerra.
Passato da tempo dalla “vita spericolata” che cantava nelle sue prime canzoni a quella più ordinaria di marito e padre, dedito agli investimenti nel settore dell'intrattenimento e di certo non più alla sregolatezza e alla ribellione, Vasco Rossi è ormai parte integrante del mondo della musica italiana, infatti, i suoi concerti sono un rito collettivo per vecchi e nuovi fan, per la cui realizzazione si mette in moto una vera e propria industria dello spettacolo.
Autore di testi più che compositore, nessuno meglio di Vasco ha saputo rappresentare il disagio giovanile degli anni 80; e ancora oggi, non più da compagno di stravizi ma da fratello maggiore, riesce a cogliere i malesseri generazionali di sempre: la solitudine, il bisogno d'amore, la voglia di un futuro migliore.

UMBERTO TOZZI
Cantante e compositore, Umberto Tozzi nasce a Torino il 4 marzo 1952. A 16 anni fonda il gruppo Off Sound e già nel 1971 firma la musica del suo primo successo, Un corpo un'anima, scritto con Damiano Dattoli e cantato da Wess e Dori Ghezzi, con cui la coppia vince la maratona televisiva di Canzonissima. Nel 1976 la sua Io camminerò viene portata al successo da Fausto Leali e nel frattempo esce il suo primo album, Donna amante mia. L'anno successivo pubblica l'album, E' nell'aria... Ti amo (1977), che contiene la hit intitolata Ti amo, tormentone radiofonico che scala le classifiche italiane, rimanendovi al primo posto per ben 7 mesi; tuttora rappresenta un classico della musica leggera italiana. Nel 1978 esce l'album Tu e il singolo omonimo, (che sarà riproposto con successo anche in versione remix nel 1999). L'anno dopo, 1979, pubblica il 33 giri Gloria e anche in questo caso esce l'omonimo 45 giri; il testo di Gloria, come quelli di quasi tutti gli altri successi di Umberto Tozzi in quel periodo, è firmato dal fiorentino Giancarlo Bigazzi, autore di molti hit degli anni Sessanta. Questa canzone diventa poi, qualche anno dopo, anche un vero e proprio successo mondiale, grazie alla versione dell'americana Laura Branigan – nata a Brewster (New York) nel 1957, prima corista per Leonard Cohen e poi cantante – che nel 1982 la incide per l'Atlantic grazie al tastierista Greg Mathieson, già turnista nella versione italiana con Tozzi e poi collaboratore di Donna Summer e Olivia Newton John. Negli anni 80, Umberto Tozzi si dedica ai concerti, scanditi dalle uscite di quattro album: In concerto (1980), Notte rosa (1981), Eva (1982) e Hurrah (1984). Dopo una lunga pausa, torna sulle scene nel 1987, quando vince il Festival di Sanremo in trio con Gianni Morandi e Enrico Ruggeri. La canzone vincente, famosissima, intitolata Si può dare di più (di Bigazzi-Tozzi-Bigazzi-Riefoli in arte Raf), è seguita a ruota dall'hit europeo intitolato Gente di mare – firmato sempre da Giancarlo Bigazzi, Umberto Tozzi e Raffaele Riefoli – cantata in coppia con Raf ed eseguita, dai due, anche all'Eurofestival di Bruxelles. Nel 1988 esce l'album live Royal Albert Hall, registrato nell'omonimo teatro di Londra. Nel 1991 partecipa ancora al Festival di Sanremo con il brano Gli altri siamo noi, il cui testo si distacca dalla facile commercialità, toccando anche temi sociali; la canzone riscuote un notevole apprezzamento dalle radio e anticipa la pubblicazione dell'omonimo album, all'interno del quale è contenuto anche il successo intitolato Gli innamorati. Sotto la produzione del californiano Greg Mathieson nel 1994 pubblica il CD Equivocando, su testi e musiche interamente suoi, un album, questo, di grande successo, non a caso l'estratto Io muoio di te vince il Festivalbar e anche il brano Lei diventa un hit radiofonico. Con la stessa produzione e ancora scritto interamente da se, nel 1996 pubblica l'album Il grido, registrato tra Roma e Los Angeles. Escono poi i CD Aria e cielo (1997), con l'ausilio dei testi di Mogol, e nel 1999 Bagaglio a mano, un riassunto della sua lunga carriera, tredici successi interamente rieseguiti e riarrangiati, più due inediti tra cui l'hit radiofonico Conchiglia di diamante. Nel 2000 torna nuovamente al Festival di Sanremo con Un'altra vita, che si classifica ultima, canzone purtroppo poco apprezzata dalla critica, e che anticipa l'uscita dell'omonimo album. Nel 2002 con il doppio CD The Best of Umberto Tozzi, percorre quasi trent'anni di carriera e a sorpresa ottiene buoni riscontri di vendita, e non solo in Italia ma anche in Francia ecc...
Capigliatura folta e rossiccia, aspetto prestante e una vocalità quasi da rocker, dopo i successi di fine anni 70 e inizio anni 80, caratterizzati dai testi un po' leggeri e poco impegnati del paroliere Bigazzi e dalle costruzioni musicali tecnicamente ineccepibili, (brani ancora piacevolissimi da ascoltare e anche un po' festaioli come Gloria, Tu o Stella stai ma anche romantici come Ti amo o intimisti come Qualcosa qualcuno,
Tu sei di me o Dimentica dimentica), il cantante torinese più in là nel tempo ha recuperato una certa autonomia creativa tornando a scrivere i testi delle sue canzoni. Pur nell'ambito di un pop-rock dichiaratamente commerciale, Umberto Tozzi dimostra notevole preparazione musicale e una solida presenza sul palco, paragonabile a quella di molti interpreti di livello internazionale.

RON
Rosalino Cellamare, in arte Ron, nasce a Dorno in provincia di Pavia il 13 agosto 1953. Fin da ragazzino segue le orme del fratello Italo, che studia pianoforte, prendendo lezioni di canto e vincendo alcuni concorsi musicali amatoriali, fino a quando nel 1970 viene presentato al Festival di Sanremo, dove grazie all'accoppiata con Nada Malanima esce dall'anonimato, infatti, la canzone Pa' diglielo a ma' si classifica al settimo posto e colpisce gli spettatori. Questo brano, con il testo firmato da Migliacci e la musica composta da Jimmy Fontana, viene pubblicato su 45 giri, dall'etichetta IT di Vincenzo Micocci. Proprio durante il Festival del '70 incontra Lucio Dalla, con il quale intraprende un lungo sodalizio umano e artistico, e che gli produrrà nello stesso anno altri due 45 giri. L'anno seguente la sua partecipazione al Disco per l'Estate, suscita notevole attenzione con il brano Il gigante e la bambina, su testo di Paola Pallottino e musica di Lucio Dalla, un brano coraggioso all'epoca, infatti viene in parte censurato a causa dell'argomento trattato, la violenza sui minori. In questo periodo Ron compone per interpreti conosciuti, come Gianni Morandi, e nel 1972 firma la musica di Piazza Grande, che viene cantata a Sanremo da Dalla. Sempre nel '72 pubblica il suo primo album, Il bosco degli amanti, del quale firma tutte le musiche. Seguono altri due 33 giri, il concept Dal nostro livello (1973), costruito su materiali elaborati da scolaresche dell'hinterland milanese, da un'idea di Gianfranco Baldazzi, e nel 1975, ancora su testi di Baldazzi, l'album Esperienze.
Forse sconfortato dagli scarsi riscontri di vendita, a metà degli anni 70 Ron inizia una parallela carriera da attore partecipando ai film Lezioni private (1975) di Vittorio De Sisti, L'Agnese va a morire (1976) per la regia di Giuliano Montaldo, In nome del papa re (1978) di Luigi Magni – che si aggiudica il David di Donatello come miglior film e migliore sceneggiatura – e Turi e i paladini (1978) di Angelo d'Alessandro.
Nel 1979 il produttore Alessandro Colombini gli fa incidere per l'etichetta Spaghetti, il 45 giri intitolato I ragazzi italiani, primo disco che esce con il nome d'arte di Ron. Nello stesso anno viene incaricato di arrangiare i brani del tour di Francesco De Gregori e Lucio Dalla, Banana Republic, al quale partecipa anche come musicista e interprete cantando I ragazzi italiani e Come va.
Nel 1980 pubblica l'album intitolato Una città per cantare, il quale contiene otto canzoni che firma come compositore, tranne Mannaggia alla musica di De Gregori e la cover di The Road di Danny O'Keefe, tratta da Running On Empty di Jackson Browne, nella versione tradotta di Lucio Dalla, la quale diventa la canzone che da il titolo all'intero 33 giri; grazie al successo di Una città per cantare, (divenuto un classico della nostra musica leggera), affronta la sua prima tournée italiana. Nello stesso anno realizza con Ivan Graziani e Goran Kuzminac il Q-disc Canzone senza inganni, che contiene l'omonimo successo radiofonico, mentre nel 1981 pubblica l'album Al centro della musica, in cui esordisce come autore di testi, l'omonima canzone in esso contenuta conquista la programmazione delle radio e rimane tuttora un classico.
Dopo un lungo viaggio negli Stati Uniti, nel 1982 pubblica l'album Guarda chi si vede e nell'estate dello stesso anno, con la canzone estratta intitolata Anima, vince il Festivalbar; questo brano, il cui testo è stato scritto da Lucio Dalla, è sicuramente una delle più belle canzoni d'amore nel panorama della musica leggera italiana. Alla fine del 1982, scaduto il contratto con l'etichetta discografica Spaghetti, Ron passa nuovamente alla RCA e pubblica Tutti cuori viaggianti, un album registrato in studio alla presenza di fan e giornalisti, dove reinterpreta alcuni brani del passato.
Nel 1983, dopo aver lasciato il gruppo degli Stadio – che lo accompagnava nei concerti e che ora comincia ad acquistare una sua autonomia – sempre nello stesso anno pubblica l'LP di inediti Calypso, dove compaiono tra le altre canzoni, i successi radiofonici Nervi a pezzi, Sogno e Per questa notte che cade giù. Nel 1984 pubblica la raccolta I grandi successi di Ron, che contiene l'inedito Joe Temerario, sigla di una trasmissione televisiva, poi scelta da Mario Monicelli nel 1986 per il film Speriamo che sia femmina; questa è forse la canzone più bella che Ron ci abbia regalato, un brano che nella sua alchimia di parole e musica riesce a comunicare buon umore, gioia e speranza, non a caso è un racconto fantastico che un uomo fa di se e della propria vita, rivolgendosi ad un bambino appena nato.
Nei due anni seguenti pubblica Ron (1985), in cui è contenuta Parliamo un po' di te scritta con Lucio Dalla, e E' l'Italia che va (1986), un album forse più maturo dei precedenti, tra poesia e malinconia, come in Noi nell'eternità o nel brano Padrone del tuo cuore.
Nel 1987 Mathias Rust, un pilota di 19 anni della Germania Ovest, riesce ad eludere ogni sistema di sicurezza russo atterrando con il suo Cessna sulla Piazza Rossa di Mosca: l'evento ispira a Ron la canzone Il mondo avrà una grande anima, che presenta al Festival di Sanremo nel 1988 classificandosi al ventunesimo posto; questa canzone dà il titolo a un live registrato durante una tournée teatrale.
Nel 1989 Ron produce l'album di esordio di Biagio Antonacci, intitolato Sono cose che capitano, mentre nel 1990 pubblica per la casa discografica WEA un suo nuovo album di inediti dal titolo Apri le braccia e poi vola. Nello stesso anno scrive poi per Lucio Dalla la memorabile Attenti al lupo, che diventa in breve tempo un grande hit radiofonico.
Nel 1992 inizia una collaborazione con Greg Walsh che sfocia nella pubblicazione dell'album Le foglie e il vento; nel 1994 esce il CD Angelo, che contiene il brano Tutti quanti abbiamo un angelo, dove evidenzia il suo lato spirituale. Un po' a sorpresa nel 1996 vince il Festival di Sanremo con il brano Vorrei incontrarti tra cent'anni, cantato a due voci con l'esordiente Tosca, nel quale Ron prende in prestito alcuni versi di Shakespeare; con l'aggiunta di questa bella canzone – con cui l'artista ci ha regalato un altro classico intramontabile – dopo la manifestazione sanremese pubblica una raccolta di successi completamente riarrangiati, Vorrei incontrarti fra cent'anni (1996).
Infaticabile, nel 1997 Ron incide Stelle, al quale partecipano tra gli altri anche Lucio Dalla e Samuele Bersani; nel 1998 torna sul palco del Teatro Ariston con il brano Un porto nel vento e nel 1999 pubblica l'album Adesso che contiene l'hit-single estivo My love.
Nel 2000 la RAI offre a Ron una serata per festeggiare i suoi trent'anni di attività, intitolata Una città per cantare, nella quale colleghi e amici ripercorrono la sua carriera, da Gianni Morandi con cui aveva cantato Occhi di ragazza nell'album Tutti cuori viaggianti (1982), a Tosca, Ornella Muti, Dalla, Jackson Browne, Antonacci e altri. Insieme alla trasmissione viene pubblicato un album doppio Ron '70/'00, che contiene i successi dell'artista e alcuni brani inediti, tra cui Noi, scritto con Maurizio Fabrizio, il cui video viene interpretato da Ornella Muti. Nel 2001 Ron pubblica il CD Cuore di vetro, con la collaborazione di Francesco De Gregori, Renato Zero, Renzo Zenobi, Pasquale Panella, Carmen Consoli, Gianluca Grignani e Jovanotti.
Nell'estate del 2002, insieme a Pino Daniele, Francesco De Gregori e Fiorella Mannoia, condivide il palco in una serie di concerti che registra sempre il tutto esaurito, documentato da un album doppio prodotto da Pino Daniele, intitolato In Tour Pino Daniele, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia, Ron (2002), che ottiene anche un grande successo di vendite.
E' difficile non annoverare Ron, tra i cantautori italiani più noti e attivi. Compositore versatile e sensibile, nelle collaborazioni verso artisti e colleghi Ron ha messo a disposizione con rara generosità tutte le sue capacità artistiche, che rimangono indubbiamente fuori dall'ordinario.

RINO GAETANO
Il re del pop-rock umoristico italiano, nasce il 29 ottobre 1950 a Crotone e nel 1960 si trasferisce con la famiglia a Roma, nel quartiere popolare di Monte Sacro. Rino ha dunque delle origini che una volta si definivano “umili”, proletarie, ma che lo avvicinano alla realtà delle piccole cose e a quella capacità tutta italiana di sdrammatizzare le tragedie sociali o personali. Aspirante geometra, coltiva i primi interessi artistici più per il mondo del teatro che per quello musicale, recitando la parte della Volpe in una versione di Pinocchio e componendo le prime canzoni alla chitarra con stile sarcastico, una modo di fare musica popolare, poco in linea con la tendenza seriosa e ideologica di quel periodo. Nei primi anni Sessanta suscita la curiosità di due discografici romani, Sergio Bardotti e Vincenzo Micocci, quest'ultimo proprietario dell'etichetta IT, una creatura della major RCA, per la quale incide nel 1973 un 45 giri con lo pseudonimo di Kammamuri's, personaggio salgariano e suo eroe letterario. Questo singolo conteneva la canzone I love you Maryanna, un brano calypso, giocato sul filo del doppio senso: Maryanna come marijuana; il lato B del disco, proponava invece un brano dixie-charleston intitolato Jaqueline.
Il primo 33 giri di Rino Gaetano Ingresso libero, pubblicato nel 1974, viene per lo più ignorato ma nel 1975 con il singolo intitolato Ma il cielo è sempre più blu, una sorta di filastrocca sui vizi e le contraddizioni della società italiana, insomma quasi una canzone-manifesto, finalmente l'artista rompe l'indifferenza della critica.
Nel 1976 esce l'album Mio fratello è figlio unico – che include la famosa, divertente e sarcastica Berta filava – imponendo Rino Gaetano come cantautore fuori dagli schemi, “grillo parlante” per antonomasia e anarchico nelle associazioni dei testi, i quali possiedono l'insolita qualità di divertire e al contempo di far riflettere su argomenti tanto delicati quanto difficili da affrontare nelle canzonette; aveva messo la satira sociale e politica nella musica pop.
Nel 1977 esce l'album Aida, che contiene l'omonima canzone – appassionata e dal sapore un po' amaro, dedicata all'Italia e alla sua storia – l'anno successivo esce il 33 giri Nuntereggae più (1978) e, in un periodo nel quale il reggae è poco conosciuto nel nostro Paese, ottiene un vero e proprio successo con il singolo estratto intitolato Gianna, canzone portata al Festival di Sanremo del 1978, dove Rino si presenta come un classico artista da varietà, indossando frac e cappello a cilindro, ovviamente un esibizione rara per quel tipo di platea, abituata a distinguere tra cantanti popolari, cantautori impegnati e attori televisivi da spettacolo leggero. Sul palco del Teatro Ariston Gianna si piazza al terzo posto, preceduta da Un'emozione da poco di Anna Oxa e da E dirsi ciao dei Matia Bazar, ma raggiunge il top nelle classifiche di vendita e ci rimane per diverse settimane.
Nel 1979 pubblica l'album intitolato Resta vile maschio, dove vai?, con il brano omonimo scritto da Mogol, per il periodo estivo lancia un'altra canzone estratta da questo 33 giri, la divertente ballata intitolata Ahi Maria; quest'ultimo LP segna per Rino il passaggio dall'etichetta IT alla multinazionale RCA. Seguono diversi tour di successo ma anche l'inizio di una crisi artistica, alla quale Rino Gaetano tenta di dare una svolta, anche attraverso la tournée con Riccardo Cocciante e i New Perigeo, dalla quale sarà tratto un Q-disc live intitolato Q-Concert pubblicato nel 1981.
L'ultimo album inedito di Rino, E io ci sto, esce nel 1980 e rimane una sorta di previsione su ciò che le indagini di “mani pulite” avrebbero messo drammaticamente in luce, oltre un decennio dopo.
Il 2 giugno 1981, un incidente stradale – immediatamente paragonato a quello di Fred Buscaglione, altro sfortunato umorista della canzone – ci impedisce di sapere quant'altro ancora avrebbe detto questo giullare degli anni 70. Le sue canzoni, in gran parte attuali e spesso riproposte in antologie rievocative, hanno aperto la strada a molti gruppi musicali e artisti più o meno ispirati che hanno fatto e fanno umorismo usando parole e musica, anche se in anni sicuramente più facili per la satira e l'ironia.
La grandezza artistica di Rino Gaetano non consiste però solo nel tradurre comicità in musica, seguendo la tradizione del varietà, nel satireggiare personaggi e politica, come i cantastorie popolari e i canzonieri di protesta facevano da tempo, o nell'ironizzare sulle mode e i costumi dell'epoca, come anni prima aveva fatto Fred Buscaglione, ma sta anche nel fatto che lui ha seguito quella strada quando nessun altro nella musica italiana lo stava facendo, in un decennio dove le hit-parade ospitavano Mogol-Battisti, le piazze ascoltavano i cantautori impegnati e il Paese si preparava agli anni di piombo. Solo quando la sua auto si schianta contro un camion, all'alba di un giorno di primavera a Roma, perdendo la vita a soli 31 anni, pubblico e critica lo consacrano definitivamente. E da allora ancora oggi la gente non ha mai smesso di scoprire le sue canzoni.

