Edoardo Bennato nasce a Napoli il 23 luglio 1946 e cresce nel quartiere di Bagnoli, all’ombra delle acciaierie dell'Italsider. È qui, tra il mare e le fabbriche, che matura la sua estetica rock. Insieme ai fratelli Eugenio e Giorgio forma il trio dei "Bennato Brothers", spinto dalla madre che lo incoraggia a studiare la fisarmonica. Dopo il liceo artistico e il trasferimento a Milano per studiare architettura, Bennato sceglie definitivamente la musica, diventando il primo vero "one-man band" italiano, capace di suonare contemporaneamente chitarra, armonica e tamburo a pedale.
Gli esordi e la ribellione degli anni ’70
Il debutto ufficiale avviene con Non farti cadere le braccia (1973), prodotto da Alessandro Colombini. Il disco contiene capolavori come Rinnegato e la celebre Un giorno credi (scritta con Patrizio Trampetti), che lo consacrano come voce fuori dal coro. Nel 1974 pubblica I buoni e i cattivi, un attacco graffiante al potere costituito con brani come In fila per tre e la poetica Venderò.
La sua ascesa continua con Io che non sono l’imperatore (1975) e La torre di Babele (1976), album in cui la satira sociale si fa ancora più pungente, come dimostrano pezzi del calibro di Meno male che adesso non c’è Nerone e Cantautore.
Il trionfo dei concept album: Pinocchio e Peter Pan
Il 1977 è l’anno della svolta definitiva: con Burattino senza fili, Bennato rilegge la favola di Pinocchio in chiave critica. L'album è un successo clamoroso grazie a Il gatto e la volpe, La fata e Mangiafuoco.
Il 1980 entra nella storia della musica italiana: a soli quindici giorni di distanza, Edoardo pubblica due album, Uffà! Uffà! e Sono solo canzonette. Quest'ultimo, ispirato alle avventure di Peter Pan, contiene hit immortali come Il rock di Capitan Uncino e L’isola che non c’è. Nello stesso anno, il 19 luglio, Bennato diventa il primo artista italiano a riempire lo stadio di San Siro con oltre 70.000 spettatori.
Dagli anni ’80 al tormentone "Viva la mamma"
Nel 1983 esce È arrivato un bastimento, ispirato al Pifferaio Magico (con È arrivato un bastimento e Ogni favola è un gioco). Dopo una fase di sperimentazione elettronica con Kaiwanna (1985) e Ok Italia (1987), Bennato domina nuovamente le classifiche nel 1989 con Abbi dubbi. Il brano Viva la mamma diventa un successo transgenerazionale, mentre Vendo Bagnoli riporta l'attenzione sulle sue radici.
Anni ’90: Notti Magiche e l'impegno sociale
Il decennio si apre con il trionfo mondiale di Un’estate italiana (Notti Magiche), cantata insieme a Gianna Nannini per i Mondiali di Italia ’90. Seguono lavori intensi come Il paese dei balocchi (1992), che denuncia il clima di Tangentopoli, e Le ragazze fanno grandi sogni (1995). La sua capacità di unire il dialetto napoletano al rock blues emerge prepotentemente nel progetto Joe Sarnataro.
Dal 2000 a oggi: la coerenza di un artista libero
Negli anni 2000 Bennato alterna colonne sonore (come per il film Il principe e il pirata di Leonardo Pieraccioni) a dischi d'inediti come L’uomo occidentale (2003) e Le vie del rock sono infinite (2010). Nel 2015 riceve il Premio Tenco per l'album Pronti a salpare, la cui title-track è dedicata al dramma delle migrazioni.
Con il recente album Non c’è (2020) e i tour che continuano a registrare il tutto esaurito, Edoardo dimostra una vitalità artistica rara. Tra il 2023 e il 2025 ha celebrato i suoi storici successi con versioni orchestrali e collaborazioni moderne, confermandosi come l'unico vero erede della tradizione dei cantastorie, filtrata attraverso il linguaggio universale del rock.