Ci sono artisti che non arrivano al successo in un lampo, ma lo costruiscono come si costruisce una casa: mattone dopo mattone, errore dopo errore, sogno dopo sogno. Zucchero Fornaciari è uno di questi. Un ragazzo emiliano con la voce ruvida e l'anima inquieta, cresciuto tra campi, chitarre e un'America immaginata attraverso i dischi.
Negli anni '80 lo vediamo sul palco di Sanremo, quasi timido, quasi fuori posto. Le sue prime canzoni hanno già qualcosa di diverso, ma il pubblico non è ancora pronto. Lui sì, però. E continua a cercare, a scrivere, a sbagliare, a riprovare. Perché dentro di lui c'è una musica che non assomiglia a quella che passa in radio: è più sporca, più vera, più blues.
Gli esordi e la prima discografia
Il suo debutto discografico arriva nel 1983 con Un po' di Zucchero, seguito da Zucchero & The Randy Jackson Band (1985). Sono album di transizione, di ricerca, di tentativi. Ma qualcosa si muove.
Il punto di svolta arriva quando prende un aereo e vola negli Stati Uniti. Lì scopre che il blues non è un genere: è un modo di stare al mondo. È una ferita che diventa canto, una fatica che diventa ritmo. Torna in Italia trasformato. Non più un giovane cantautore in cerca di identità, ma un artista che ha trovato la sua voce.
La metamorfosi: nasce il bluesman italiano
Nel 1987 pubblica Blue's. È il primo vero successo. L'Italia scopre un suono nuovo, caldo, internazionale. E Zucchero scopre se stesso.
Due anni dopo arriva Oro, incenso e birra (1989), un album che diventa leggenda: uno dei più venduti nella storia della musica italiana. È qui che Zucchero smette di essere una promessa e diventa un'icona.
Gli anni '90: la consacrazione
Gli anni '90 sono un'esplosione creativa. Nel 1992 esce Miserere, con la collaborazione di Luciano Pavarotti e un giovane Bono che scrive con lui la versione con testo in inglese del brano che dà il titolo all'album.
Nel 1995 arriva Spirito DiVino, un altro successo planetario. Seguono BlueSugar (1998) e Shake (2001), album che consolidano la sua fama internazionale.
Collaborazioni e maturità artistica
Zucchero non è mai stato un artista "comodo". Ha cambiato pelle, ha rischiato, ha mescolato gospel, soul, rock, musica latina, spiritualità e ironia. Ha collaborato con mezzo mondo: Eric Clapton, Miles Davis, Sting, B.B. King, Ray Charles, Mark Knopfler, Elisa, Andrea Bocelli.
Eppure, in ogni brano, c'è sempre quella radice emiliana, quella malinconia contadina che rende la sua musica unica.
Discografia essenziale (cronologica)
- 1983 – Un po' di Zucchero
- 1985 – Zucchero & The Randy Jackson Band
- 1986 – Rispetto
- 1987 – Blue's
- 1989 – Oro, incenso e birra
- 1992 – Miserere
- 1995 – Spirito DiVino
- 1998 – BlueSugar
- 2001 – Shake
- 2006 – Fly
- 2010 – Chocabeck
- 2016 – Black Cat
- 2019 – D.O.C.
- 2021 – Discover
Lo sapevi che…?
- Zucchero è l'unico artista italiano ad aver suonato a Woodstock '94.
- Il brano Miserere fu inizialmente pensato per essere cantato da Pavarotti da solo.
- Ha scritto canzoni per altri artisti, tra cui Adriano Celentano e Mina.
- Il suo nome d'arte nasce da un soprannome delle elementari.