RICCARDO COCCIANTE
Compositore e interprete, Riccardo Cocciante nasce a Saigon (Vietnam) il 20 febbraio 1946, da padre italiano e madre francese. All'età di tredici anni torna in Italia e giovanissimo inizia a scrivere musica, mentre lavora in un albergo di Roma.
Il primo album, Mu, pubblicato dalla RCA nel 1972, è un opera rock religiosa che precede di un anno l'uscita dell'LP intitolato Poesia (1973), contenente l'omonimo brano. L'album successivo, Anima, esce nel 1974 e contiene brani che nel tempo sono diventati dei classici della musica leggera italiana: Bella senz'anima, Quando finisce un amore.
Riccardo Cocciante firma solo raramente i testi delle sue canzoni, e in questa prima fase della sua carriera, per lo più li scrive con l'autore Paolo Amerigo Cassella e il cantautore e produttore Marco Luberti, le melodie invece sono realizzate interamente da lui e in esse si percepisce l'influenza delle sue origini italo-francesi. La vocalità di Cocciante ha un'ampia tessitura verso le zone medio-alte del pentagramma, il timbro è roco e l'interpretazione quasi sempre sopra le righe, segnata da una rabbiosa disperazione.
In questo periodo, la produzione dell'artista trova terreno favorevole anche in Francia e in America Latina dove si esibisce, mentre in Italia nel 1975 propone l'album intitolato L'alba, che passa quasi inosservato.
Nel 1976 Riccardo pubblica il 33 giri, Concerto per Margherita, che contiene la famosissima canzone intitolata Margherita (di Luberti-Cocciante), e proprio con questo brano l'artista si impone definitivamente al grande pubblico, anche per la notevole performance vocale, che dalle note più basse della sua personale tessitura porta in costante crescendo al limite della cantabilità; una costruzione compositiva questa, che Cocciante utilizzerà spesso.
Gli album che seguono, Riccardo Cocciante pubblicato nel 1977 e ...E io canto uscito nel 1979 – che contiene l'hit, Io canto – non presentano grandi novità rispetto ai lavori precedenti, ma Cocciante è già un autore corteggiato da vocalist raffinate come Mina e Mia Martini, che nel 1977 incidono contemporaneamente la sua Da capo.
Nel 1980 pubblica l'album Cervo a primavera, con l'apporto di Mogol come autore dei testi, la canzone omonima rappresenta un “cult” della nostra musica leggera; da segnalare all'interno di questo LP, anche il brano Tu sei il mio amico carissimo.
D'ora in poi, Cocciante cambia anche il modo di porsi nei suoi concerti, infatti egli, di bassa statura e spesso chino sul pianoforte, appare ora meno introverso, spingendosi al centro del palco e lasciandosi accompagnare dai suoi musicisti, attenendosi al modello dello chansonnier.
Nel 1982 incide un 33 giri di grande successo, Cocciante, ancora oggi ristampato su CD, contenente otto canzoni con i testi – poesia del quotidiano un po' minimalista – del maestro-paroliere Mogol; i maggiori successi contenuti in questo album sono: Celeste nostalgia, Un nuovo amico, Un buco nel cuore e In bicicletta.
In seguito lascia la RCA per la multinazionale inglese Virgin e nel 1983 pubblica Sincerità, registrato a Los Angeles con la band dei Toto, nota per il suo pop-rock sinfonico, e arrangiato da James Newton Howard. Nello stesso anno Cocciante sposa la francese Catherine Boutet, ex funzionaria di una casa discografica parigina, che lo seguirà costantemente per tutta la sua carriera e da cui anni dopo avrà un figlio.
Nel 1985 ritorna sul mercato discografico con Il mare dei papaveri, un'altra produzione internazionale curata questa volta da Paul Buckmaster; un album poetico e classicheggiante in cui primeggia la canzone intitolata Questione di feeling, eseguita in duetto con Mina.
Nel 1986 Cocciante comincia una lunga tournée da cui nasce la raccolta live Quando si vuole bene, seguita nel 1987 da La grande avventura, album realizzato a Londra con la collaborazione dell'arrangiatore Geoff Westley, dove abbondano strumenti elettronici ed effetti computerizzati; i testi sono firmati da Mogol, Enrico Ruggeri e Lucio Dalla. Dal successivo tour viene registrato Viva! Cocciante che però non ottiene la stessa fortuna del precedente live.
Il cantante si ritira con la moglie negli Stati Uniti; torna sulle scene musicali nel 1991, partecipando per la prima ed unica volta al Festival di Sanremo, dove si piazza al primo posto con il bellissimo brano intitolato Se stiamo insieme – suggestivo, appassionante e pieno di pathos – scritto con Mogol. L'album che segue la kermesse sanremese, Cocciante (1991), contiene, oltre al pezzo vincente, il duetto con Paola Turci E mi arriva il mare.
La maturazione definitiva si ha nel 1993 con Eventi e mutamenti, dove la melodia si fonde con ritmiche rock e i testi allegorici del cantautore Massimo Bizzarri e del poeta Gaio Chiocchio danno al lavoro un'inedita vena “sociale”. Anche gli album pubblicati in Francia riscuotono maggior interesse, da Empreinte, contemporaneo a Eventi e mutamenti, a L'instant present (1995), ottimamente accolto dalla critica francese. In Italia fatta eccezione per le raccolte Ancora insieme (1992), pubblicata dalla BMG Ricordi, e Il mio nome è Riccardo (1994), uscita per la Virgin, il successivo album di inediti è Un uomo felice, pubblicato nel 1994, dove spicca il duetto con Mina nel brano intitolato Amore, il quale diventa ben presto un grande hit radiofonico.
Nel 1995 esegue una Ave Maria in Vaticano, con l'orchestra e il coro di Santa Cecilia e nello stesso anno compone per la Walt Disney la colonna sonora del film di animazione Toy Story, interpretandone la versione italiana insieme a Fabrizio Frizzi. Successivamente, nel 1997, pubblica l'album Innamorato, che rappresenta un tributo molto melodico all'amore in tutte le sue forme, con testi di Luc Plamondon, Massimo Bizzarri e Mogol; gli estratti che hanno riscosso maggior successo radiofonico sono: Ti amo ancora di più e Ti scorderò, ti scorderò. L'anno dopo Cocciante registra dal vivo al Propaganda di Milano il doppio CD Istantanea (1998), una trentina di brani che ripercorrono la sua carriera, oltre a un video girato nell'occasione.
Sempre nel 1998, Cocciante realizza il suo sogno: un'opera musicale interamente cantata, composta su testi di Luc Plamondon e basata sul romanzo Notre Dame de Paris di Victor Hugo, che registra il tutto esaurito sin dal debutto al Palais des Congrés di Parigi, il 16 settembre 1998. Nel 1999 Riccardo Cocciante riceve dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro il titolo di Grande Ufficiale e nello stesso anno, a Monaco, consegue il World Music Award per le vendite dei CD tratti da Notre Dame de Paris – oltre 10 milioni di copie – mentre Belle, l'aria principale del musical, rimane a lungo nelle classifiche dei paesi francofoni. In Italia Notre Dame de Paris viene proposto per la prima volta in versione francese nel marzo del 2001 al Forum di Assago, alle porte di Milano; mentre adattato in italiano da Pasquale Panella, va in scena a Roma nel marzo del 2002, dopo essere stato replicato in Europa, in Canada e negli Stati Uniti.
Musicista intelligente e di grande respiro, Riccardo Cocciante ha forse ritrovato nell'opera moderna quella dimensione compositiva che la struttura della canzone popolare non può soddisfare, anche se come interprete delle sue canzoni di musica leggera possiede un'originalità e una tessitura sul pentagramma che pochi suoi colleghi possono vantare.

RENATO ZERO
Showman, autore e interprete, Renato Fiacchini, in arte Renato Zero, nasce a Roma il 30 settembre 1950 in una famiglia della piccola borghesia romana. Fin da giovanissimo dimostra interesse per la musica e conosce i Rokes e Little Tony, iniziando a frequentare l'ambiente musicale. Nel 1964 debutta nel piccolo locale del Ciak, vicino alla Stazione Termini. L'anno dopo è al Piper di via Tagliamento, in cui si ritrovano i rappresentanti del beat romano e dove incontra il coreografo Don Lurio, che lo inserisce nel gruppo di ballo televisivo di Rita Pavone. Nello stesso periodo partecipa al programma radiofonico di Gianni Boncompagni, Bandiera Gialla, e incide il suo primo 45 giri intitolato Non basta, sai. Dopo una piccola parte nel film Satyricon (1969) di Federico Fellini, è nel cast dell'edizione italiana del musical Hair (1970) e dell'opera rock di Tito Schipa Jr Orfeo 9 (1972). In questo periodo conosce le cantanti Loredana Bertè e la sorella Domenica (Mimì) in arte Mia Martini, con le quali stringe un legame di sincera amicizia che durerà negli anni.
Nei primi anni 70 assume il nome d'arte di Zero, firma nel 1972 un contratto discografico con la RCA e allestisce uno spettacolo di canzoni e trasformismo all'Albergo Intergalattico Spaziale, vecchia sede del famoso Folkstudio; il suo primo album, No! Mamma, No!, che esce nel 1973, riprende proprio una parte di questo show.
Bisogna considerare che è il periodo nel quale in Inghilterra esplode il fenomeno David Bowie, il cantante inglese che da sempre gioca sull'ambiguità e la versione italiana è un po' rappresentata da Renato Zero, che da tempo già nelle sua performance lavora sul travestitismo, anche se egli rispetto al collega anglosassone è ancora più eccentrico nei costumi e nel trucco, e più aggressivo nelle interpretazioni, ma nell'insieme la sua versione è più circense che realmente trasgressiva.
Dopo il suo secondo 33 giri, Invenzioni (1974) – che contiene una delicata e quasi adolescenziale canzone d'amore intitolata Inventi – e l'inizio della collaborazione con gli autori Piero Pintucci e Franca Evangelisti – con i quali firmerà numerosi brani negli anni successivi – si avverte in Renato lo stretto rapporto tra canzone e spettacolo.
Il suo primo successo di pubblico e di vendite lo ottiene con il singolo Madame, tratto dal suo terzo album, pubblicato nel 1976, intitolato Trapezio. Un successo che nel 1977 si consolida con l'uscita del 33 giri Zerofobia, un album cult, ancora oggi ristampato su CD, che contiene brani storici e divertenti come Mi vendo e Morire qui e la poetica Il cielo, che rappresenta un classico della musica leggera italiana. Il consenso del pubblico verso questo disco e verso il personaggio Renato Zero è tale, che lo spettacolo dal vivo denominato appunto Zerofobia registra il tutto esaurito in ogni città italiana e nell'aprile del 1978 viene addirittura trasmesso dalla RAI; così la TV trasforma l'ambiguità dell'artista in un fenomeno di costume, meno eversivo e alla portata del grande pubblico.
Neanche a dirlo, nel 1978 l'uscita del quinto album, Zerolandia, ha un successo ancora maggiore del precedente e scala le classifiche di vendita grazie anche al singolo Triangolo, con sonorità in pieno stile disco-music e il suo facile inno alla trasgressione, anche questo è un brano che dopo più di due decenni dalla sua prima pubblicazione rimane conosciutissimo e apprezzato per l'allegria contagiosa che riesce trasmettere. Ma Zerolandia, oltre ha contenere altre canzoni trasgressive come Sbattiamoci o Sesso o esse, pubblica anche brani più fantastici e poetici come La favola mia, o riflessivi e impegnati come Sogni di latta e la struggente Fermati.
L'anno dopo fonda una sua etichetta discografica, la Zerolandia, con la quale pubblicherà d'ora in poi tutti i suoi lavori, in questo precedendo la grande crisi del 1980, quando il mercato del vinile crolla dell'11% ma contemporaneamente aumenta il numero di spettatori ai concerti di musica leggera, settore dove Renato Zero ha ormai uno zoccolo duro di appassionati – da lui ribattezzati “sorcini” – che lo segue in ogni occasione.
Nel 1979 incide Ero Zero, il primo album dunque con la sua etichetta, che sale in testa alle vendite anche con il singolo estratto intitolato Il carrozzone, uno dei suoi brani più noti che con immagini pittoresche cerca in maniera malinconica e sensibile di esorcizzare la morte, dove il carrozzone è metafora del mondo e della sua società di individui. Da segnalare in questo LP, la simpatica e trasgressiva Baratto e l'impegnata nonché riflessiva La tua idea, una canzone che si schiera contro il problema della droga e che proprio per questo invita a credere in se stessi, nei propri sogni, a ragionare con la propria testa, e a non pensare che le conquiste facili e immediate siano le migliori perché prive di sacrifici, per non perdersi nell'omologazione imposta dai media e dalle mode.
Sempre nel 1979 vince a Venezia la Gondola d'Oro e realizza il lungometraggio autobiografico intitolato Ciao nì, stroncato da una parte della critica.
Nel 1980 esce Tregua che contiene il singolo Amico realizzato con Dario Baldan Bembo; nel 1981 incide il doppio live Icaro che contiene l'inedito dal vivo Più su, in cui celebra il suo rapporto affettivo con il pubblico; nel 1981 l'album doppio Artide Antartide; nel 1982 pubblica Via Tagliamento 1965-1970 che contiene le ironiche Soldi e Viva la RAI (delle quali la prima, nello stesso anno, è la sigla di chiusura della trasmissione televisiva abbinata alla Lotteria Italia Fantastico 3, mentre l'altra, all'interno della stesso varietà di cui Renato è ospite fisso, è la sigla del suo spazio autogestito); nel 1983 esce il Q-disc Calore che contiene l'hit radiofonico Spiagge (il Q-disc è un invenzione discografica anticrisi di quel periodo, un LP solitamente con soli quattro brani, venduto a un prezzo a metà strada tra il 45 e il 33 giri).
Pubblica poi gli album Leoni si nasce (1984), la compilation Identikit (1985) e il suo tredicesimo album Soggetti smarriti (1986) nel quale in Ostinato amore, l'artista ribadisce il primato dell'amore sul sesso. Nel 1987 pubblica Zero e due anni dopo Voyeur (1989), prodotto a Londra con Geoff Westley; il tour successivo registra ovunque il tutto esaurito.
In seguito nel 1991 partecipa al Festival di Sanremo con Spalle al muro scritto per lui dalla cantautrice Mariella Nava, classificandosi al secondo posto con un'appassionata interpretazione; un brano questo, fortemente critico verso la società moderna che spesso tende ad emarginare gli anziani, perché lontani dai modelli imposti dai media, e dalla frenesia e superficialità dilaganti in molti settori della vita sociale. Nei primi anni 90 anche la critica più esigente applaude Renato Zero, che intanto a partire dal 1993 si dedica anima e corpo alla progettazione di Fonopoli, spazio dedicato alla musica con sede nel quartiere romano della Magliana (il progetto verra' consegnato al sindaco Francesco Rutelli nel 1999). Nel frattempo partecipa nuovamente al Festival di Sanremo con Ave Maria, mentre escono contemporaneamente il mini-disc Passaporto per fonopoli (1993) e l'album Quando non sei più di nessuno (1993). Nel 1994 esce il CD L'imperfetto, che contiene i successi radiofonici Amando amando e Nei giardini che nessuno, sa, che è dedicata al mondo degli emarginati e dei malati, e a chi spende il proprio tempo per dare loro sollievo e amicizia. Nel 1995 Renato pubblica l'album, Sulle tracce dell'imperfetto, che contiene il successo intitolato I migliori anni della nostra vita.
Successivamente escono le raccolte Le origini (1996) e Zero '70 (1997), mentre nel 1998 pubblica un nuovo album di inediti intitolato Amore dopo amore che ottiene un grande successo di vendite, superiore a quelli degli altri album usciti in precedenza durante gli anni 90, l'estratto che rappresenta maggiormente questo nuovo lavoro di Renato Zero, è sicuramente la struggente Cercami, della quale firma parole e musica, nel più puro stile cantautorale. Nello stesso anno il tour estivo viene sospeso a causa di un incidente ad una gamba, occorso all'artista durante lo spettacolo di Verona; quando in autunno Zero riprende la tournée, raccoglie un'enorme successo che ripropone nel 1999 nell'album live intitolato Amore dopo amore, tour dopo tour.
Nella primavera del 2000 conduce sulla RAI insieme a Lucrezia Lante Della Rovere la trasmissione a puntate e in prima serata, intitolata Tutti gli zeri del mondo, spettacolo televisivo con la regia di Giampiero Solari, autobiografia narrata attraverso ospiti e canzoni. I brani inediti e le cover, proposte durante la trasmissione, come Vedrai vedrai e Lontano, lontano di Luigi Tenco, vengono inseriti nell'album che prende il nome dallo show televisivo; l'inedita canzone Tutti gli zeri del mondo, pubblicata anche come singolo nei primi mesi del 2000, è cantata in duetto con Mina e diventa un successo radiofonico. Successivamente pubblica gli album La curva dell'angelo (2001) e Cattura (2002).
Intrattenitore nato e abile promotore di sé stesso, Renato Zero è il più noto rappresentante di quella musica italiana proposta con il travestimento e il trucco, che ad esempio negli anni 70 registra anche il debutto di Ivan Cattaneo. Rispetto ai suoi colleghi, Renato è più immediato e popolare, (meno intellettuale di Cattaneo), e il suo antiperbenismo è infinitamente più rassicurante. Ha saputo con la semplicità dei suoi testi, raggiungere i cuori di tanta gente, ponendosi sempre dalla parte del bene e della positività, cercando di stabilire un legame affettivo, tra il suo personaggio trasgressivo e il pubblico, che passa attraverso le canzoni. Nei brani degli anni 70, al di là dei lustrini e della trasgressione si riflette a volte una ridondanza in alcune musiche e alcuni testi; l'artista comunque a partire dall'inizio degli anni 90, ha saputo tirare fuori un lato più maturo di se, più intimista, poetico e profondo, adottando anche un look più sobrio, ma sempre continuando a trasmettere con le sue canzoni quella complice solidarietà che arriva diretta al cuore di chi lo ascolta.

PINO DANIELE
Cantautore e chitarrista eclettico, Giuseppe Daniele detto Pino nasce a Napoli il 19 marzo 1955 da una famiglia povera. E' un musicista autodidatta e, appassionato di musica rock e fan di Elvis Presley, inizia proprio da giovanissimo, a soli undici anni, ad esercitarsi con la chitarra. Crescendo, egli fonderà poi il rock e il blues con la tradizione della musica popolare napoletana.
Come musicista professionista debutta, all'inizio degli anni 70, con il gruppo jazz-rock dei Batracomiomachia, composto da: Enzo Avitabile al sax, Rino Zurzolo al contrabbasso e Rosario Jermano alle percussioni. Lavora con la cantautrice Jenny Sorrenti e nel 1975 approda come chitarrista nella band dei Napoli Centrale, guidata da James Senese, ma se ne distacca quasi subito pubblicando nel 1976 il suo primo 45 giri, Che calore.
Pino Daniele sposa il cosiddetto “neapolitan sound”, un misto di jazz e rock-blues contaminato da sonorità mediterranee e da una forte carica melodica, un sound che ha origine nel dopoguerra, dalla presenza americana delle basi NATO, dove i musicisti ospiti spesso alternano l'inglese allo slang napoletano. Daniele, con una timbrica sottile e una vocalità che è sintesi di questa mescolanza musicale, in questo periodo sceglie decisamente il dialetto, anche se nell'ambiente del “neapolitan sound” gli album con testi integralmente dialettali rappresentano piuttosto l'eccezione che la regola. Dunque ecco che nel 1977 Pino Daniele pubblica per la EMI, cantando in napoletano, il suo primo album, Terra mia, che contiene l'intensa e struggente Napule è – una poesia malinconica dal sapore un po' amaro dedicata alla sua città, un brano che rappresenta un classico senza tempo della musica italiana – e la simpatica 'Na tazzulella 'e cafè, anche questa canzone diventa un hit che esce dai confini campani.
In questo periodo l'artista partenopeo collabora con i migliori musicisti della nuova onda napoletana: il batterista jazz-pop Tullio De Piscopo, il percussionista Tony Esposito, i tastieristi Ernesto Vitolo e Gigi Di Rienzo.
Nel 1979 pubblica un altro 33 giri, Pino Daniele, che contiene una delle sue ballad più note, Je so' pazzo. Un anno dopo con l'uscita dell'album, Nero a metà (1980), Daniele conferma il suo blues mediterraneo, continuando a mischiare slang americano e napoletano, come in A me me piace 'o blues o I say i' sto cca, in un linguaggio più colloquiale che poetico; ma in questo LP non manca nemmeno la purezza del dialetto che unito alla dolcezza di una melodia blues, ha dato vita ad una indimenticabile canzone d'amore, Quanno chiove – una dolce poesia del quotidiano, che con il passare degli anni non perde il suo fascino –.
Sempre nel 1980, Pino Daniele apre il concerto di Bob Marley nello stadio milanese di San Siro, davanti a ottantamila persone.
Dopo la pubblicazione, nel 1981, dell'album Vai mo', che contiene il successo intitolato Yes I know my way, Pino allarga i suoi orizzonti musicali aprendo una fase più etnica, inoltre, in netto anticipo sui tempi mescola jazz moderno, suoni africani, rhythm'n blues e funky. Escono così nel 1982 l'album Bella 'mbriana – che ospita Alphonso Johnson, bassista e suonatore di stick, strumento moderno a corda di grande difficoltà tecnica, e Wayne Shorter, sassofonista e compositore jazz – nel 1984 Musicante e il doppio LP dal vivo Sciò, nel 1985 Ferryboat – con la partecipazione del sassofonista Gato Barbieri e del batterista Steve Gadd – e nel 1987 l'album Bonne soirée.
Nel 1988, con l'album Schizzechea with love, il cui brano omonimo l'anno seguente vincerà la Targa Tenco come miglior canzone dialettale, l'artista sembra tornare a una fase più melodica e meno sperimentale.
Inizia anche una collaborazione con Massimo Troisi, per il quale produce le colonne sonore di Le vie del signore sono finite (1987) e di Pensavo fosse amore e invece era un calesse (1991) – soundtrack di cui fa parte la struggente, Quando – e con il quale firmerà il brano T'aggia vedè morta (1993).
Nel 1989, l'album Mascalzone latino – che contiene la struggente e suggestiva Anna verrà, dedicata ad Anna Magnani – segna un ritorno a sonorità più acustiche e nel 1991 il CD, Un uomo in blues, che contiene l'hit-single 'O scarrafone, riapre la strada alle contaminazioni musicali, che proseguono con Sotto 'o sole (1992)contenente brani della colonna sonora di Pensavo fosse amore e invece era un calesse e Che Dio ti benedica (1993). L'album pubblicato nel 1995 dal titolo Non calpestare i fiori nel deserto, che segue la raccolta E sona mo' (1993), vince la Targa Tenco come album dell'anno e raggiunge la vetta delle classifiche. Il successivo CD, edito nel 1997, intitolato Dimmi cosa succede sulla terra, consegue dieci dischi di platino e nel 1998 la raccolta Yes I know my way – sedici canzoni tra inedite e già pubblicate – vede la partecipazione di prestigio dei Simple Minds. In Come un gelato all'equatore, pubblicato nel 1999, compare anche la ballad Cosa penserai di me, successo estivo di quell'anno.
Ormai Pino Daniele rappresenta per promoter di concerti, case discografiche e società di edizioni musicali un sicuro affare. Infatti, i suoi spettacoli registrano il tutto esaurito, anche per gli ospiti sempre di alta qualità, sia italiani che stranieri. Eppure la costosa produzione dell'album pubblicato nel 2001, Medina, realizzato ricercando sonorità mediterranee e medio orientali, preceduto dal singolo Gente di frontiera, non viene coperta dalle vendite che si mantengono al di sotto delle previsioni, a testimonianza di come la crisi del mercato discografico non risparmi neppure gli artisti più affermati.
Nell'estate del 2002 Daniele si fa promotore di una serie di concerti realizzati sul palco insieme a Ron, Fiorella Mannoia e Francesco De Gregori, preludio di un album live che in autunno salirà in cima alle classifiche di vendita.
Compositore di talento e sperimentatore di atmosfere sempre nuove, Pino Daniele nelle sue canzoni scritte tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80, con i testi espressi in dialetto, ha raggiunto una maggiore poeticità e forza comunicativa, senza nulla togliere però ai brani degli anni 90, che forse con una poetica più ingenua, hanno saputo sempre parlare dei sentimenti e delle emozioni della gente comune e in particolare dei giovani.
Pino ci lascia la sera del 4 gennaio 2015 all'ospedale Sant'Eugenio di Roma, dove e' giunto la sera stessa a causa di una grave crisi cardiaca.

PIERANGELO BERTOLI
Cantante e autore, Pierangelo Bertoli nasce a Sassuolo, in provincia di Modena, il 5 novembre del 1942. Militante politico e autodidatta scrive le prime canzoni intorno al 1965, esibendosi con la chitarra in feste di partito e centri sociali. Nel maggio del 1974 prende parte a uno spettacolo di Dario Fo alla Palazzina Liberty di Milano, suscitando l'interesse del produttore Roberto Dané; poco dopo ritorna a Milano per incidere il singolo Roca blues.
Grazie alla mediazione del chitarrista Alete Corbelli, la allora neo produttrice Caterina Caselli gli offre, nel 1976, un contratto discografico con l'etichetta Ascolto. Dunque ecco che nel '76 esce il suo album d'esordio, Eppure soffia, cui appartiene l'omonima canzone scritta su musica di Alfonso Borghi, la quale diventa subito abbastanza popolare e si presenta come la sua canzone-manifesto, dato che esprime, con chiarezza ma anche con poesia, la rabbia e il disappunto verso l'ipocrisia e la mancanza di rispetto che ha l'uomo e la società moderna in genere, nei confronti della natura e dei propri simili. Bertoli possiede una timbrica vocale potente, da cantastorie di piazza, e una tecnica chitarristica da ballata popolare. I testi sono spesso rabbiosi, polemici e di denuncia. Egli politicamente è schierato a sinistra, senza mezzi termini, e i successivi album confermano questa vena: Il centro del fiume (1977), S'at ven in meint (1978) cantato in dialetto, A muso duro (1979) il quale, contiene anche brani intensi e poetici: come L'autobus, una ballata che descrive, quasi con affetto verso i suoi protagonisti, un momento quotidiano della vita di tanta gente semplice, quello del viaggio verso il luogo di lavoro; o anche come la canzone che dà il titolo all'album, con la quale spesso chiude i suoi concerti.
Nel 1981 pubblica l'album Certi momenti, con cui raggiunge le zone alte delle classifiche grazie al brano intitolato Pescatore, magistralmente interpretato in duetto con Fiorella Mannoia e scritto interamente da Marco Negri; una canzone questa, ancora oggi molto famosa e non a caso rappresenta un classico della musica leggera italiana.
Dopo gli LP Album (1982), Frammenti (1983) – al quale collabora il chitarrista americano Hugh McCracken – Dalla finestra (1984) e Petra (1985) – nel quale rinuncia a comporre le musiche, affidandole ai suoi musicisti e collaboratori di sempre, tra cui Negri e Marco Dieci – celebra, nel 1986, i dieci anni di carriera con Bertoli Studio & Bertoli Live, un album doppio realizzato per metà in sala d'incisione e per metà in concerto. Nel 1987 nasce il progetto di Canzoni d'autore, un 33 giri che omaggia cantautori vecchi e nuovi della scena italiana, dove interpreta anche Vedrai vedrai di Luigi Tenco e Bartali di Paolo Conte. Gli album Tra me e me (1988) – dove Bertoli duetta, con l'allora sconosciuto Luciano Ligabue, nel brano Sogni di rock'n roll – e Sedia elettrica (1989) chiudono simbolicamente una fase artistica, insieme allo spot televisivo Lega per l'emancipazione dell'handicappato, al quale Pierangelo Bertoli partecipa come attore, premiato con il Telegatto dal settimanale “TV Sorrisi e Canzoni”.
Nel 1990 è presente nell'album di Elio & le Storie Tese intitolato The Lost Sri Lanka Parakramabahu Brothers, come voce ospite nel brano Giocatore mondiale, sigla di Quasi Gol, un programma radiofonico della Gialappa's Band dedicato ai mondiali di calcio di Italia 90; una canzone polemica che si scaglia contro il problema delle barriere architettoniche negli stadi.
Nel 1990, dal CD Oracoli, scritto a quattro mani con Luca Bonaffini, viene tratto il singolo Chiama piano, cantato in coppia con Fabio Concato. L'anno successivo Pierangelo Bertoli partecipa al Festival di Sanremo, manifestazione lontanissima dalla linea ideologica dell'artista, con una canzone comunque inusuale e suggestiva, Disamparados (Spunta la luna dal monte) (di Bertoli-Marielli), realizzata e cantata insieme al gruppo sardo dei Tazenda, una canzone molto originale, con il testo in dialetto sardo e in lingua italiana, che ottiene un buon successo commerciale; l'album pubblicato dopo la manifestazione sanremese, intitolato Spunta la luna dal monte e i grandi successi (1991), raccoglie il meglio della sua produzione recente e ottiene il disco di platino. Pierangelo Bertoli torna poi a Sanremo anche nel 1992 con Italia d'oro (di Bertoli-Negri), una canzone nella quale denuncia con fermezza le sofferenze e le ingiustizie del nostro Paese.
In seguito pubblica gli album Gli anni miei (1993), Una voce tra due fuochi (1995), Angoli di vita (1998) e 301 guerre fa (2002), in una coerenza di scrittura mai abbandonata durante la sua carriera e che ne fa un esponente di spicco del nostro cantautorato più impegnato.
Pierangelo ci lascia il 6 ottobre 2002, al Policlinico di Modena.

MARCO FERRADINI
Insieme a Schiavo senza catene, Lupo solitario D.J., Una catastrofe bionda, Week-end e Aironi, Teorema costituisce il clou del repertorio di Marco Ferradini, noto nel cantautorato milanese degli anni Ottanta. Nato a Como nel 1949, esordisce al Festival di Sanremo del 1978, dove si fa apprezzare con il brano intitolato Quando Teresa verrà, a cui fa seguito l'omonimo album. La famosissima Teorema, (contenututa nel Q-disc Schiavo senza catene del 1981), un pezzo della storia della musica leggera italiana, nasce dopo un fortunoso incontro con Herbert Pagani, con il quale scrive anche le altre due hit: Schiavo senza catene e Week-end. Nel 1983 si presenta nuovamente a Sanremo cantando Una catastrofe bionda, canzone contenuta nell'omonimo album che vede anche la pubblicazione di Lupo solitario DJ. Gli album a seguire: “Misteri della vita ('85), Marco Ferradini ('86), E' bello avere un amico ('90), Ricominciamo da Teorema (raccolta del '92) e Dolce piccolo mio fiore ('95)”, non riescono a rinnovare il successo di Teorema. Nel 2001 esce un nuovo album, Geometrie del cuore, raccolta di vecchie canzoni con l'aggiunta di alcuni brani inediti, un lavoro che purtroppo non riesce ad arrivare al grande pubblico, vittima forse anche di certa critica che non è riuscita ad apprezzarlo. Subendo la sorte di quei cantanti indissolubilmente legati alla fortuna di una canzone, Marco Ferradini si è progressivamente allontanato dalla ribalta, costruendosi una solida professionalità di vocalist nel mondo della pubblicità e delle produzioni discografiche. Da segnalare che nel 2000, ottiene la meritata attenzione dei grandi media, dal momento che la sua Teorema viene inserita nella colonna sonora del film comico Chiedimi se sono felice, successo cinematografico interpretato dall'amatissimo e popolare trio “Aldo, Giovanni e Giacomo”.

IVANO FOSSATI
Compositore, arrangiatore e polistrumentista, Ivano Fossati nasce il 21 settembre 1951 a Genova, studia chitarra e flauto traverso, frequenta il liceo classico e per qualche tempo anche il conservatorio, diplomandosi in pianoforte.
Nel 1971 esordisce come leader dei Delirium, band hippy-rock dalle influenze misticheggianti, pubblicando il 45 giri Canto di Osanna/Deliriana e l'album Dolce acqua, presentandosi poi nel 1972 al Festival di Sanremo con il brano Jesahel. Questa canzone riflette, anche se con un certo ritardo per l'Italia, la moda dilagante dei “figli dei fiori”. La performance sanremese colpisce per il coro di ragazzi sul palco, in realtà quasi tutti giovani musicisti dell'area genovese. Fossati firma questa canzone con Oscar Prudente, ispirandosi al modello degli Jethro Tull e del suo leader Ian Anderson, maestri del rock progressivo. In effetti tutta la produzione di Fossati risente, per un lungo periodo, delle influenze angloamericane, dal rock sinfonico al pop-rock più raffinato.
Nel 1978, con Oscar Prudente comporrà poi il brano
Pensiero stupendo per Patty Pravo. Non a caso Ivano Fossati è un eccellente scrittore di canzoni, sempre grandi successi radiofonici che durano nel tempo: da Un'emozione da poco (1978) scritta con Guido Guglielminetti per la diciassettenne Anna Oxa esordiente a Sanremo, a Dedicato (1978) e Non sono una signora (1982) entrambe composte per Loredana Berté; ma egli colleziona molti altri hit, firmando brani per Mina, Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Ornella Vanoni e Mia Martini, con la quale rimane a lungo legato sentimentalmente e per la quale scrive un intero album, Danza, uscito nel 1978 – anno in cui il settimanale “TV Sorrisi e Canzoni” lo premia quale migliore autore dell'anno – e l'intensa e struggente ...e non finisce mica il cielo, con la quale nel 1982 Mimì vince il premio della critica al Festival di Sanremo.
Tornando ai primi anni 70, c'è da dire che Fossati esordisce in proprio nel 1973 con l'album
Il grande mare che avremmo traversato, pubblicato con la Fonit Cetra sotto il nome di Ivano Alberto Fossati, con arrangiamenti ispirati al lavoro del musicista e produttore americano Quincy Jones, mentre sempre nello stesso anno incide anche il 33 giri Poco prima dell'aurora, interamente scritto e arrangiato con Oscar Prudente. Per l'album successivo, Good-bye Indiana, pubblicato nel 1975, compone e incide da solo tutte le parti strumentali e vocali, seguendo l'impostazione di altri artisti “autarchici”
, come Mike Oldfield.
Lasciata la Fonit Cetra per la RCA, pubblica nel 1977 il 33 giri La casa del serpente e nel 1979 l'album La mia banda suona il rock quest'ultimo realizzato con la stessa band che incide 461 Ocean Boulevard, album mito del chitarrista Eric Clapton – la canzone che da il titolo all'album, diventa un evergreen, un cult, ancora molto suonato dalle "radio di sola musica italiana" e anche nelle discoteche e nei pub nelle serate a base di musica disco e funky anni 70; se questa canzone è forse un po' inflazionata, nell'album ce ne sono altre due poco conosciute e ben diverse, intitolate Di tanto amore e ...e di nuovo cambio casa, brani struggenti e intimisti, che analizzano le emozioni più profonde che l'artista aveva dentro di se quando li ha scritti. Il successivo LP esce nel 1981 e si intitola Panama e dintorni, che oltre all'hit radiofonico Panama – ispirato al ricorrente tema del viaggio, caro al cantautore – contiene uno dei brani più poetici della sua produzione e che rappresenta un classico della musica leggera italiana, si intitola La costruzione di un amore, scritto tre anni prima per Mia Martini.
Con l'album
Le città di frontiera, pubblicato nel 1983, Ivano Fossati passa alla casa discografica CBS; quest'ultimo lavoro, dalla ritmica rock con pianoforte e tastiere, viene realizzato nei Town House Studios di Londra insieme al sound engineer Alan Douglas, con le collaborazioni del percussionista Luis Jardim, del chitarrista Phil Palmer e di Guy Barker al flicorno che conclude con un assolo il brano già interpretato da Loredana Berté nel 1982,
Traslocando. La canzone di maggior successo di questo album si intitola La musica che gira intorno, ed è ancora oggi un brano molto fresco e piacevole da ascoltare che, nonostante gli ermetismi del testo, si rivolge a chi non vuole arrendersi di fronte alla superficialità dilagante.
Ivano Fossati – la cui vocalità si va affinando, con una propensione al trascinamento delle vocali sul ritmo – è uno dei pochi artisti che, durante gli anni 80, passa quasi indenne la grave crisi del cantautorato più impegnato. In questo periodo contamina la sua impostazione pop-rock, con sonorità latine e mediterranee mescolate al jazz, pubblicando gli album Ventilazione nel 1984 e 700 giorni nel 1986. All'interno di quest'ultimo LP è contenuto un altro classico della canzone d'autore italiana, Una notte in Italia; un brano sofisticato nella costruzione ritmico-melodica, è sicuramente uno dei testi che meglio esprime il disorientamento di questo periodo. L'album è arrangiato da Allan Goldberg, sudafricano nativo di Johannesburg ed esperto programmatore di suoni, che lavorerà anche per i successivi La pianta del tè (1988) – che contiene Questi posti davanti al mare, eseguita con Francesco De Gregori e Fabrizio De André – e Discanto (1990), riscoperta della mediterraneità latina, con la struggente Italiani d'Argentina.
Gli anni 90 si aprono con un inno liberatorio alla musica popolare, che viene preso a prestito da congressi e raduni della sinistra storica italiana, sorprendendo lo stesso artista; il brano di cui stiamo parlando si intitola
La canzone popolare, e fa parte dell'album Lindbergh - Lettere da sopra la pioggia, pubblicato nel 1992, il quale contiene anche la suggestiva Mio fratello che guardi il mondo. Dopo due raccolte dal vivo, Buontempo (1993) e Carte da decifrare (1993), escono la colonna sonora Il toro (1994), realizzato per l'omonimo film del regista Carlo Mazzacurati, l'album di inediti Macramè (1996) e la compilation Time and Silence (1998), che contiene l'inedito Il talento delle donne (Time and Silence). Nel febbraio 1999 partecipa come ospite fuori concorso al Festival di Sanremo, su invito del conduttore Fabio Fazio, ed esegue al pianoforte Mio fratello che guardi il mondo e Una notte in Italia; l'anno dopo esce il CD La disciplina della Terra (2000).
Vincitore di ben quattro Targhe Tenco – miglior canzone per Questi posti davanti al mare (1988) e album dell'anno per 700 giorni (1986), Discanto (1990) e Macramè (1996) – Fossati non arriva quasi mai al top delle classifiche di vendita, ma ha un pubblico che ormai lo segue in ogni nuovo lavoro e soprattutto una critica che lo apprezza senza esitazioni.

IVAN GRAZIANI
Ivan Graziani, abruzzese, nasce a Teramo il 6 ottobre 1945, consegue il diploma in arti grafiche a Urbino nel 1963 e spinto dalla passione per la musica rock tre anni dopo fonda un complesso, l'Anonima Sound. Nel 1967 il gruppo incide il 45 giri Fuori piove/Parla tu, con il quale partecipa al Cantagiro, arrivando ultimo. L'Anonima Sound incide altri tre singoli, tra cui Ombre vive/Girotondo nel 1969, per la casa discografica “Numero Uno” di Mogol. Nel 1970 Ivan Graziani lascia la band per dedicarsi alla carriera di solista. Inizialmente autoproduce un LP interamente strumentale, intitolato Tato Tomaso's Guitar, registrato in occasione della nascita del figlio Tommaso e dedicato alla moglie Anna, un album questo, che non verrà mai distribuito. Con il nome d'arte di Rockleberry Roll vengono pubblicati due 45 giri su etichetta Freedom: Dropout/True True nel 1972 e Hi Jack/Give you all my love nel 1973, seguiti dal 33 giri Desperation uscito nel 1973, interpretato in inglese con musiche rock anni '50. Inoltre, nello stesso periodo Graziani entra a far parte dei musicisti di studio della casa discografica Numero Uno: l'etichetta per la quale incidono Lucio Battisti, Antonello Venditti, Formula Tre e Premiata Forneria Marconi. Nel 1974 esce il suo album d'esordio in italiano come solista, e con il suo vero nome, l'LP si intitola La città che io vorrei, dove già si evidenzia lo stile che lo renderà famoso: melodie accattivanti, tecnica chitarristica fuori dal comune e una vocalità riconoscibilissima, tutta su toni acuti e su un uso del falsetto lontanissimo dagli standard dell'epoca, il cosiddetto “strappo”, dove il cantante salta improvvisamente da un'ottava all'altra navigando sul pentagramma, senza mai perdere l'intonazione. Ivan partecipa come chitarrista e mandolinista all'album di Lucio Battisti intitolato La batteria, il contrabbasso, eccetera uscito nel 1976. Nello stesso anno Graziani pubblica Ballata per 4 stagioni, che Ivan incide con gli stessi musicisti di Battisti: il lavoro è apprezzato dalla critica ma le vendite sono poco soddisfacenti. La sua carriera sta comunque spiccando il volo, infatti, appena un anno dopo si registrano i primi riscontri di pubblico: I lupi album pubblicato nel 1977 vende 80.000 copie, grazie alla ballata romantica Lugano addio che racconta la storia d'amore tra la figlia di un anarchico e il figlio di un pescatore. Questo LP viene realizzato con l'aiuto di Antonello Venditti, con il quale Graziani aveva collaborato per il 33 giri Ullalla (1976) e aveva aperto alcuni concerti. Nel 1978 esce l'album Pigro, con i brani Monna Lisa e Pigro, quest'ultimo richiestissimo dalle radio. Per Graziani è un momento di grande popolarità: l'album Agnese dolce Agnese, uscito nel 1979, scala le classifiche e Ivan inizia un'intensa attività di concerti, grazie soprattutto al singolo Agnese. L'anno dopo (1980), Firenze (Canzone triste) fa da apri pista all'album Viaggi ed intemperie che registra un successo analogo all'album precedente. Durante gli anni Ottanta intensifica l'attività ma il pubblico sembra interessarsi poco alla sua produzione. Da segnalare che prima dell'uscita dell'LP Seni e coseni del 1981, Graziani si era unito a Ron e Goran Kuzminac per il progetto Canzone senza inganni: un Q-disc e un tour italiano. Nel 1982 esce il suo primo disco live, Parla tu, seguito nel 1983 dall'album Ivan Graziani e da Nove nel 1984, realizzato con la collaborazione di Celso Valli, uno dei migliori arrangiatori italiani. Nel 1985 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con il brano Franca ti amo, passando inosservato. L'anno dopo viene pubblicato il 33 giri Piknic (1986), l'ultimo realizzato con la Numero Uno, nato più da esigenze contrattuali che per desiderio dell'artista. La Carosello, etichetta diretta da Gramitto Ricci e proprietaria delle storiche Edizioni Curci, nel 1989 gli pubblica Ivangarage e la raccolta Segni d'amore, che contiene vecchie canzoni riarrangiate e l'inedito La sposa bambina, ottenendo maggiore attenzione dai madia. Nel 1991 torna sul mercato discografico con l'album Cicli e tricicli, mentre nel 1994 partecipa per la seconda volta al Festival di Sanremo interpretando Maledette malelingue. Questa bella canzone riscuote successo sul palco dell'Ariston, arrivando al settimo posto, e il CD omonimo riavvicina Ivan al grande pubblico. Nel 1996 scade il contratto con la Carosello e Ivan prosegue la sua carriera con la struttura di Renato Zero, Fonopoli, con la quale pubblica Fragili fiori... Livan: classici del suo repertorio in versione live e cinque inediti, tra cui La nutella di tua sorella con l'intervento vocale dello stesso Zero. Malato da tempo, Ivan Graziani muore il primo gennaio 1997 nella sua casa di Novafeltria (PU). Due anni dopo l'amico e collega Renato Zero pubblica Per sempre Ivan, un album realizzato con materiale inedito e interventi vocali di Renato Zero, Antonello Venditti, Biagio Antonacci e Umberto Tozzi. Ivan Graziani nelle sue canzoni ha raccontato e continua a raccontare la realtà della provincia, quella degli affetti sinceri e dei sentimenti forti, popolata di figure femminili che lasciano dietro di loro malinconie e sogni mai realizzati; ma la sua musica parla anche di storie d'amicizia e illustra pure quadretti di grande ironia, come l'immaginaria descrizione del furto della Gioconda di Leonardo da Vinci, nel brano Monna Lisa. Ivan Graziani nella sua carriera è stato sottovalutato dalla critica più impegnata, che lo rimproverava di scarsa attenzione ai temi sociali, nonostante i suoi racconti di controverse storie d'amore, spesso in contrasto con la morale corrente.

IVAN CATTANEO
Ivan Cattaneo nasce a Bergamo il 18 marzo 1953 e fino al 1968 vive a Pianico, piccolo paese vicino al lago d'Iseo; frequenta il liceo artistico a Bergamo e nel 1972 si trasferisce a Londra facendo i mestieri più vari. Conosce personaggi di spicco della scena musicale inglese, come David Bowie, Cat Stevens e i Roxy Music, diventando grafico e pittore del Gay Liberation Front e partecipando agli eventi artistici della Londra anni 70. Tornato in Italia, esordisce come cantante e chitarrista nel 1974, al Salone Pierlombardo di Milano (oggi Teatro Franco Parenti), in una serata accanto agli Area, Franco Battiato e De Gregori. Conosce il produttore Nanni Ricordi, che in quel periodo sta formando il cast dell'etichetta alternativa Ultima Spiaggia e per la quale Ivan incide nel 1976 l'album d'esordio Uoaei. I suoi brani più che vere canzoni, sono vocalizzi su musiche originali. Nel 1977 esce l'LP Primo secondo frutta (IVAn compreso), arrangiato da Roberto Colombo; si tratta di un album multimediale, infatti è accompagnato da uno spettacolo teatrale e da un libro sul rapporto tra l'arte e i cinque sensi, anticipando di anni sia le tendenze multimediali sia la cultura gay legata all'estetica dell'immagine. Nel 1978 Cattaneo costruisce il look della emergente Anna Oxa, fino a quel momento una giovanissima cantante pugliese da piano-bar, che proprio in questo anno si imporrà al Festival di Sanremo; l'anno dopo Ivan pubblica Superivan (1979) nel quale l'artista, grazie ai consigli di Colombo, si avvicina alla forma canzone, infatti, l'album contiene brani rock i quali, nonostante gli arrangiamenti sperimentali e di respiro internazionale, hanno in se linee melodiche che si avvicinano allo stile della musica leggera italiana, nascono cosi' delle perle in puro stile Cattaneo, come: Male bello e Bimbo assassino; con l'album successivo, Urlo, che esce nel 1980, firma uno dei suoi maggiori successi come cantautore, l'inno ante litteram alla bisessualità intitolato Polisex. In questo 33 giri, l'atmosfera musicale è tipica dell'elettronica new wave anni 80, fusa con l'acustica delle chitarre, mentre la voce di Cattaneo, dalla timbrica sottile più vicina ai modelli inglesi che a quelli del melodico all'italiana, gioca sui toni alti e sovracuti.
Nel 1981 Ivan Cattaneo vede crescere notevolmente la sua popolarità, passando da cantautore a interprete puro, con l'album
2060 Italian Graffiati
, una rivisitazione degli hit italiani degli anni 60, che va da Un ragazzo di strada a Una zebra a pois. Dopo la parentesi cantautorale del 1982 con l'album Ivan il terribile, l'anno successivo pubblica Bandiera Gialla (1983), una selezione di cover riarrangiate dal compositore ed esperto di elettronica Roberto Cacciapaglia. Questo Long Playing, ispirato dal conduttore televisivo Red Ronnie e dalla produttrice discografica Caterina Caselli in occasione dell'apertura della discoteca omonima a Rimini, con brani come Bang Bang, Sognando la California, La bambolina che fa no no e Prendi la chitarra e vai, registra un clamoroso successo di vendite.
Complessivamente i due album anni 60 di Ivan Cattaneo, vendono quasi
un milione di copie.
Successivamente incide due 45 giri, Quando tramonta il sol (1984) e Dancin number (1985) – pubblicato in Inghilterra – ai quali fa seguito nel 1986 un altro album revival, Vietato ai minori.
Si prende una lunga fase di riflessione, dedicandosi alla sperimentazione poetica e visiva; nel 1989 presenta la mostra d'arte itinerante 100 Gioconde haiku, che espone in diverse gallerie tra Italia e Francia, e all'inizio degli anni 90 si ripresenta sul mercato discografico con il CD di inediti intitolato
Il cuore è nudo... e i pesci cantano (1992), una sorta di diario spirituale di Cattaneo, che nel frattempo si è avvicinato alla religiosità orientale. Questo suo ultimo lavoro, presenta arrangiamenti che utilizzano le ritmiche drum'n'bass che diventeranno di moda qualche anno dopo.
Attualmente Ivan lavora al progetto multimediale
Zoocietà Duemilanovecento, che dal 2000 propone sotto forma di performance videomusicali all'interno di gallerie d'arte e rassegne teatrali.
Interprete eclettico dotato di grande presenza scenica, Ivan Cattaneo è uno dei principali esponenti
di quell'onda artistica che negli anni 70 accoppiava la canzone d'autore alla sperimentazione elettronica e alla performance teatrale, come faceva già da tempo David Bowie, a cui egli si è inizialmente ispirato. Negli anni Ivan non ha mai perso questa caratteristica, incontrando pero' diverse difficoltà a riemergere nel mercato discografico italiano, più abituato ai cantanti fotocopia che agli artisti completi.

GIANNI TOGNI
Gianni Togni è nato a Roma nel 1956. Da giovanissimo impara a suonare la chitarra e il pianoforte come autodidatta.
Nel 1975 esordisce con l'album In una simile circostanza, pubblicato per la IT, con musiche vicine al jazz e testi ermetici.
Successivamente cambia casa discografica, passando alla CGD, e nel 1980 incide il 33 giri intitolato ...E in quel momento entrando in un teatro vuoto, un pomeriggio vestito di bianco, mi tolgo la giacca, accendo le luci, e sul palco, m'invento.... Titolo lunghissimo per un disco che raccoglie ampio successo grazie anche a Chissà se mi ritroverai, Maggie e soprattutto Luna, canzone che diventa un hit insuperabile, un classico del pop italiano degli anni 80, e che condizionerà tutta la carriera di Gianni Togni; i testi di questo Long Playing sono scritti interamente da Guido Morra, inizia così un binomio artistico che durerà negli anni.
Nel 1981 Gianni pubblica l'album Le mie strade, nel quale lo stile è sempre quello della canzone leggera e orecchiabile; una formula creativa questa, che funziona molto bene in diversi brani tra i quali Semplice, basti che pensare che il 45 giri di questa canzone e anche l'intero 33 giri che la contiene, sono tradotti in spagnolo ed in inglese.
Bisogna segnalare come in questo periodo Gianni Togni riesca ad ottenere grande successo anche all'estero con le sue canzoni, infatti, gli album pubblicati nel 1980 e '81 e i relativi singoli estratti, Luna e Semplice, vendono milioni di dischi tra Italia, Spagna, Germania, Austria, Svizzera e Sud America; tra l'altro il 1981 é anche l’anno del primo tour come solista, con oltre 100 concerti teatrali che registrano il tutto esaurito.
L'anno seguente esce Bollettino dei naviganti (1982), album autoprodotto, dove nel brano Saremo noi chiama a collaborare il gruppo pop dei Pooh – con cui ha lavorato prima di raggiungere il successo come cantante solista, partecipando a diverse tournée, suonando, tra il 1976 e il 1979, in oltre 300 teatri e stadi in Italia e all’estero – tra le altre canzoni contenute in questo suo quarto album ci sono Il volo delle piume, Pornografia, La sera che ho bevuto troppo e il 45 giri estratto Vivi, il quale insieme all'intero LP arriva perfino in Giappone dove terrà anche un concerto al “Budokan”.
Nel 1983 esce Gianni Togni, che contiene Per noi innamorati, singolo romantico che diventa ben presto famoso e scala le classifiche. Seguono nel 1984 l'album Stile libero e il 45 giri Giulia, brano pop piacevole e orecchiabile che ripubblicato in varie raccolte riscuoterà successo nelle programmazioni radiofoniche anche anni dopo.
Nel 1985 incide il 33 giri Segui il tuo cuore, nel quale spicca la canzone corale E qualcosa c'è; due anni dopo torna sul mercato discografico con l'album Di questi tempi (1987) dove troviamo ottimismo e positività nei brani felicemente orecchiabili, C'è una verità e Siamo una cosa sola.
Nel 1988 esce l'album Bersaglio mobile, dove si nota un certo impegno nella realizzazione a cui partecipano Manu Katchè, Pino Palladino e Mel Collins, nel quale troviamo un delicato arpeggio di chitarra per Nannaré, una forte sezione ritmica per La nube tossica e tanto sax lungo tutto il disco.
Gli anni successivi Gianni Togni li trascorre tra tournée e la produzione artistica di giovani artisti, e solo nel 1993 incide un nuovo album, Singoli, per la casa discografica DSB.
Nel 1994 e '95 oltre ad esibirsi nei suoi concerti, inizia a comporre le musiche di un futuro “primo musical italiano sinfonico” che si chiamerà Hollywood ritratto di un divo – il quale andra in scena nel 1998 con protagonista Massimo Ranieri, un cast di venti cantanti-attori e la regia di Giuseppe Patroni Griffi, diventando subito un successo di critica e pubblico con tre anni consecutivi di repliche – .
Nel 1996 Gianni torna alla CGD e pubblica un album antologico che lo riporta nelle zone alte delle classifiche e con il quale conquista altri dischi d’oro. Il CD, che si intitola Cari amori miei – con due inediti, il brano omonimo e Mi salvo con te che ottengono un buon riscontro radiofonico – contiene i maggiori successi della carriera di Gianni Togni, alcuni dei quali, Luna e Semplice, vengono remixati per l'occasione in modo da avere sonorità più limpide; tra le canzoni migliori contenute nell'album spiccano oltre alle due già citate, Nannaré e Giulia, singolo del 1984 non uscito su LP.
Nel 1997 esce l'album Ho bisogno di parlare, che contiene 11 brani inediti e nel quale diventa autore anche dei testi per varie canzoni, al resto ci pensa Adelio Cogliati.
Gianni Togni non ha mantenuto nel tempo una grande popolarità, però con ogni sua nuova canzone ha saputo essere un bravo artista, fedele ad uno stile semplice e fortemente popolare, quello del pop melodico, della musica leggera italiana che in lui vede un esponente vero e genuino. Per questo i suoi maggiori successi rimangono dei classici che non temono il passare del tempo.
Gianni Togni anche se da tempo ormai non pubblica nuovi dischi, continua ad esibirsi in concerti e lavora nel mondo della musica componendo per musical teatrali italiani ed europei, e occasionalmente scrivendo musiche anche per trasmissioni televisive di Rai e Mediaset.

GIANNA NANNINI
Gianna Nannini, la capostipite del rock italiano al femminile, nasce il 14 giugno del 1956 a Siena, nella contrada dell'Oca. Suona il pianoforte, frequenta il liceo scientifico, si iscrive al conservatorio Luigi Boccherini di Lucca e frequenta gli ambienti della buona borghesia senese. La famiglia è proprietaria di alcune rinomate pasticcerie della città e produce il tipico dolce locale, il Panforte. Ed è proprio aiutando i suoi nella lavorazione dolciaria che a sedici anni Gianna perde le falangi di due dita della mano sinistra. Lascia il conservatorio prima di sostenere l'esame dell'ottavo anno, ma nonostante l'incidente prosegue gli studi musicali; infatti, nel 1975 si trasferisce a Milano e studia composizione con il maestro Bruno Bettinelli, dividendo un piccolo appartamento con altre ragazze.
Alla metà degli anni 70 l'ambiente musicale milanese è in pieno fermento, e Gianna inizia a frequentare i locali sul Naviglio dove si ritrovano musicisti e discografici, e proprio grazie a queste frequentazioni incontra Claudio Fabi, il suo primo produttore.
Nel 1975 collabora con il gruppo dei “Flora Fauna e Cemento”, incidendo con loro un 45 giri con i brani Congresso di filosofia e Stereotipati noi, di cui scrive parte del testo.
Successivamente si trasferisce nel centro storico del capoluogo lombardo, in zona Ticinese, e alla ricerca di una strada da solista, inizia a scrivere canzoni.
Nel 1976 esce su etichetta Ricordi il suo primo album, Gianna Nannini, che contiene brani tristi e rabbiosi, molto autobiografici. I temi di questo disco già prefigurano il suo percorso artistico e cioè una visione tutta al femminile dei rapporti e della vita quotidiana, la sua voce però è ancora poco naturale, quasi impostata, sicuramente non da rocker.
Nel 1977 pubblica il Long-Playing Una radura, e successivamente intraprende un viaggio negli Stati Uniti, dove conosce da vicino la musica rock.
Tornata in Italia, nel 1979 incide il 33 giri California, registrato al Castello di Carimate in Brianza – una delle sale d'incisione più all'avanguardia in quel periodo – con la produzione di Michelangelo Romano e la supervisione ai testi di Roberto Vecchioni. Questo album presenta un rock melodico, nel quale per la prima volta una donna affronta in maniera esplicita temi sessuali. L'estratto di maggior successo, America – ironico e accattivante – è un inno liberatorio all'amore fisico e alla masturbazione. Con questo disco – la cui copertina mostra la Statua della Libertà newyorkese che stringe un vibratore – in un mix di passione, provocazione, libertà e ironia, Gianna con grande padronanza nell'uso della voce, sforna le prime canzoni di successo.
Il boom di California è seguito, nel 1981, da G.N. – che contiene l'hit Vieni ragazzoe anche se questo LP non ottiene un grande successo in Italia colpisce però il giovane pubblico tedesco. Infatti la Nannini partecipa al Venus Welklang di Berlino, primo festival rock al femminile, suona a Monaco di Baviera e Düsseldorf accanto ai Police, nel Golden Summernight Concerts, e nell'ottobre 1982 si esibisce al Rockpalast di Essen in diretta eurovisiva, insieme a Kid Creole & The Coconuts e a Little Steven; in Germania conosce anche il produttore Conny Plank – suo collaboratore per molti anni – e il manager Peter Zumsteg, tuttora al suo fianco.
Nel 1983 Gianna pubblica l'album Latin Lover, che con la canzone Ragazzo dell'Europa, tocca il cuore dei giovani tedeschi, in una Germania ancora pervasa dal rifiuto del muro berlinese al confine tra est e ovest. La rocker senese conferma di essere fra i pochi artisti capaci di adattare bene la lingua italiana al rock, e il tocco magico di Plank – che ha collaborato con Ultravox e Eurythmics – arricchisce l'intero disco di sonorità ben curate e innovative.
Ma è nel 1984, quando pubblica il 33 giri Puzzle, che Gianna Nannini arriva alla grande popolarità in Italia. Questo album, infatti, rimane per sei mesi nei primi posti della hit-parade italiana ed entra nelle classifiche svizzere , austriache e tedesche, e proprio in Germania riceve due dischi d'oro per le vendite degli LP Latin Lover (1983) e Puzzle (1984). Il brano Fotoromanza (di Nannini-Plank-Riva), contenuto nell'album Puzzle, diventa il tormentone dell'estate, vince il Festivalbar e viene supportato da un videoclip del regista Michelangelo Antonioni. Questa canzone si distingue anche per l'orecchiabilità da romanza nel ritornello e per l'ironia poetica del testo, scritto principalmente da Raffaella Riva, amica di Gianna e componente della pop-band Gruppo Italiano.
Dal successo di Puzzle scaturisce una lunga tournée documentata nella raccolta Tutto live (1985).
Nel 1986 esce l'album Profumo, che oltre alla hit omonima, contiene i successi Bello e impossibile e Avventuriera. Per la Nannini arriva un momento di grandissima popolarità e diventa definitivamente una star della musica italiana, infatti Profumo, ad un anno dalla sua pubblicazione si aggiudica il doppio disco di platino in Italia, il disco d'oro in Germania e ancora quello di platino in Svizzera e Austria.
Nel 1987 pubblica il singolo I maschi contenuto, in una versione speciale, anche nella raccolta Maschi e altri (1987) – con l'inedito Bla bla – album che vende oltre un milione di copie in Europa e resta sino a oggi il suo più grande successo discografico. In questo stesso anno a seguito di una grave malattia scompare il produttore Conny Plank.
Nel 1988, anticipato dal singolo Hey bionda, esce in tutta Europa l'album Malafemmina. Ispirata da Totò per il titolo dell'album, con undici canzoni che omaggiano le donne libere dalle convenzioni, la Nannini da il meglio di se e cattura l'ascolto anche dei critici più severi, raggiungendo il top della sua carriera.
Nel 1989 esce la videocompilation Maschi e altri, che in tredici clip riassume la storia artistica della Nannini.
Nel 1990 esce l'album Scandalo, che contiene l'hit Sorridi, e incide il singolo Un'estate italiana – di cui Gianna firma il testo e Giorgio Moroder compone la musica – questo grande successo, cantato in duetto con Edoardo Bennato, sarà l'inno dei Campionati Mondiali di Calcio di “Italia 90”. L'artista toscana devolverà ad Amnesty International, le royalties ottenute dalla vendita del singolo.
Successivamente torna a riempire gli stadi europei partecipando a molti importanti festival, e la tournée al seguito di Scandalo fornisce, nel 1991, il materiale per l'album Giannissima.
Nel 1993 esce il CD X forza e X amore, che contiene il brano di denuncia intitolato Radio baccano (di Nannini-Colombo-Nannini-Jovanotti), al quale partecipa Jovanotti come voce ospite.
Sempre nel '93 organizza un incontro con i suoi fan, a cui ne segue un altro nel dicembre del 1994, sia per festeggiare la sua laurea in lettere e filosofia, conseguita dopo 14 anni di fuori corso, sia per presentare il singolo Meravigliosa creatura che anticipa l'album Dispetto, pubblicato nel 1995. In questo stesso anno, il 4 luglio, insieme ad alcuni attivisti di Greenpeace, scala l'edificio dell'ambasciata francese in piazza Farnese a Roma per protestare contro la ripresa dei test nucleari, annunciati dal governo Francese, nell'atollo di Mururoa. Sempre nel '95, Gianna prosegue il suo impegno sociale, con un concerto per il Tibet libero, eseguito nel mese di settembre a Torino davanti a trentamila persone, nel quale la rocker si esibisce assieme ai Timoria, ai Nomadi e a un coro di monaci tibetani.
Nel 1996 esce il singolo Bomboloni, inedito che anticipa l'album Bomboloni-The Greatest Hits Collection, pubblicato in tutta Europa.
Nel 1998 pubblica il CD intitolato Cuore che, preceduto dal singolo Centomila, contiene anche la suggestiva Un giorno disumano. Questo album è forse meno movimentista rispetto a quelli passati, con una Gianna Nannini però sempre bravissima nel mescolare rock e melodia, contemplando nord e sud del mondo.
Dopo una lunga serie di concerti in Italia e all'estero, nel 2000 Gianna viene incaricata da Enzo D'Alò – regista italiano di cartoni animati – di comporre la colonna sonora del suo nuovo film di animazione, Momo alla conquista del tempo (2001). Di questa sound-track fa parte il brano Aria, che la Nannini inserirà nell'omonimo album di inediti pubblicato nel 2002.

FRANCO BATTIATO
Franco Battiato nasce il 23 marzo 1945 a Jonia, un paesino in provincia di Catania. Dopo le scuole superiori si trasferisce a Milano, dove si inserisce con scarsa fortuna nell'ambiente musicale. Alcuni 45 giri pubblicitari incisi per la rivista “Nuova Enigmistica Tascabile” e la partecipazione al Disco per l'Estate del 1969, lo deludono al punto che abbandona momentaneamente il mondo discografico per dedicarsi allo studio della musica classica ed elettronica.
Successivamente riprende a incidere per un'etichetta sperimentale, la Bla Bla, che dal 1972 al 1976 gli pubblica gli album Fetus, Pollution, Sulle corde di Aries, Clic, M.elle le “Gladiator” e Feed back, quest'ultimo, una sorta di riassunto delle puntate precedenti. Sono lavori complessi, di musica d'avanguardia, dove a volte gli strumenti elettronici si sovrappongono ad arie classiche.
Passato alla Ricordi, l'artista siciliano pubblica nel 1976
Battiato, che contiene due lunghi brani pianistici eseguiti da Antonio Ballista, e nel 1977 Juke box, dove compare Giusto Pio, violinista dell'orchestra della Scala di Milano. Quest'ultimo album avrebbe dovuto costituire la colonna sonora del film per la TV Brunelleschi, ma fu rifiutato. Nel 1978 pubblica l'album L'Egitto prima delle sabbie che vince il Premio Karlheinz Stockhausen quale migliore composizione per pianoforte. Nello stesso album, che segna la fine della collaborazione con la Ricordi e il passaggio di Battiato alla EMI, compare il brano Sud afternoon, eseguito dal duo pianistico Ballista-Canino.
Aspetto ascetico, alto e magro, naso prominente e gran zazzera di capelli ricci, poi sostituita da un lungo codino, da questo momento Franco Battiato torna a comporre musica nei canoni della canzone popolare, unisce quindi alla musica i testi, ma senza abbandonare le esperienze passate. Testi che comunque fanno la differenza, visto che sono totalmente inusuali per quel periodo. In questa sua nuova fase artistica, Battiato è coadiuvato da Giusto Pio, diventato suo maestro di violino, e dall'ex musicista e impresario Angelo Carrara, che ne intuisce le potenzialità e si assume il ruolo di suo manager artistico.
Ecco quindi che nel 1979, la EMI Italiana pubblica
L'era del cinghiale bianco, cui seguono nel 1980 Patriots
e nel 1981 La voce del padrone.
Nella tradizione celtica il cinghiale bianco è il simbolo dell'autorità spirituale; nel disco della svolta artistica di Battiato, che appunto si intitola L'era del cinghiale bianco, è costante l'atmosfera esoterica, mentre i testi percorrono libere associazioni, tra paradossi ironici e toni poetici. Nel successivo album, Patriots, compaiono toni polemici e di denuncia, non a caso, la canzone omonima è un inno contro la superficialità dell'ambiente discografico; nei testi di questo LP si infittiscono riferimenti colti e ricostruzioni storico-ambientali, come in
Prospettiva Nevski, e nella plateale provocazione di Frammenti, brano che contiene versi di Leopardi, Carducci, Pascoli e altri poeti accostati ad assurdità varie.
Ma gli effetti di questo suo stile nel creare canzoni, sono moltiplicati raggiungendo i migliori risultati, nei sette brani contenuti nell'album La voce del padrone, il cui titolo è giocato sul doppio senso legato al nome della stessa casa discografica di Battiato, un LP dove ironia e amarezza si sovrappongono alla critica verso il disimpegno della società italiana dei nascenti anni 80. Le canzoni Bandiera bianca, Centro di gravità permanente, Cuccurucucù e Summer on a Solitary Beach , sono i brani più trasmessi dalle radio, che così contribuiscono ad amplificare l'effetto straniante dell'ironico ritornello di Bandiera bianca tratto dalla Ultima ora di Venezia del poeta risorgimentale Arnaldo Fusinato. Ma ogni altro brano di questo disco è un collage, solo apparentemente illogico, di luoghi comuni, modi di dire, titoli popolari e citazioni colte, che unito alle composizioni di Battiato crea un caso unico, un fenomeno a sé nella musica italiana, con oltre un milione di copie vendute.
Sempre nel 1981 la sua
Per Elisa, interpretata dalla cantante Alice, vince il Festival di Sanremo; per Alice, Battiato compone anche Luna indiana, I treni di Tozeur, Chan-son égocentrique e altri brani, dove la timbrica profonda e la sensibilità della cantante aggiungono qualcosa di insolito e affascinante alle musiche dell'autore siciliano, il quale non avendo l'estensione e le sfumature vocali di un interprete autentico spesso utilizza il falsetto sui toni alti, mascherando così le lacune della sua vocalità.
Gli altri album di Franco Battiato nella prima meta' degli anni 80 sono:
L'arca di Noè (1982) che contiene l'hit Voglio vederti danzare, Orizzonti perduti (1983) che contiene l'hit La stagione dell'amore, Mondi lontanissimi (1985) in cui interpreta i brani già cantati da Alice I treni di Tozeur, Chan-son égocentrique, e nel 1985 l'album Echoes of sufi dance, selezione in lingua inglese delle sue produzioni precedenti, pubblicata negli Stati Uniti per la Capitol.
Nel 1985 avvia le edizioni L'Ottava, in collaborazione con Longanesi, e nel 1989 l'omonima etichetta discografica specializzata in “musica di frontiera”, fra composizione colta, canzone e musica etnica.
Ma Franco Battiato sta lavorando da tempo anche alla sua prima opera lirica, Genesi, che debutta al Teatro Regio di Parma
il 26 aprile 1987 con consenso unanime, tanto che l'etichetta discografica Fonit-Cetra ne ricava un album che entra addirittura nelle classifiche di musica leggera.
Mentre Battiato intraprende lo studio di una nuova opera, nel 1987 la EMI pubblica in Spagna l'album Nomades e l'anno dopo in Italia l'LP Fisiognomica (1988). Quest'ultimo album contiene tra le altre, la suggestiva E ti vengo a cercare, la quale rappresenta una ricerca del sovrannaturale, della pace interiore, lontana però dai giochi linguistici dei dischi precedenti. Il regista Nanni Moretti la canta nella scena-madre del suo film del 1989 intitolato Palombella rossa, e Battiato la eseguirà, visibilmente emozionato, anni dopo davanti al Papa, in uno storico concerto alla Sala Nervi del Vaticano.
Il doppio album dal vivo
Giubbe Rosse, pubblicato nel 1989, racchiude le tappe più significative della sua carriera, da Summer on a Solitary Beach a Alexander Platz fino a Centro di gravità permanente, dove l'interpretazione di Franco Battiato è contrappuntata dalla splendida voce di Giuni Russo, per la quale l'artista aveva scritto anni prima insieme a Giusto Pio il brano Un'estate al mare, il grande successo della cantante palermitana.
Nel 1991 Battiato pubblica
Come un cammello in una grondaia, che contiene la canzone Povera patria, brano-simbolo di forte impegno civile.
La sua seconda opera lirica,
Gilgamesh, debutta al Teatro dell'Opera di Roma il 5 giugno 1992. Nel dicembre dello stesso anno è a Baghdad, in concerto con l'Orchestra Sinfonica Nazionale Irachena.
La produzione discografica di Battiato negli anni 90 procede in maniera costante: nell'ottobre del 1993 pubblica la raccolta di canzoni
Caffè de la Paix; nell'autunno del 1994 esce Unprotected, album registrato dal vivo durante la tournée conclusa in Libano il 7 agosto dello stesso anno, al Festival di Beiteddine.
Tra il 1994 e il 1995 Battiato compone altre due opere:
Il cavaliere dell'intelletto e L'ombrello e la macchina da cucire su testi del filosofo Manlio Sgalambro.
Nel 1996 la casa discografica Polygram gli pubblica l'album
L'imboscata
, un disco sempre molto suggestivo ma più radiofonico di quelli che negli anni 90 lo hanno preceduto, che contiene tra le altre La cura – una struggente e al tempo stesso affascinante canzone d'amore, maggior successo musicale dell'anno – e Strani giorni.
Nel 1997 l'artista torna a esibirsi nei palasport, mentre nel 1998 pubblica l'album
Gommalacca
, contenente i singoli Shock in my town dalle sonorità dure e spigolose e Il ballo del potere, entrambi con testi originali, accattivanti e sorprendenti, sono stati dei grandissimi successi radiofonici che attualmente non temono il passare del tempo e delle mode.
Nel 1999 viene pubblicato
Fleurs, nel quale Battiato interpreta, oltre a due suoi inediti, canzoni di altri autori, tra cui De André, Endrigo, Aznavour, Brel e Trenet. Esempio seguito nel 2002 in Fleurs 3
, che comprende una decina di canzoni d'amore di autori diversi e un inedito scritto con Manlio Sgalambro, cantato in coppia con Alice, da linguaggio finemente erotico.
L'ultimo
album di Franco Battiato interamente composto da brani inediti, esce nel 2001 e si intitola Ferro battuto.
Ricercatore musicale, studioso di filosofie orientali, compositore di opere complesse e anche di semplici canzoni, nelle quali è autore di testi raffinati e ritornelli popolari, Franco Battiato è uno dei rappresentanti più originali della canzone d'autore italiana. La sua produzione parte da solide basi classiche, per poi evolversi verso contaminazioni che abbracciano quasi tutta la musica conosciuta, da Oriente
a Occidente.

FABIO CONCATO
Fabio Concato nasce a Milano il 31 maggio 1953 e cresce in un ambiente colto: la madre è giornalista e poetessa, il padre noto chitarrista e cultore di jazz. Dopo il liceo scientifico si iscrive a medicina ed esordisce, a metà degli anni 70, col gruppo di cabaret “I Mormoranti”.
Nel 1977 debutta come cantautore con l'album Storie di sempre, pubblicato dall'etichetta SAAR; il disco tratta le tematiche preferite dall'artista: minimalismo quotidiano velato da leggera ironia e attenzione ai temi sociali più scottanti, ma trattati in modo delicato e mai barricadero. Il timbro sottile di Concato, su toni medio-alti, ricorda vagamente quello dei cantanti-poeti brasiliani. Uno dei brani più riusciti del 33 giri d'esordio è A Dean Martin, scherzosa celebrazione del cantante americano. Nel 1978 esce l'LP Svendita totale, che dipinge una galleria di personaggi: dall'allegria di Pussy e P... come al ricordo di Vito, compagno di scuola in difficoltà economiche. L'anno successivo Concato firma con l'etichetta Philips e pubblica l'album Zio Tom (1979) con la partecipazione del jazzista e armonicista Thoots Thielemans. Anche qui alterna divertimento e riflessione, come in Bossa Nova milanese.
Nel 1982, dopo una pausa di riflessione pubblica il 33 giri Fabio Concato, che grazie all'ironia ecologica del singolo estratto intitolato Una domenica bestiale, cattura l'attenzione delle radio e quindi anche del grande pubblico. E' l'inizio di una fase artistica molto positiva per il cantautore milanese, infatti l'album che esce nel 1984 intitolato ancora Fabio Concato, vende duecentomila copie e rende popolari canzoni come Guido piano, Fiore di maggio, e Rosalina. L'album successivo, Senza avvisare, pubblicato nel 1986, contiene due brani composti per il film di Enrico Montesano A me mi piace (1985), e pur non contenendo brani rimasti nella storia della musica leggera italiana, come quelli sopra citati dell'82 e del 1984, questo LP ottiene il disco d'oro.
Apparentemente avviato verso il genere “easy listening d'autore”, Fabio Concato pubblica a sorpresa nel 1988 il singolo 051/222525, brano di forte impegno civile i cui proventi sono destinati a mantenere in vita Telefono Azzurro, servizio a protezione dell'infanzia maltrattata, allora minacciato di chiusura.
Nel 1990 il nuovo album Giannutri, ispirato all'omonima isola del Mar Tirreno, viene registrato a Parigi sotto la guida dell'arrangiatore e produttore Phil Ramone, già collaboratore di Billy Joel, Elton John e Bob Dylan. Questo disco segna la svolta musicale per Concato, infatti egli abbandona il sodalizio artistico con l'arrangiatore Vince Tempera per avventurarsi in un sound più raffinato: un pop elettro-acustico con abbondanza di tastiere, vicino al mondo musicale newyorkese di Phil Ramone; anche il canto si fa più curato, con jazzati e coloriture da interprete puro.
Seguono nel 1991 la raccolta Punto e virgola, e nel 1992 il disco di inediti intitolato In viaggio, in occasione del quale Concato firma con Pino Daniele il brano Canzone di Laura; da segnalare in questo CD di Fabio, il buon riscontro radiofonico di Il caffettino caldo, un pezzo garbatamente impegnato, critico nei confronti della frenesia della vita moderna che spesso ci porta alla superficialità.
Nel 1994, preceduta dall'uscita del singolo Troppo vento, esce la raccolta Scomporre e ricomporre, con nuovi arrangiamenti dei brani cui l'artista è maggiormente legato. A testimonianza del suo ricorrente interesse nei confronti dell'infanzia, nello stesso anno presta la voce alla narrazione di Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, pubblicata dalla Polygram su CD-ROM, curando anche la realizzazione delle musiche.
Nel 1996 esce il CD intitolato Blu, prodotto dal tastierista della PFM Flavio Premoli, mentre nel 1999 pubblica Fabio Concato, di cui fa parte il brano M'innamoro davvero – inserito anche con una seconda versione cantata in coppia con José Feliciano – questa bellissima canzone d'amore ottiene un notevole riscontro radiofonico, tanto da farla diventare ormai un classico. Nel 2001 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo, interpretando Ciao Ninìn, brano intimista, poetico e romantico, dedicato alla sua compagna di vita; questa canzone precede l'uscita dell'album Ballando con Chet Baker (2001).
Artista poetico e intimista, mai sopra le righe, pacato nei modi e nelle interpretazioni, possiede una vocalità che negli ultimi album ha sfumature da interprete raffinato. La sua produzione è sempre molto accurata, perennemente sospesa tra ironia e malinconia.

EUGENIO FINARDI
Cantautore, chitarrista e figlio d'arte, Eugenio Finardi nasce a Milano il 16 luglio 1952, da madre americana, soprano lirico, e padre italiano, sound engineer. Dopo aver fondato la band Il Pacco, insieme ad Alberto Camerini e al batterista Walter Calloni, nel 1972 firma il suo primo contratto discografico con la Numero Uno e pubblica un 45 giri con due brani in inglese: Hard Rock Honey e Spacey Stacey (1973). E' il periodo in cui si fa strada una musica alternativa ai circuiti tradizionali di consumo: a Milano già operano gli Stormy Six, Gianni Sassi aveva appena creato l'etichetta indipendente Cramps e i nuovi cantautori si esibiscono alle feste della rivista “Re Nudo”, nelle manifestazioni politiche e nei raduni estivi, e Finardi è tra questi. Il suo primo album si intitola Non gettate alcun oggetto dai finestrini (1975), prodotto in coppia con Alberto Camerini, che suona le chitarre accanto allo stesso Finardi; da Se solo avessi a Quando stai per cominciare – contro il servizio militare – fino a Caramba, i brani rispecchiano il tipico linguaggio generazionale, venato da un generico ribellismo; i ritmi variano dalla ballad al country-rock, con accordi e melodie facilmente riproducibili; la vocalità di Finardi risente delle radici americane: la sua è una classica voce da folk-singer, sui toni medio-alti del pentagramma e dal timbro sottile, che tuttavia canta su ritmiche rock.
Dopo una lunga attività dal vivo esce l'album Sugo (1976), che grazie al singolo Musica ribelle – che diventa una sorta di inno storico nel periodo della contestazione giovanile e studentesca degli anni 70 – consacra Finardi come uno dei cantori della nuova sinistra, dalla quale viene spesso invitato a concerti e manifestazioni di lotta. Nello stesso album la canzone intitolata La radio esalta il fenomeno delle radio private, in un periodo in cui si fa strada l'illusione di un mezzo di comunicazione lontano dai centri di potere, un sogno poi soppiantato dalla realtà dei network e del business pubblicitario. Nel 1977 esce l'album Diesel il quale prosegue sulla stessa linea del precedente con i riferimenti alla politica in Tutto subito e all'invasione americana del Vietnam in Giai Phong. Invece nel 1978 il 33 giri Blitz sembra indicare una nuova vena ispiratrice, con la poetica Extraterrestre – un inno alla fuga per soddisfare il proprio ego, la canzone però si chiude con un pentimento finale del protagonista, dato che a volte per soddisfare troppo egoisticamente i propri bisogni si finisce per restare soli: “extraterrestre non mi abbandonare/voglio tornare per ricominciare”
Dopo il deludente LP Roccando Rollando (1979), l'artista si ritira per un lungo periodo di ricerca.
Nell'LP Finardi uscito nel 1981, collabora con Valerio Negrini, autore storico della pop-band dei Pooh, che scrive alcuni testi e altri ne firma con lo stesso Eugenio, tra cui la canzone Mayday. L'anno successivo esce l'album Secret Streets (1982), realizzato con il tastierista Mark Harris, che contiene sei brani in lingua inglese, di matrice blues. Ma è con il 33 giri intitolato Dal blu, pubblicato nel 1983, che si rinnova l'interesse del pubblico verso Eugenio Finardi, che ora fonde blues e swing ad atmosfere soft, abbandonando quindi quella che era stata la sua “musica ribelle”, per cantare le difficoltà della sua generazione; una delle ballate più riuscite dell'album e senz'altro Le ragazze di Osaka – interpretata in questa prima versione con Rossana Casale – un brano intimista, molto poetico e suggestivo. Dopo l'LP live Strade, uscito nel 1984, nel febbraio dell'85 Finardi si presenta per la prima volta al Festival di Sanremo, con la canzone d'amore Vorrei svegliarti; alla registrazione dell'album intitolato Colpi di fulmine, che contiene il brano sanremese, partecipa anche Franco Battiato.
In seguito ad un lungo viaggio negli Stati Uniti, nel 1987 pubblica l'album Dolce Italia, dove l'omonima canzone in esso contenuta rappresenta un invito ad amare il proprio paese senza fare dell'America un mito su cui modellarsi. Nel 1989 pubblica Il vento di Elora, che contiene L'albero delle spade, incentrato sul problema della tossicodipendenza, ma anche la divertente Vil Coyote, ispirata all'omonimo personaggio dei cartoni animati.
Nel 1990 esce il CD intitolato La forza dell'amore, il quale contiene alcune delle sue più belle canzoni degli anni 70 e 80, (come Amore diverso, Dolce Italia, Extraterrestre, La radio, Le ragazze di Osaka, Musica ribelle, Non è nel cuore, Oggi ho imparato a volare, Patrizia), ma anche una bellissima canzone inedita che diventa subito un hit radiofonico, intitolata come l'album, La forza dell'amore, si ispira a due canzoni di Battisti, Non è Francesca e La canzone del sole.
Negli anni 90 Eugenio sembra tornare alle sue origini acustiche, sia nei live sia nelle registrazioni, e gli album Millennio (1991), Acustica (1993), Occhi (1996) e Accadueo (1998), certamente risvegliano l'attenzione degli appassionati del genere, senza però scalare le classifiche di vendita. Forse anche per questo, nel 1999 decide di tornare a Sanremo, e si esibisce cantando il brano Amami Lara – ispirato all'omonima “Lara Croft” eroina virtuale del videogioco Tomb Raider – classificandosi all'undicesimo posto.
Considerando la sua copiosa produzione, si avverte come il cantautore italoamericano sia il genuino rappresentante di una generazione sconfitta nei propri sogni, colta in tutte le sue trasformazioni, dal rifiuto dell'autoritarismo alla ricerca dell'identità, fino al tentativo di ricostruire e reinventare il rapporto di coppia. Eugenio Finardi mette in musica e parole questi mutamenti culturali, senza grandi invenzioni poetiche ma con la sincerità di linguaggio di chi questi passaggi li ha vissuti e li vive ancora sulla propria pelle.

EDOARDO BENNATO
Edoardo Bennato nasce a Napoli il 23 luglio 1949 nel quartiere popolare dei Campi Flegrei, alla periferia ovest della città, accanto ai cantieri Italsider. Primo dei tre fratelli a manifestare interesse per la musica, viene spinto dalla madre a prendere lezioni da un fisarmonicista. Frequenta il liceo artistico, si trasferisce a Milano e si laurea in architettura mentre viene sempre più attratto dal rock e dal folk di protesta. Infatti, i suoi primi album sono una sorta di manifesto della rivolta giovanile.
Nel 1966 esordisce con il 45 giri Era solo un sogno/Le ombre, pubblicato dall'etichetta Parade.
Nel 1968 firma un contratto con la allora etichetta emergente Numero Uno, e dopo la pubblicazione dei tre 45 giri intitolati Marylou/La fine del mondo, 1941/Vince sempre l'amore e Good bye Copenaghen/Marjorie, incide nel 1973 il suo primo album, Non farti cadere le braccia, con la produzione di Alessandro Colombini e la collaborazione di Roberto De Simone, Patrizio Trampetti e di suo fratello Eugenio Bennato. Già con questo primo 33 giri, Edoardo Bennato ci ha regalato dei classici del pop “made in italy” come: Rinnegato, Una settimana... un giorno... e la malinconica Un giorno credi, canzone questa, che colpisce il pubblico dei suoi primi concerti, nei quali Bennato si presenta come un folksinger da strada, (cioè uno “one-man-band” con chitarra, armonica a bocca, tamburo legato alla caviglia e azionato con la gamba), ottenendo da subito un gran successo. Inoltre in questo LP, il sound partenopeo dell'artista non comprende l'uso del dialetto e nei testi appare una forte dose d'ironia: in questo modo l'immagine pittoresca di Napoli viene sostituita da quella che mostra la corruzione e il degrado del Sud Italia di quegli anni; ciò in particolare lo si denota in Campi Flegrei o nella battagliera Non farti cadere le braccia.
L'album I buoni e i cattivi, pubblicato nel 1974, deride la categoria dei borghesi e dei benpensanti, la quale, secondo Bennato, nasconde una dittatura culturale da cancellare; la vena polemica di questo 33 giri, è accentuata dagli stessi titoli dei brani in esso contenuti: Ma che bella città, Arrivano i buoni, Salviamo il salvabile, Bravi ragazzi o la famosa In fila per tre.
Nel 1975 esce l'LP, Io che non sono l'imperatore, dove appaiono la famosa Meno male che adesso non c'è Nerone, Signor censore e Affacciati affacciati, una feroce satira sul Papa, insolita anche per quegli anni di contestazione.
La produzione di Edoardo Bennato, che negli anni successivi si distingue per una migliore qualità musicale, sempre curata dal produttore Colombini, è concepita in chiave monografica ed è spesso ispirata agli stereotipi delle favole, da Pinocchio a Peter Pan. Gli album La torre di Babele (1976), Burattino senza fili (1977), Uffà! Uffà! (1980), Sono solo canzonette (1980) mantengono comunque inalterato il messaggio originale dell'artista. In particolare c'è da dire che di questi 33 giri, gli ultimi due, escono entrambi nel 1980 a distanza di soli quindici giorni l'uno dall'altro, un avvenimento senza precedenti nella storia del cantautorato italiano, arrivando a vendere quasi un milione di copie e rimanendo entrambi ai primi posti delle classifiche per molte settimane; in quel periodo la popolarità di Edoardo Bennato viene misurata da un concerto allo Stadio di San Siro a Milano davanti a 70000 persone e successivamente in un tour europeo, con esibizioni all'Hallenstadium di Zurigo e al Prater di Vienna.
Nell'album La torre di Babele, uscito nel 1976, si riscontra sempre una forte critica sociale, come nella canzone Franz è il mio nome – storia di un procacciatore di passaggi clandestini verso l'ipotetica libertà di Berlino Ovest – ma è nella struggente ballata Venderò che si ritrova il carattere di Bennato, dove egli dichiara di essere disposto a vendersi qualunque cosa, dalle scarpe alla propria pazzia, anche se, come recita la canzone: “ogni cosa ha il suo prezzo, ma nessuno saprà, quanto costa la mia libertà”. Sempre in questo album è inciso un altro brano simbolo di quegli anni, Cantautore, una ballad fortemente autobiografica dove il musicista diventa il clown di turno, come un burattino manovrato da altri.
L'idea dell'artista manipolato dai cattivi di turno, viene ripresa nell'album concept, Burattino senza fili, pubblicato nel 1977, uno dei suoi dischi più popolari, che ripercorre la favola di Pinocchio, nel quale il cantautore stesso si immedesima; le canzoni più famose di questo LP sono Quando sarai grande e Il gatto e la volpe, una canzone molto divertente e piena di ironia, che riesce però a far riflettere, non per niente è ispirata alla storia del gatto e della volpe che con parole lusinghiere e altisonanti ingannano l'ingenuo burattino.
Nell'altro “album-favola” di Edoardo Bennato, Sono solo canzonette, uscito nel 1980, ritroviamo nelle metafore delle canzoni, la storia di Peter Pan. Questo 33 giri rappresenta quel bisogno di utopia che caratterizza gran parte della produzione del cantautore, e chiude in qualche modo il periodo creativo più felice della sua carriera. Da segnalare in questo disco, alcune delle più belle canzoni di Edoardo: Il rock di Capitan Uncino – che con la metafora della favola, prende in giro e ridicolizza chi usa la violenza e il terrore per dimostrare o imporre le proprie idee –, Sono solo canzonette – una canzone satirica nei confronti del potere e dei politici sempre pronti a sostenere con ipocrisia e per puro opportunismo, chi può dar loro un buon ritorno di immagine –, L'isola che non c'è – una delle più belle canzoni della nostra musica leggera, un brano poetico e confidenziale che aiuta a riflettere sulla stupidità della guerra, della violenza, dell'ipocrisia e ci invita a trovare o se vogliamo a costruire, da soli, la nostra isola che purtroppo non c'è –.
Negli anni 80 la carica polemica dell'artista si ammorbidisce, le melodie si fanno più accattivanti e compaiono le prime raccolte, spesso segno di stasi creative, nonostante l'attività di Bennato approdi anche in Inghilterra dove una sua antologia esce nel 1983.
Sempre nell'83 pubblica l'album E' arrivato un bastimento – ispirato alla favola del pifferaio magico, prodotto da Garland Geffreys e mixato al Power Station di New York – che contiene la famosa Ogni favola è un gioco.
Dopo aver pubblicato nel 1984 la raccolta E' goal! Edoardo Bennato live!, il cantautore incide nel 1985 l'album dal sound elettronico Kaiwanna e due anni più tardi nel 1987 il 33 giri Ok Italia, dove deride il potere politico e celebra l'inventiva napoletana, in questo album oltre all'omonima canzone riscuote un buon successo radiofonico anche il brano Tu vuoi l'America.
Sempre nell'87, esce Edoardo live, un doppio LP dal vivo e nel 1988 Il gioco continua, una breve compilation costituita da soli 5 brani tra vecchi e nuovi.
Nel 1989 Edoardo Bennato torna a catturare l'interesse del grande pubblico, con il disco di inediti intitolato Abbi dubbi, monopolizzando le programmazioni radiofoniche dell'estate '89 con l'hit-single Viva la mamma, un gradevole rock'n'roll anni Cinquanta; ma in questo album ci sono anche altri brani degni di nota, come la sarcastica Vendo Bagnoli dedicata con affetto alla sua città d'origine – e La luna – con la quale, a 20 anni dal primo passo dell'uomo sul nostro satellite naturale, Bennato celebra la Luna in maniera diversa, e cioè non come una conquista scientifica e tecnologica dell'uomo, ma come un simbolo romantico e poetico che ha sempre ispirato l'animo umano –.
Gli anni 90 si aprono per Edoardo Bennato con la raccolta, Edo rinnegato, anche se, proprio nel 1990, incide su musica di Giorgio Moroder, cantando in duetto con la rocker Gianna Nannini, il successo intitolato Un'estate italiana, inno dei Campionati Mondiali di Calcio di “Italia 90”. Da qui in poi l'artista uscirà dallo stile della rock-ballad per sperimentare altre strade.
Nel 1992 pubblica a poche settimane di distanza l'uno dall'altro gli album Il paese dei balocchi e, completamente in dialetto, E' asciuto pazzo 'o padrone, dove Bennato, accompagnato dalla band dei Blue Stuff, denuncia pesantemente la tangentopoli napoletana.
Dopo il video-album antologico Persone pulite, nel 1994 esce il CD Se son rose fioriranno, in collaborazione con il produttore artistico Guido Elmi, un lavoro molto più melodico dei precedenti nel quale l'artista si batte contro le mentalità secessionistiche che attraversano il nord del Paese.
Il 1995 è l'anno di Le ragazze fanno grandi sogni, pubblicato in un momento delicato della vita del cantautore, uscito illeso da un grave incidente stradale.
Dopo la parentesi di Quartetto d'archi (1996), dove l'artista ripropone in chiave più classica i suoi successi, esce nel 1998 l'album Sbandato, dopo una lunga fase di preproduzione tra Napoli e Dublino. L'album viene registrato tra il dicembre del 1997 e l'aprile del 1998, negli studi Megaride di via Santa Lucia, nel cuore di Napoli. Dodici brani più una traccia interattiva video, in cui figurano le varie fasi della preparazione dell'album, tra Napoli e l'Irlanda. Chitarre acustiche ed elettriche, una solida ritmica di basso e batteria senza campionature elettroniche, e gli archi dell'Orchestra Scarlatti di Napoli.
Dopo Sembra ieri, pubblicato il 29 settembre 2000, raccolta di successi con tre brani inediti – Si tratta dell'Amore, Sembra ieri che ottengono entrambi un buon riscontro radiofonico e Taraunta Tatà – esce il 1° giugno 2001 il doppio CD Afferrare una stella, l'ennesima compilation che però diventa uno dei successi dell'estate, anche per il fatto che alcuni dei brani in essa contenuti, sono la colonna sonora di un fortunato spot pubblicitario.
Nel novembre del 2001 pubblica il singolo Puramente casuale, tratto dalla colonna sonora di Il Principe e il pirata, il film del toscano Leonardo Pieraccioni uscito nel Natale 2001 e le cui musiche, composte da Bennato, vengono poi inserite in un album pubblicato nel medesimo periodo.
L'anno dopo il brano Lo stelliere, che vince lo Zecchino d'Oro 2002, lo vede tra gli autori.
Nel 2003 pubblica L'uomo occidentale anticipato dal singolo Stop America – una sua visione romantica ma disincantata di un'America un po' idealizzata, che ora non ritrova più, e che egli ama per la musica inventata dagli artisti che vi sono nati – fra i brani di questo album sono presenti due tributi, uno a Renato Carosone con 'O Sarracino ed uno a Elvis Presley con Love me; nel CD in questione è degna di nota anche la spensierata Ritorna l'estate, hit radiofonico dell'estate 2003.
Edoardo Bennato è senza dubbio un artista di valore indiscusso, artefice di un mix di ironia, favola, utopia e ideali, amante del rock'n'roll delle origini e caposcuola del cantautorato folk, che unisce la struttura popolare della ballata al testo di denuncia e alla canzone di protesta.

DONATELLA RETTORE
Cantante e autrice, Donatella Rettore nasce a Castelfranco Veneto (Treviso) l'8 luglio 1956, figlia dell'attrice di prosa Teresita Pisani e di un commerciante. Conseguito il diploma al liceo linguistico decide di trasferirsi a Roma per tentare la carriera di cantante, dopo alcune esperienze amatoriali: la più eclatante, a soli tre anni, al Caffè Florian di Piazza San Marco, a Venezia. Fisico procace unito a un carattere comunicativo e spiritoso, viene invitata nel 1973 da Lucio Dalla come supporter nel suo tour; nello stesso periodo conosce Claudio Rego, musicista nel gruppo sperimentale L'era dell'Acquario, con il quale inizia un lungo sodalizio artistico e sentimentale. Dopo un lungo tour con la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Donatella Rettore partecipa nel 1974, tra le nuove proposte al Festival di Sanremo, ma il brano scritto con Mario Pagano, intitolato Capelli sciolti passa inosservato, come pure il suo album d'esordio pubblicato nel 1975 che si chiamava ...Ogni giorno si cantano canzoni d'amore..., scritto ancora con Pagano, con testi intimisti e di denuncia sociale, comprese Ti ho preso con me, Anche se non lo sai e Stasera, ogni sera, firmate invece da Gino Paoli. Il 45 giri uscito nel 1976 dal titolo Lailolà, di Gimenez-Dardo-Rettore, cover di un brano spagnolo pubblicato con il nome di Donatella, vende trecentomila copie in Germania e rimane nelle classifiche europee per ben due anni, questa canzone è insomma il primo successo internazionale della cantante veneta. La Rettore torna a Sanremo nel 1977 con il brano Carmela (di Rego-Rettore), canzone politica ispirata alla rivoluzione spagnola, e nello stesso anno esce il suo nuovo album scritto a quattro mani con Claudio Rego, si intitola Donatella Rettore. In seguito trasforma la sua immagine, ispirandosi alle eroine sexy dei fumetti di fantascienza; ed ecco che nel 1979, bionda e magrissima, tra rock e ironia, interpreta Splendido splendente, canzone dal testo provocatorio, uno dei primi esempi di disco-music italiana e suo primo hit italiano. Questo 45 giri anticipa l'uscita, nello stesso anno, dell'album Brivido divino, long-playing che vince il premio rivelazione a Vota la Voce. Gli anni 80 la vedono affermata a livello europeo con otto album scanditi da numerosi successi. In Magnifico delirio, pubblicato nel 1980, canta la famosissima Kobra (di Rettore-Rego) e Benvenuto la quale viene censurata dai dirigenti RAI, perché troppo audace per la trasmissione della domenica pomeriggio a cui è destinata. Il genere è quello dell'oscenità “quasi innocente”, per usare le parole del critico Gianni Borgna, ma l'effetto è dirompente poiché il testo viene inserito in un contesto pop, inusuale per una cantante italiana. Nel 1981 esce l'album Estasi clamorosa che contiene la canzone Remember, scritta per lei da Elton John e Bernie Taupin, che vince il Festivalbar, mentre con l'altro singolo estratto intitolato Donatella è tra le prime a proporre in Italia il genere ska. L'album Kamikaze rock'n'roll suicide pubblicato nel 1982, che contiene l'hit-single Lamette, con l'immagine militaresca e i testi provocatori che sorprendono ancora il mercato, vende tre milioni di copie. Sempre nel 1982 esce Super-rock, la prima raccolta di Rettore, che contiene gli inediti M'è scoppiata la testa e la romantica This time (di R. Kerr-G. Osborne), tratto dalla colonna sonora della sua prova da attrice in Cicciabomba di Umberto Lenzi, con la svedese Anita Ekberg e l'attrice teatrale Paola Borboni. Io ho te, primo singolo dell'LP Far west, diventa il tormentone dell'estate del 1983; per la serata finale dell'estivo Festivalbar, Rettore sfoggia l'abito indossato da Claudia Cardinale nel film il Gattopardo. Questo suo ultimo album contiene un'altra canzone scritta per lei da Elton John, Sweetheart on Parade. Nel 1985 asce l'album Danceteria, nel quale canta storie di vita e d'amore, scalando le classifiche con i singoli Femme fatale e Stringimi più forte. Nel 1986 torna a Sanremo con la struggente Amore stella, un brano pop raffinato firmato da Maurizio Fabrizio e Guido Morra. L'anno seguente, con i capelli tinti di rosso, duetta a Saint Vincent con Giuni Russo nel brano Adrenalina. Con l'album Rettoressa pubblicato nel 1988, la cantautrice tenta un percorso più intimo e personale. Nello stesso anno indossa nuovamente i panni dell'attrice nel film di Klaus Kinski, Paganini, dove recita al fianco dello stesso Kinski, di Bernard Blier e del mimo francese Marcel Marceau. Gli anni 90 sono invece meno prolifici. Il CD Incantesimi notturni uscito nel 1994, contiene l'hit Di notte specialmente, che si classifica al decimo posto al Festival di Sanremo; la raccolta Concert (1996) viene presentata in anteprima al Salone della Musica di Torino, con gli inediti Lasciamo vivere gli abeti, coloriamo le suore e Fax, scritto con Elio & le Storie Tese. Artista poliedrica, nel 1991 si cimenta in teatro nel ruolo di una cantante misteriosamente assassinata in Omicidio a mezzanotte, in scena al Teatro Jacopone di Todi; nel 1993 conduce in radio un programma quotidiano trasmesso dal network CNR; scrive i brani Tamurè e Mocambo Strambo su musiche di Claudio Rego, cantati dalla soubrette Pamela Prati in sigle televisive; firma la colonna sonora del film Cattive ragazze di Marina Ripa Di Meana. Dopo un lungo tour tra Italia e Messico (1997), incide La mia radio con il gruppo ska piemontese degli Statuto, cover di On my radio dei Selecters, e un remix di Splendido splendente (1999). Ultimamente, nel 2002, alcuni artisti emergenti della nuovissima onda italiana, tra cui il romano Stefano Pais, XTO, Supersamantha, Andy dei Bluvertigo e il giovane cantautore Alessandro Orlando Graziano, uno degli ideatori del progetto, reinterpretano i brani di Donatella Rettore nell'album tributo Tutti pazzi per Rettore/ClonAzioni, prodotto dal portale di musica on line Vitaminic.
A metà tra pop vagamente kitsch
e sperimentazioni più coraggiose, ma anche autrice dei suoi testi e cantante di talento, Donatella Rettore è sicuramente un'icona della canzone italiana, un'artista di grande bravura.

BANCO DEL MUTUO SOCCORSO
Nella primavera del 1972 usciva l'album "B.M.S.", meglio conosciuto come "Il Salvadanaio": era il folgorante inizio di una avventura musicale che conta trent´anni di vita. Trent´anni di musica che sono stati festeggiati in maniera adeguata, con l'esibizione sul palco del Primo Maggio a piazza San Giovanni a Roma di fronte a 600 mila spettatori (2002) e con il concerto all'Ippodromo delle Capannelle (luglio 2003) sempre nella capitale (22 mila biglietti al botteghino). Ultima stazione del percorso del Trentennale - percorso messo a fuoco dalla band insieme a Pietro D'Ottavio - è la pubblicazione dell'album live registrato proprio alle Capannelle, CD che prende il titolo "No Palco", prodotto da Paolo Sentinelli e distribuito dalla Sony Music. Il gruppo, fondato da Vittorio Nocenzi, muove i suoi primi passi a Marino (Roma), città natale di Vittorio e di suo fratello Gianni, dove il gruppo ha la sua sala prove (la mitica "Stalla") e dove nascono i primi sei album discografici che consacrano il Banco fra le band europee di rock progressive più importanti degli anni ´70. Negli anni ´80 il Banco è ancora protagonista, passando dalla forma musicale della “suite” e dei “concept” alla canzone classica, con brani di grande successo - “Moby Dick”, “Paolo Pa”, “Black Out”, etc - che riescono a coniugare vasta popolarità e qualità artistica. Negli anni ´90 il BMS intraprende una serie di tour internazionali che lo portano in Giappone, Stati Uniti, Brasile, Messico… Negli anni 2000 si intensificano i progetti solisti dei fondatori: Vittorio Nocenzi pubblica l'album "Movimenti" con le poesie inedite della pluricanditata al Nobel per la poesia Alda Merini, Francesco Di Giacomo riscuote grande successo di critica e pubblico con il progetto legato al Fado portoghese, Rodolfo Maltese continua a esplorare i territori della musica etno-jazz con la fortunata avventura degli Indaco.
Il progetto musicale confluito sotto la denominazione di BANCO DEL MUTUO SOCCORSO resta uno dei più significativi esempi di contaminazione globale. Con il Banco la musica rock sale di livello abbandonando certi suoi luoghi comuni e ne ridisegna un percorso significativamente diverso per forma e contenuto. E´ voce unanime della carta stampata e della critica internazionale che i musicisti romani traccino un percorso talmente proprio da far coniare il termine "musica alla Banco", che la dice lunga su come la storicizzazione di questa band non sia limitata al mito metropolitano, ma risulti segnata soprattutto da una proposta in continua evoluzione, contribuendo a consacrare il rock progressivo italiano in tutto il mondo. Non a caso le opere rock Darwin (1973) e Io sono nato libero (1973) sono ancora oggi al primo e terzo posto della speciale classifica del sito statunitense Gnosis, riservata ai migliori album progressive di tutti i tempi. Altri segnali in questo senso, sono il grande esito dei live del Banco all´estero: in Giappone (Tokyo Maggio `97, Osaka e Tokyo Febbraio ´98), in Messico (Città del Mexico Maggio ´99, Ottobre 2000), negli U.S.A. (Los Angeles Settembre 2000), Brasile (Rio de Janeiro Novembre 2000), U.S.A. (Pensylvania) e Panama (Giugno 2001), solo per citare alcuni episodi degli ultimi anni. Altrettanto successo hanno riscosso i recenti concerti italiani, inseriti in un percorso ricco di eventi e di collaborazioni (Eugenio Finardi, Micrologus). I concerti del Banco al Teatro Regio di Parma (Marzo 2002) e per la prima volta sul palco del Primo Maggio (2002) hanno dato il via alla stagione del Trentennale.
LA MUSICA
Il Banco ha sempre creduto che la qualità non è proprietà esclusiva di nessun genere musicale, che anzi passa come un filo sottile dovunque c´è ispirazione e autentica creatività. Dalla musica classica il Banco prende l´ampiezza compositiva e la dinamica espressiva; dal rock l´energia, il suono acido, la ritmicità; dal jazz la ricchezza armonica e l´improvvisazione; dalla musica etnica la poesia dell´istinto; dall´elettronica le opportunità timbriche della tecnologia.
I TESTI
I testi della musica del Banco, sono da sempre un aspetto particolarmente importante del loro mondo espressivo, e fin dall´inizio seguono una strada personalissima, fatta di immagini e dimensioni narrative che, come la musica, vanno dagli echi privati al sociale, in un continuo gioco di allusioni suggestive ed evocative.
IL CONCERTO
Il concerto del Banco del Mutuo Soccorso è sempre un evento culturale prezioso che riunisce ogni volta almeno due generazioni, riuscendo a restituire intatte le grandi emozioni che solo la vera musica può dare: insieme a quanti hanno vissuto direttamente gli inizi del gruppo, oggi, infatti, sono sempre più numerosi i giovanissimi che scoprono con entusiasmo una storia musicale diversa e affascinante.
I MUSICISTI
Vittorio Nocenzi: Pianoforte, tastiere, voce, musiche
Francesco Di Giacomo: Voce solista, testi
Rodolfo Maltese: Chitarre, flicorno, voce
Tiziano Ricci: Basso, voce
Maurizio Masi: Batteria
Filippo Marcheggiani: Chitarre, voce
Alessandro Papotto: Clarinetto, Saxofono, Flauto
DISCOGRAFIA `72 "B.M.S." ( Salvadanaio )-RICORDI/ `73 "Darwin!"-RICORDI/ `73 "Io sono nato libero"-RICORDI/ `75 "Banco" (inglese)-MANTICORE/ `76 "Garofano rosso"-MANTICORE/ `76 "Come in un'ultima cena"-MANTICORE/ `77 "Di terra"-RICORDI/ `79 "Canto di primavera"-RICORDI/ `79 "Capolinea "-RICORDI/ `80 "Urgentissimo"-CBS/ `82 "Buone notizie"-CBS/ `83 "Banco"-CBS/ `85 "Grande Joe"-CBS/ `85 "E via"-CBS/ `89 "Non mettere le dita nel naso" (F. Di Giacomo)-RICORDI/ ยด89 "Donna Plautilla" (registrazione 1969)-BMG/ `91 "Da qui messere si domina la valle" (Doppio CD)-VIRGIN/ `94 "Il 13"-EMI/ `97 "Nudo" (Doppio CD)-EMI/ `02 "Movimenti" (V.Nocenzi- A. Merini)-Ribes/ `03 "No Palco" (Live)-Sony

ANTONELLO VENDITTI
Artista polemico e interprete appassionato, Antonello Venditti nasce l'8 marzo 1949 da una famiglia della buona borghesia romana. La sua carriera artistica comincia fin dal liceo, quando studia pianoforte e scrive le prime canzoni. Durante l'università si esibisce al Folkstudio, ritrovo romano e laboratorio di musica d'autore, dove conosce nel 1969 Francesco De Gregori, con il quale compie un tour in Ungheria, ospiti della Federazione Giovanile Comunista di quel paese. Sempre con De Gregori debutta nel 1972 con l'album Theorius Campus per la casa discografica IT di Vincenzo Micocci (controllata RCA), nel quale i due cantautori si dividono equamente i dodici brani dell'album; tra le canzoni che firma e canta Venditti spicca Roma capoccia, divenuto un classico. Con gli album L'orso bruno (1972) e Le cose della vita (1973) pubblica alcune delle più belle canzoni della cosiddetta “scuola romana” come l'autobiografica Mio padre ha un buco in gola e Le tue mani su di me. Nel 1974 viene condannato per vilipendio alla religione per il brano polemico A Cristo, eseguito al Teatro dei Satiri durante uno spettacolo promozionale con De Gregori e Riccardo Cocciante. Sempre nel 1974 pubblica Quando verrà Natale, un album impegnato che comprende tra le altre Piazzale degli eroi e l'affresco di Campo de' Fiori che celebra la sua città, così come lo fa Roma capoccia, uscita nel suo primo 45 giri nel 1972 e che l'artista inserirà poi in altri cinque suoi album. Nel 1975 la pubblicazione dell'album Lilly scatena violente polemiche per il contenuto della canzone omonima, nella quale si parla in modo crudo degli effetti dell'eroina; tutto il disco, che comprende anche l'invettiva contro critici (musicali e non) intitolata Penna a sfera e la lunga suite-ballad Lo stambecco ferito, è in bilico tra protesta e poesia e decreta il successo di Antonello Venditti, che nel gennaio del 1976 conquista la hit-parade, vende oltre un milione di copie e partecipa ai grandi raduni musicali dell'epoca. Nel 1977 esce Ullalla, che contiene alcune canzoni “maledette” come Maria Maddalena e Strada, ritratti di giovani prostitute, ma anche Canzone per Seveso, dedicata alla tragedia della cittadina dell'hinterland milanese, inquinata dalle sostanze cancerogene fuoriuscite da una fabbrica chimica. Dopo la pubblicazione di questo album, l'artista subisce la stessa sorte dell'amico De Gregori e viene violentemente contestato da alcune frange dell'estrema sinistra che lo accusano di arricchirsi in nome dell'impegno politico.
Dopo una fase di crisi personale cambia casa discografica, passa dalla RCA alla Philips, compone con Lucio Dalla la colonna sonora di Signore e signori, buonanotte e pubblica due album destinati a diventare popolarissimi: Sotto il segno dei pesci (1978) – che oltre alla canzone omonima contiene Bomba o non bomba, Sara e Giulia – e Buona domenica (1979) – che oltre alla canzone omonima contiene Stai con me e Modena – . Antonello Venditti con questo LP abbandona le tematiche iniziali per un genere di più facile ascolto, allargando così anche la tipologia del pubblico che ora accorre sempre più numeroso ai suoi concerti; egli stesso, nella canzone Modena, sorretta dal sax di Gato Barbieri, accenna alle contraddizioni che ormai percorrono la sua produzione discografica.
Inizia ora per Venditti un periodo meno creativo, infatti tornerà a pubblicare un album solo nel 1983, si tratta di una raccolta intitolata Sotto la pioggia che contiene l'omonima canzone inedita. Sempre nell'83 incide l'album live Circo Massimo, registrazione di un grande concerto dedicato alla sua città, Roma, e dove presenta anche il brano Grazie Roma dedicato alla squadra di calcio giallo-rossa in occasione della vittoria dello scudetto, anche se Venditti sostiene di averla composta un anno prima.
Nel 1984 Antonello torna in cima alle classifiche, con un album di inediti intitolato Cuore, che vince la Vela d'Oro quale disco più venduto dell'anno con brani divenuti classici della musica leggera italiana: Notte prima degli esami, Ci vorrebbe un amico, Piero e Cinzia, Stella.
Nel 1985 esce Centocittà, un doppio live dove Venditti interpreta tutte le canzoni con l'accompagnamento del solo pianoforte, poi nel 1986 compone la colonna sonora del film Troppo forte per l'amico Carlo Verdone, e pubblica l'album Venditti e segreti, che con Peppino, Questa insostenibile leggerezza dell'essere, Giulio Cesare, Segreti, Settembre, C'è un cuore che batte nel cuore, conferma la sua popolarità.
Nel 1988 esce In questo mondo di ladri, album che vende oltre un milione di copie, il cui titolo provocatorio non corrisponde a una particolare durezza dei testi, che si mantengono sui toni di una denuncia generica e puntano più che altro ai sentimenti, infatti oltre all'omonimo brano riscuotono molto successo la malinconica e trascinante Ricordati di me – divenuta ormai un classico della canzone melodica italiana – Il compleanno di Cristina, 21 modi per dirti ti amo.
Nel corso degli anni 90, gli album del cantautore romano mantengono alti livelli di vendita, da Benvenuti in Paradiso (1991) al doppio live Da San Siro a Samarcanda (1992) – che contiene il meglio dell'omonimo tour di grande successo, più l'inedito L'amore insegna agli uomini anch'esso cantato dal vivo – a Prendilo tu questo frutto amaro (1995), fino a Antonello nel paese delle meraviglie (1997), nel quale Venditti rilegge in chiave sinfonica undici dei suoi successi, ai quali aggiunge l'inedito Ho fatto un sogno, composto con Ennio Morricone.
Chiudono il decennio Goodbye Novecento (1999) e la raccolta di canzoni sentimentali Se l'amore è amore.
Nel 2001 pubblica un'altra raccolta, Circo Massimo 2001, che propone il meglio della festa organizzata per il terzo scudetto della Roma, la sua squadra del cuore.
Nel 2003 esce Che fantastica storia è la vita, un album di inediti che sembra voglia riavvicinarsi alla sua vena artistica più impegnata socialmente e politicamente, quella degli anni 70, e in cui è contenuta una canzone cantata e realizzata a quattro mani con l'amico Francesco De Gregori, intitolata Io e mio fratello.
Antonello Venditti, discontinuo e spesso contraddittorio nella scelta del repertorio – per alcuni cantautore politico che ha tradito il suo impegno iniziale, per altri cantante sentimentale di larga comunicazione, per noi forse rappresenta entrambe le categorie – è certamente un vocalist d'eccezione, capace di melodie popolari e di ballate raffinate. Un autore di musiche e testi, dunque un cantautore puro, che dalla metà degli anni 80 in poi ha proposto canzoni più di stampo “easy listening” che impegnate, anche se parlare d'amore senza essere banali e riuscendo a toccare le corde più profonde dell'animo umano può essere a volte ugualmente rivoluzionario.

ALBERTO FORTIS
Pianista e cantautore, Alberto Fortis nasce a Domodossola il 3 giugno 1955. Inizialmente si dedica alle percussioni e a diciotto anni inizia a studiare pianoforte. Dopo il liceo classico si iscrive alla facoltà di medicina di Genova. Trasferitosi a Milano, incontra l'autore Alberto Salerno e il produttore Claudio Fabi. Dopo una lunga gavetta come autore con l'etichetta RCA, che lo tiene a lungo bloccato, firma con la Polygram e debutta, nel 1979, con l'album Alberto Fortis, (con la collaborazione della PFM di Franco Mussida e Franz Di Cioccio), un LP questo, che contiene diverse canzoni di successo. Una di queste è Milano e Vincenzo, che esprime il conflitto con la metropoli, fonte di lavoro e speranza ma anche di solitudine e disagi, che ha il suo culmine nei versi che esprimono l'odio verso Vincenzo. E anche se l'artista non lo ammette pubblicamente, questa canzone sembrerebbe riferirsi al produttore Vincenzo Micocci, dell'etichetta IT, uno dei principali collaboratori di Ennio Melis, dirigente della RCA la quale come detto in precedenza, tenne a lungo bloccato Fortis utilizzandolo soltanto come autore, senza lasciarlo esprimere come interprete delle sue canzoni. Non a caso, l'astio verso l'ambiente discografico romano, ispira probabilmente a Fortis anche l'invettiva della sua altra famosa canzone intitolata A voi romani. Ma nell'album d'esordio di Alberto Fortis ci sono anche esempi di pura poesia, come Il duomo di notte, riflessione sulla differenza tra sogno e realtà, e La sedia di lillà, drammatica testimonianza di un uomo bloccato da una paralisi, metafora di chi consuma la sua vita senza trovare risposte. La voce di Fortis ha sul pentagramma un'ampia tessitura, capace di acuti improvvisi e di timbriche confidenziali e avvolgenti, aiutata da composizioni melodiche raffinate che distaccano l'artista dalla maggioranza dei cantautori di scuola milanese del medesimo periodo, più abituati all'accoppiata voce-chitarra. Dopo Tra demonio e santità uscito nel 1980, registrato all'One Step Studio di Los Angeles, nel 1981 arriva l'LP La grande grotta, nel quale Fortis suona pianoforte e tastiere. In questo disco sono contenute altre due grandi hit del suo repertorio: La nena del Salvador e Settembre. La musica e il mondo angloamericano continuano ad affascinare l'artista che registra a Londra nel 1982 l'album Fragole infinite, dove sono contenuti undici brani che spaziano dal beat al rhythm and blues, fino al pop-rock. George Martin, storico produttore dei Beatles, durante le registrazioni nello studio di Abbey Road, supervisiona le incisioni della sezione archi. L'anno successivo Fortis compie un lungo tour italiano che rafforza la sua popolarità.
I testi delle sue canzoni parlano di amicizia, di amore e di ricordo, mediati da immagini poetiche legate spesso alla natura e rafforzate dalla necessità di valori superiori; una sorta di misticismo pagano che svilupperà in seguito nei suoi frequenti viaggi. El Nino, LP uscito nel 1984, rievoca tra passato e futuro, civiltà antiche e popoli moderni, con riferimento alla cultura Maya e al Messico, che è una delle sue mete preferite. Questo album però, suonato quasi interamente da Fortis e il produttore e chitarrista Claudio Dentes, è più sperimentale dei precedenti e proprio per questo motivo trova scarsi consensi tra il pubblico. Nel 1986, dopo una pausa di riflessione, incide in California con l'arrangiatore Bill Conti, (autore delle colonne sonore della saga cinematografica Rocky con Sylvester Stallone), l'album West of Broadway, nel quale si fanno più evidenti i riferimenti al mondo della natura e dell'animalità. Successivamente, nel 1987, passa all'etichetta CBS e produce con Carlos Alomar, (coautore di brani di John Lennon e da vent'anni stretto collaboratore di David Bowie), l'album Assolutamente tuo, registrato a New York con la band di Bowie. Sempre per la CBS nel 1990 esce Carta del cielo, dove i testi descrivono un mondo di conflitti irrisolti. Con Bob Dylan, apre il concerto genovese dell'ottobre 1992, in occasione delle Colombiadi per i cinquecento anni della scoperta dell'America, nello stesso anno esce la raccolta live L'uovo, mentre nel 1994 registra l'album intitolato Dentro il giardino, inciso con una band californiana di giovani musicisti, gli Word, i quali lo accompagnano nel Campus Tour, una serie di concerti nelle maggiori università italiane, una consuetudine promozionale questa, assai diffusa negli Stati Uniti ma in Italia pressoché sconosciuta, ed è proprio per questo che la sua originalità suscita un certo interesse. Nei restanti anni 90, Fortis interrompe la sua produzione discografica ma non per questo smette, pur dividendosi tra Milano e Los Angeles, di cantare e tenere concerti. Nel 2001 esce Angeldom, un CD di inediti in parte ispirato alla storia dei popoli nativi d'America, in Italia viene pubblicato con una distribuzione indipendente, e nonostante l'indubbio valore artistico, non riesce a trovare i canali promozionali per arrivare al grande pubblico. Dall'inizio della sua carriera Alberto Fortis ha registrato più dischi all'estero che in Italia, aggiudicandosi tre dischi d'oro e cantando spesso di fronte a migliaia di persone. Nonostante le difficoltà che oggi incontra a lavorare nel nostro paese, rimane senza dubbio un talento riconosciuto del nostro cantautorato grazie alla sua sensibilità poetica, all'elevata tecnica pianistica e alle composizioni mai banali. Per finire ricordiamo che nel 2003 è uscito Universo Fortis, un album che raccoglie i suoi più grandi successi e quattro canzoni inedite: La splendida metà, Saprai, Sexy Love, Lettera a un sogno.

ALBERTO CAMERINI
Cantautore e performer, Alberto Camerini nasce a San Paolo del Brasile nel 1951 e cresce a Milano, dove a metà degli anni Settanta si esibisce come chitarrista rock. Chiamato spesso dai colleghi in sala d'incisione, suona con Claudio Rocchi, Eugenio Finardi, Donatella Bardi e Patty Pravo, proponendosi come solista nei circuiti alternativi, fino a quando nel 1976 pubblica con l'etichetta Cramps di Gianni Sassi il suo primo album intitolato Cenerentola e il pane quotidiano, un rock melodico dove nello schema della ballad racconta favole metropolitane a sfondo romantico. Seguono nel 1977 gli LP Gelato metropolitano e Comici cosmetici, all'interno del quale spicca la canzone Macondo, ispirata alla Milano alternativa anni Settanta e all'omonimo locale diretto dall'intellettuale di sinistra Mauro Rostagno, in quel periodo attratto dal misticismo orientale. All'inizio degli anni Ottanta, Alberto Camerini firma con l'etichetta CBS e, sotto la direzione artistica di Roberto Colombo crea poco a poco il suo personaggio vincente: un “arlecchino robotico” che fonde le movenze della maschera della Commedia dell'Arte con sonorità rock elettroniche. Dopo l'album Alberto Camerini, uscito nel 1980, che contiene uno dei primi ska italiani, Ska-tenati, e l'hit radiofonico Sintonizzati con me, pubblica nel 1981 l'album Rudy e Rita che con l'orecchiabilissima Rock'n'roll Robot scala le classifiche di vendita, ottenendo il disco d'oro e il terzo posto al Festivalbar. La voce di Camerini è sempre riconoscibile, grazie al timbro acuto e al caratteristico ribattuto sulle vocali, mentre i testi si fanno più stralunati e stravaganti colpendo soprattutto le fasce più giovani del pubblico, cosi' in questo periodo la sua popolarità è in grande ascesa. Nel 1982 esce l'album Rockmantico, che replica il successo del precedente LP con il brano pop elettronico Tanz Bambolina. Nel 1983 con il 45 giri Computer capriccio entra per la terza volta nei primi dieci posti delle classifiche italiane e l'anno successivo si presenta al Festival di Sanremo con La bottega del caffè (1984); la sua esibizione sul palco del Teatro Ariston, non convince la stampa e tanto meno il pubblico, anche se per la prima volta dopo tanti anni, nell'arrangiamento di una sua canzone, appaiono tracce del Brasile, la sua terra d'origine. L'album successivo che esce nel 1986, Angeli in blue jeans, (all'interno del quale si respira un'atmosfera diversa, decisamente meno energica e più melodica), segna la fine del rapporto con la CBS e purtroppo anche il suo distacco dal grande pubblico. Da qui in poi l'artista si isola dal mercato discografico, studia danza, fa alcune comparsate al Teatro alla Scala di Milano e frequenta corsi universitari; dal 1987 al 1994 continua a scrivere e a comporre canzoni, sia pure attraversando un periodo di crisi personale che gli impedisce una maggiore continuità di lavoro. A metà degli anni Novanta riprende gradualmente l'attività, partendo dalle feste di piazza del Sud Italia, mentre la Sony (ex CBS) inizia a ristampare su CD il suo repertorio inciso negli anni Settanta su etichetta Cramps. Nel 1995 pubblica l'album Dove l'arcobaleno arriva per la “Hi-Lite record”, un disco che mostra un distacco totale dalla produzione precedente, infatti, presenta una delicata musica brasiliana per chitarra al ritmo di batucada. In seguito sembra voler ricercare nuovi suoni, mescolando chitarre acustiche e armonie tropicali con musicalità jazz. Dopo un album di remake di brani editi e la raccolta Arlecchino elettronico, dal 1995 al 2001 intraprende una lunga serie di serate soprattutto nei centri sociali, accompagnato da una band di giovani jazzisti convertiti al punkrock. Oltre alle cover di Rock'n'roll Robot in versione punk, i suoi concerti alternano anche reggae e rock acustico. Alberto Camerini, mal sopportato dall'ambiente discografico, forse perché incontrollabile fino alla genialità, poco compreso dalla critica più raffinata, è un artista che possiede un'abilità chitarristica fuori dal comune e un gusto per la sperimentazione che spesso lo fa precursore di stili musicali, come nel caso dei suoi brani ska e elettropunk, oggi molto più digeriti dal grande pubblico. Con il tempo i testi di Camerini hanno perso in parte la loro carica straniante, ma basterebbe ascoltare le filastrocche di Pane quotidiano o Gelato metropolitano per capire quanto le sue canzoni, come quelle del suo alter ego ribellistico Eugenio Finardi, rappresentino l'ironia, il gioco e l'inventiva di quel periodo storico, a cavallo tra l'anarchia artistica degli anni Settanta e la restaurazione elettropop degli anni Ottanta, nella quale Camerini, pur giocandosi fino in fondo, ha forse lasciato troppo da parte le sue radici, le stesse che sta faticosamente recuperando negli ultimi anni.

ALAN SORRENTI
Di origine italo-inglese, nato a Napoli il 9 dicembre 1950, Alan Sorrenti si trasferisce nel 1972 a Roma per entrare nell'ambiente musicale capitolino. I suoi brani, un rock d'autore orientato verso la musica psichedelica e progressiva, ispirata ai lavori del cantante-compositore Peter Hammill e del cantautore folk-rock californiano Tim Buckley, pur senza incontrare i favori della discografia colpiscono i conduttori del programma radiofonico “Per voi giovani”, che mandano in onda i suoi demo. Invitato al Festival d'Avanguardia e Nuove Tendenze di Roma viene notato dalla casa discografica EMI, la quale gli offre un contratto. Accompagnato tra gli altri da Tony Esposito alla batteria e percussioni, Jean-Luc Ponty al violino, Vittorio Nazzaro al basso e alla chitarra classica, e Albert Prince alle tastiere, registra tra Roma, Nizza e Parigi l'album d'esordio, Aria (1972), un disco che esce con l'etichetta “EMI Harvest” e riscuote un notevole successo; sono solo quattro brani, ma più che la title-track colpisce Vorrei incontrarti, pubblicato anche su 45 giri, forse perché il testo contiene riferimenti più vicini alla realtà delle giovani generazioni, combattute tra viaggi esoterici e lotte sociali. I testi e il rock acustico e progressivo di Sorrenti non sono niente di eccezionale, ma la sua voce è una totale novità, almeno per il mercato italiano. Il suo modello di riferimento, Tim Buckley, ha molte più capacità vocali e così Sorrenti sperimenta con la sua voce nuove e originali strade espressive; però questa sua sperimentazione nel canto, non sempre viene accettata dal pubblico dei concerti, con il quale sviluppa ben presto un rapporto conflittuale. Nel 1973 a Londra registra l'album Come un vecchio incensiere all'alba di un villaggio deserto, nel quale si avvale di ospiti d'eccezione come Francis Monkman, tastierista dei Curved Air, gruppo inglese che fonda musica classica e rock, e David Jackson, sassofonista dei Van Der Graaf Generator, la band di Peter Hammill. Quest'ultimo LP non gli porta però molta popolarità, ma quando nel 1974 esce il suo terzo album, Alan Sorrenti, l'insolita cover in esso contenuta dal titolo Dicitencello vuje, un classico napoletano del 1939 di Enzo Fusco e Rodolfo Falvo, scala le classifiche anche se purtroppo viene duramente contestata nei suoi concerti: basti pensare che nel 1975 il lancio di bottiglie e lattine durante il Festival di Licola lo costringe a interrompere l'esibizione. Sorrenti parte per un viaggio di riflessione, che lo porta a stabilirsi negli Stati Uniti. Nel 1976 registra a San Francisco un album di fusion intitolato Sienteme, it's time to land, contenente sei brani su otto in inglese; subito dopo realizza un altro LP, Figli delle stelle, dal quale l'omonima canzone estratta che da il titolo all'album ottiene un enorme successo, per Alan arriva un successo da pop star. Figli delle stelle, arrangiato secondo i canoni della più pura disco-music, segna l'inizio di una nuova fase artistica ma anche il definitivo distacco dal pubblico degli inizi; il brano Tu sei l'unica donna per me, inserito nell'album L.A. & N.Y. pubblicato nel 1979, vince il Festivalbar; escono poi gli album Di notte (1981) in cui è contenuta la hit Non so che darei, Angeli della strada (1983) e Bonno Soku Bodai (1987), ispirato al buddhismo, religione alla quale il cantautore si è convertito. Nel 1988 si propone al Festival di Sanremo classificandosi al sesto posto con il brano Come per miracolo e quattro anni più tardi pubblica Radici, una raccolta con alcuni inediti. Escono poi nel 1997 un remix di Figli delle stelle e l'antologia Miami che contiene gli inediti Kyoco mon amour, brano in stile funky-disco-music abbastanza apprezzato dalle radio, e la romantica Una come te.

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